C’è un’Italia che non fa rumore. Non chiede attenzione, non si mette in vetrina, non promette scorciatoie. È l’Italia che corre lungo l’Appennino, fatta di strade secondarie, borghi piccoli, montagne abitate e territori che per anni sono stati considerati “marginali”.
L’Appennino Bike Tour non si limita ad attraversarla: la rimette in movimento.
Ecco perché, chilometro dopo chilometro, sta cambiando il Paese.
1. Perché unisce l’Italia da Nord a Sud senza passare dalle solite strade
3.100 chilometri da Altare, in Liguria, ad Alia, in Sicilia.
Non è solo una distanza: è una continuità geografica e culturale che non esisteva prima.

L’Appennino Bike Tour è la prima vera dorsale ciclabile nazionale che attraversa l’Italia interna, quella che raramente finisce sulle mappe del turismo tradizionale. Non collega attrazioni: collega territori.
2. Perché riporta al centro le aree interne
Per decenni l’Appennino è stato visto come un confine.
Oggi torna a essere un passaggio.
La ciclovia attraversa aree dove il trasporto pubblico è fragile, i servizi si sono ridotti e lo spopolamento è una ferita aperta. La bici, qui, non è tempo libero: è accesso, è possibilità, è presenza.
Dove il turismo di massa non arriva, il cicloturismo sì.
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3. Perché usa strade che esistono già (e che funzionano)
Nessuna colata di cemento, nessuna infrastruttura invasiva.
Il tracciato corre quasi interamente su strade secondarie a basso traffico, quelle che chi pedala sogna e che le comunità locali conoscono da sempre.
Questo rende il progetto replicabile, sostenibile e soprattutto credibile. Non promette un futuro astratto: migliora l’esistente.
4. Perché è una ciclovia che si può davvero pedalare
Uno dei cambiamenti più concreti è la segnaletica ufficiale: oltre 1.500 segnali, approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Significa una cosa semplice ma fondamentale: puoi pedalare l’Appennino Bike Tour anche senza traccia gps, sapendo sempre dove sei.
È il passaggio da “idea” a infrastruttura reale.
5. Perché non è un progetto calato dall’alto
Sette anni di lavoro, 44 Comuni tappa, decine di parchi, centinaia di amministratori, associazioni, Pro Loco e cittadini coinvolti.

L’Appennino Bike Tour cresce perché i territori lo riconoscono come proprio. Non è una linea su una mappa: è una rete di relazioni.
Ed è per questo che funziona.
6. Perché crea economie locali, non flussi mordi e fuggi
Il cicloturista non consuma tutto in un giorno e poi sparisce.
Si ferma, dorme, mangia, parla, torna.


L’Appennino Bike Tour favorisce un turismo lento, distribuito, diffuso. Un turismo che resta e che può diventare una fonte stabile di reddito per territori fragili ma ricchissimi di identità.
7. Perché ha una visione nazionale (e finalmente coerente)
Nato nel 2017 durante il G7 Ambiente di Bologna, il progetto è cresciuto fino a essere riconosciuto come modello nazionale di sviluppo sostenibile.

Appennino Bike Tour – Il Tricolore con le firme dei partecipanti al convegno alla Camera da consegnare al Presidente Sergio Mattarella
Non è una ciclovia regionale, non è un’iniziativa isolata. È una strategia che guarda all’Appennino come un’unica grande destinazione ciclabile.
Un cambio di scala che in Italia raramente abbiamo visto.
8. Perché sta diventando una rete, non solo un percorso
Il futuro non è solo nei 3.100 km già tracciati.
Sono in arrivo i rami secondari, già approvati dal Ministero, che collegheranno la dorsale ai territori circostanti.

Un sistema che potrà coinvolgere oltre 1.400 Comuni.
A quel punto non parleremo più di una ciclovia, ma di una rete ciclabile dell’Italia appenninica.
9. Perché nel 2026 diventa completamente bidirezionale
Nel 2025 è stata completata la segnaletica anche in direzione Sud–Nord.
Sembra un dettaglio tecnico, ma non lo è.

Rendere il percorso pienamente bidirezionale significa libertà di scelta, maggiore accessibilità e un’esperienza di viaggio più inclusiva.
10. Perché costruisce comunità, non solo chilometri
Il ritorno dell’Appennino Bike Tour Festival nel 2026 lo dimostra: 14 tappe, una per ogni regione attraversata.

Non una festa celebrativa, ma un momento di incontro tra territori, istituzioni, operatori e ciclisti. Perché questo progetto non cresce da solo: cresce insieme alle persone.
Un’Italia che torna a passare dall’Appennino
L’Appennino Bike Tour sta cambiando l’Italia perché cambia il modo in cui la guardiamo.
Non come una periferia, ma come un cuore.
Pedalarlo significa attraversare comunità vive, storie resistenti, paesaggi che non chiedono di essere consumati in fretta.
E ricordarsi che la bici, quando è pensata bene, non serve solo a muoversi.
Serve a ricucire.
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27-29 MARZO 2026
FIERA DEL CICLOTURISMO