Ha avuto un vero e proprio boom di
visitatori la pinacoteca Ambrosiana, il più antico museo di
Milano creato da San Carlo Borromeo nel 1607, che custodisce
tesori come la Canestra di frutta di Caravaggio, il cartone
preparatorio della Scuola di Atene nella Pinacoteca e il Codice
Atlantico di Leonardo Da Vinci. In quattro anni è infatti
passata da 60mila visitatori a oltre mezzo milione, +833%.
Nel solo 2025 i visitatori sono aumentati del 50% rispetto
all’anno precedente e l’intenzione è di non fermarsi qui.
“Non si tratta di un miracolo ambrosiano – ha osservato
Antonello Grimaldi, segretario generale della Veneranda
Biblioteca Ambrosiana -, ma del frutto di una gestione della
‘cultura’ manageriale ed inclusiva non elitaria ed
autoreferenziale. Una gestione che si basa su pilastri
fondamentali: preservare, valorizzare, innovare e comunicare,
sempre all’insegna della sostenibilità finanziaria, culturale e
sociale”.
“Tutta l’Ambrosiana si impegna a proseguire nel 2026 il
proprio lavoro e a migliorarlo – ha assicurato Andrea Canova,
presidente della Congregazione dei Conservatori della Veneranda
Biblioteca Ambrosiana -. Gli ottimi risultati ottenuti nell’anno
che finisce ci fanno ben sperare per il prossimo, ma non ci
dobbiamo accontentare dei numeri: è necessario preparare e
mettere in pratica un progetto culturale adeguato alla storia
della nostra istituzione, che sia in grado di comunicare a un
pubblico sempre più ampio con la ricchezza del suo patrimonio”.

   
In una Milano che “vive un periodo di grande notorietà e attira
l’attenzione universale però soffre di una rappresentazione
spesso troppo superficiale” il compito dell’Ambrosiana è
“colmare, collaborando con le altre realtà culturali, un vuoto
di pensiero e di cuore”.
E allora dopo il successo di iniziative come la mostra di
Pietro Terzini, che ha accostato l’arte contemporanea a quella
antica in meno dei 25 giorni di apertura ha registrato 35mila
presenze, il riallestimento multimediale della sala dei
Fiamminghi realizzata con Intasa Sanpaolo, aperture
straordinarie a tre euro, i concerti, le collaborazioni con
Bookcity, Museo City e Orticola, il 2026 si apre con gli ultimi
mesi della Nicola Samorì, a cui nella sala del Cartone di
Raffaello arriva Sidival Fila, frate francescano e artista che
fonda la sua ricerca partendo dai materiali in disuso. In
primavera è in programma anche la mostra Remake in
collaborazione con la Fondazione Rava: ragazzi di alcuni
penitenziari italiani e donne del carcere della Giudecca di
Venezia realizzeranno dei disegni ispirati al Cartone di
Raffaello, che verranno assemblati e cuciti in un’opera delle
dimensioni reali del cartone rinascimentale e a maggio
arriveranno le opere del tape artist No Curves.

   

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