Grandi novità per i concorsi pubblici che permettono l’ingresso di nuovi dirigenti all’interno della macchina amministrativa di Roma Capitale. Con una recente delibera di giunta, infatti, il sindaco Gualtieri ha deciso di riscrivere le regole d’ingresso, andando oltre i precedenti regolamenti.
Nuove regole concorsi Roma Capitale
L’obiettivo è doppio. Innanzitutto adeguare l’ordinamento capitolino alle più recenti riforme nazionali. E poi, rendere il reclutamento più rapido, aperto e orientato alle competenze. Il primo cittadino ambisce a una macchina amministrativa non solo più numerosa – e per questo giocherà un ruolo decisivo anche la riforma dei poteri di Roma Capitale – ma anche formata da figure professionali più elevate, capaci, competenti. Per farlo decide di pescare anche al di fuori del “circolo chiuso” della Pubblica Amministrazione.
Porte aperte ai dirigenti esterni
A livello politico e amministrativo, infatti, la novità più rilevante introdotta dalla delibera del 30 dicembre riguarda l’allargamento della platea dei potenziali candidati a ricoprire ruoli dirigenziali in Roma Capitale. Non solo, quindi, tramite tradizionali canali interni alla PA. Il nuovo regolamento prevede la possibilità di accesso anche per professionisti e manager del settore privato. Ovviamente purché in possesso di solida formazione, e con almeno cinque anni di esperienza in ruoli dirigenziali. Finisce nel cassetto il paradigma tenuto al centro delle selezioni finora, cioè quello che privilegiava i percorsi interni o comunque esperienze maturate nella PA.
Quote di riserva per gli interni
Non abbiano paura coloro che già si trovano all’interno del personale di Roma Capitale o in generale nella PA. Le quote di riserva restano, nei limiti di legge, pari a fino al 50% dei posti disponibili. La giunta Gualtieri vuole bilanciare il ricambio generazionale e professionale con la valorizzazione dell’esperienza già in dote al Campidoglio, quindi con quei dipendenti che abbiano almeno 36 mesi di “militanza”.
Gualtieri a caccia di manager capaci
Quella dell’apertura a candidati esterni non è l’unica novità. Infatti dal 2026 Roma Capitale inserisce modifiche anche ai contenuti delle prove sottoposte a chi ambisce a diventare un dirigente amministrativo. Non si valuterà solamente la conoscenza nozionistica, ma si passeranno in rassegna anche le competenze “qualificate”, quindi anche quelle trasversali e comportamentali. Non saranno così solamente le materie d’esame a comparire tra le indicazioni necessarie nei testi dei bandi, ma anche le capacità manageriali, relazionali e motivazionali. Da verificare sempre tramite prove scritte, orali e strumenti di valutazione comparativa.
Cosa cambia per l’Avvocatura Capitolina
Da sottolineare il passo in avanti che riguarderà, nello specifico, il profilo di Avvocato Dirigente all’interno dell’Avvocatura Capitolina. Il Sindaco ha deciso di introdurre prove differenziate, che riconoscano la specificità della professione forense. Accanto ai requisiti generali, l’amministrazione vuole valorizzare l’esercizio effettivo della professione. Vengono introdotte tre prove scritte su Diritto civile, penale e amministrativo con un’impostazione più tecnica e specialistica.