Prevedere quali film contemporanei resisteranno davvero alla prova del tempo è un esercizio inevitabilmente soggettivo. Spesso, quando si immagina il futuro del cinema, ci si concentra su ipotesi tecnologiche o su come cambieranno i gusti del pubblico, dimenticando che molte opere oggi considerate intoccabili non sono nate con l’etichetta di “classico”. Eppure, guardando al passato, sappiamo che alcuni film hanno attraversato decenni – e persino un secolo – continuando a parlare a spettatori lontanissimi dal contesto in cui erano stati realizzati.

Pensare a come il cinema degli anni 2020 potrebbe essere guardato tra cent’anni non significa fare previsioni infallibili, ma individuare quelle opere che, per ambizione, forza tematica o purezza formale, sembrano avere qualcosa di più duraturo. Film capaci di funzionare come testimonianze del loro tempo, ma anche come racconti universali. Se oggi guardiamo ancora Metropolis, Nosferatu o i film di Charlie Chaplin, non è assurdo immaginare che anche alcune opere recenti possano sopravvivere fino al XXII secolo.

Dovendo azzardare una selezione, questi sono sette film degli anni 2020 che potrebbero essere ricordati come grandi classici:

  • Oppenheimer (2023)

  • Una battaglia dopo l’altra (2025)

  • Past Lives (2023)

  • Flow (2024)

  • Killers of the Flower Moon (2023)

  • La persona peggiore del mondo (2021)

  • Perfect Days (2023)

A rendere Oppenheimer un possibile classico futuro è soprattutto il suo approccio formale. Il cinema di Christopher Nolan, basato su effetti pratici e messa in scena tangibile, tende a invecchiare meglio di molte produzioni dominate dalla CGI. Ma il film è anche una potente capsula temporale dell’ansia nucleare che attraversa il Novecento e arriva fino ai nostri giorni. Anche se un domani queste paure dovessero sembrare lontane, Oppenheimer resterebbe una testimonianza storica ed emotiva di un’epoca segnata dalla minaccia dell’autodistruzione.

Una battaglia dopo l’altra, con il suo tono satirico e la sua energia irregolare, è il titolo più rischioso della lista, ma anche uno dei più interessanti. Fortemente legato al presente, potrebbe risultare criptico per gli spettatori futuri, ma la storia del cinema dimostra che alcune opere apparentemente troppo “figlie del loro tempo” finiscono per essere rivalutate proprio per questo. Se la sua componente politica dovesse perdere immediatezza, resterebbero comunque l’azione, il ritmo e un senso di straniamento che potrebbe renderlo sorprendentemente moderno anche tra cento anni.

Con Past Lives, invece, il discorso è opposto. Esteticamente molto legato agli anni 2020, il film di Celine Song racconta però un conflitto profondamente universale: il peso delle occasioni mancate e delle vite che avrebbero potuto essere. È una storia intima, trattenuta, che evita il melodramma e punta su emozioni silenziose. Proprio questa semplicità emotiva potrebbe permetterle di attraversare il tempo senza perdere forza.

Flow rappresenta un caso quasi unico nel panorama contemporaneo. Film d’animazione muto, costruito esclusivamente attraverso immagini e movimento, sembra già oggi fuori dal tempo. Il suo racconto essenziale – un gruppo di animali costretti a collaborare per sopravvivere a una catastrofe – lo avvicina più al cinema delle origini che a quello digitale contemporaneo. Anche se lo stile visivo dovesse apparire “datato” in futuro, la chiarezza narrativa e la forza simbolica potrebbero garantirgli una lunga vita.

Killers of the Flower Moon guarda invece ancora più indietro, raccontando una storia ambientata negli anni Venti del Novecento. Come spesso accade nel cinema di Martin Scorsese, il film affronta temi scomodi con un rigore che non cerca compromessi. È un’opera pesante, dolorosa, che potrebbe essere riscoperta e rivalutata nel tempo, come già successo ad altri titoli del regista, diventati classici solo anni dopo la loro uscita.

La persona peggiore del mond affronta un altro tipo di universalità: l’incertezza dell’età adulta, la difficoltà di capire chi si è e chi si vuole diventare. Anche se il contesto sociale potrebbe cambiare radicalmente, il senso di smarrimento raccontato dal film è destinato a restare riconoscibile. È una storia che parla a una generazione precisa, ma che potrebbe continuare a essere riletta e reinterpretata.

Infine, Perfect Days è forse il film che più di tutti sembra già appartenere a un’altra epoca. Il racconto di una vita semplice, scandita dalla routine e dal silenzio, appare quasi anacronistico nel presente. Proprio per questo, se il futuro dovesse essere ancora più frenetico e alienante, la quiete del film di Wim Wenders potrebbe risultare ancora più preziosa, trasformandolo in un oggetto di contemplazione e nostalgia.

Se tra cent’anni qualcuno continuerà a guardare questi film, non sarà solo per il loro valore artistico, ma perché racconteranno – in modi diversi – cosa significava vivere, amare, avere paura e cercare un senso nel mondo all’inizio del XXI secolo. E questa, in fondo, è la vera definizione di un classico.

Fonte: Collider