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La corsa cinese ai chip per l’intelligenza artificiale accelera, sospinta da capitali, quotazioni record e da una strategia industriale sempre più esplicita di Pechino per ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Le ultime operazioni sui mercati di Hong Kong e Shanghai arrivano all’alba di questo 2026, e mostrano come i semiconduttori per l’AI siano diventati uno dei temi più caldi dell’equity globale, intrecciando finanza e geopolitica.
Partiamo dal caso più concredto: il debutto di Shanghai Biren Technology Co. a Hong Kong. Le azioni della società, che progetta GPU per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale, hanno chiuso la prima seduta con un rialzo vicino al 76%, dopo aver toccato intraday un +119%. L’IPO, prezzata a 19,60 dollari di Hong Kong, ha raccolto 717 milioni di dollari, con la tranche retail sottoscritta oltre 2.300 volte. È stata la migliore performance al debutto dal 2021 tra le quotazioni di dimensioni analoghe nella piazza finanziaria asiatica.
Un segnale di grandissimo entusiasmo e grande attenzione verso il settore, che propone la Cina verso una competizione sempre più serrata con gli Stati Uniti per la leadership del settore. Anche perché, il risultato di Biren si inserisce in un’ondata di collocamenti legati all’AI, sostenuti dall’interesse globale per il settore e dalla spinta di Pechino a rafforzare la tecnologia domestica. In media, secondo Bloomberg, le IPO di questa dimensione a Hong Kong tra il 2020 e il 2025 hanno registrato un guadagno ponderato di circa il 23% nel primo giorno. E Biren si colloca ben al di sopra. Sul continente, le performance sono state ancora più marcate: a Shanghai, MetaX Integrated Circuits Shanghai ha segnato un +693% al debutto, dopo quello di Moore Threads Technology. Insieme a Biren, queste società fanno parte delle “Four Little Dragons” delle GPU cinesi, viste come potenziali beneficiarie dello spazio lasciato libero dal ridimensionamento di Nvidia in Cina a causa delle restrizioni all’export.
A proposito di Biren, sappiamo che è stata fondata nel 2019 da Zhang Wen, ex presidente di SenseTime, e ha conosciuto una rapida crescita, ma nel 2023 è stata inserita nella lista statunitense delle restrizioni commerciali. Nonostante ciò, nel prospetto la società ha indicato che i proventi dell’IPO saranno destinati alla ricerca e sviluppo.
L’altra grande notizia di inizio anno, in arrivo dalla Cina, riguarda Baidu. Il colosso della ricerca – ritenuto per anni la Google cinese – è pronta a quotare l’unità di chip per l’AI. Ha infatti presentato in via confidenziale la domanda per una IPO della controllata Kunlunxin, che produce acceleratori per data center. Società che è stata valutata almeno 3 miliardi di dollari. Baidu punta a uno spin-off per valorizzare l’asset e attirare investitori focalizzati sui chip general purpose, in un contesto di crescente competizione tecnologica tra Cina e Stati Uniti. Una notizia che ha contributo a una giornata di grande entusiasmo in borsa per Baidu, che ha guadagnato fino al 10%.
