di
Giuseppe Guastella

Il locale «Le Costellation» era stato ristrutturato. I punti su cui si concentrano le attenzioni degli inquirenti: uscite di sicurezza, estintori, materiali impiegati per il rivestimento del soffitto del seminterrato

In un incendio ci sono sempre almeno due componenti fondamentali che lavorano insieme: chi e cosa innesca le fiamme; chi e cosa ne favorisce la propagazione. Due forze che l’incuria, la negligenza o anche la sete criminale di profitto possono moltiplicare a dismisura, come potrebbe essere accaduto nel disastro del lounge- bar di Crans-Montana al cui interno un incendio, violento e incontrollabile, nella notte di Capodanno ha fatto strage di 40 giovani poco più che adolescenti.

Incendio a Crans-Montana: le ultime notizie in diretta



















































L’inchiesta della Procura federale del Vallese è stata appena aperta per i reati di omicidio, lesioni e incendio colposi. I titolari del bar, una coppia francese, non sono stati formalmente accusati, ma dalle prime testimonianze e dai video girati durante la notte di San Silvestro c’è il fondato sospetto che ben poco fosse a norma in quel locale foderato di legno, ritrovo alla moda di giovani e giovanissimi in vacanza nell’esclusiva località sciistica delle Alpi svizzere. Loro giurano disperati di aver rispettato tutte le leggi. 

Prima che le fiamme la devastassero, la struttura era composta da un dehors esterno tutt’uno con la facciata, il piano terra con bancone e alcuni tavolini e il seminterrato con altri tavolini, un bancone centrale, la postazione per il gioco delle freccette e quella del dj che mette la musica. Proprio a fianco dell’ingresso al piano terra, una scala ripida e stretta di una dozzina di gradini scende all’interrato. È qui che l’incendio è divampato dopo che le scintille delle fontane di luce infilate nel collo delle bottiglie di champagne, tenute troppo in alto da qualcuno durante i festeggiamenti, hanno raggiunto il rivestimento anecoico, quello che assorbe i suoni e riveste il basso soffitto in legno. 

Come si vede nei filmati diffusi in rete subito dopo la tragedia, questo rivestimento ha preso immediatamente fuoco, il che dimostrerebbe che non era ignifugo, come invece avrebbe dovuto essere. 

«L’indagine determinerà, al meglio delle sue capacità, se questa schiuma è conforme, se è stata installata correttamente», assicura la procuratrice generale Beatrice Pilloud. Le fiamme si sono immediatamente propagate al legno ampiamente presente ovunque. Gli investigatori dovranno stabilire se anche questo fosse ignifugo.

Incendio a Crans-Montana, l'inchiesta: la ristrutturazione del Le Costellation, le scale rimpicciolite e i dubbi sui pannelli fonoassorbenti. «Erano ignifughi?»

L’impianto antincendio e gli estintori

Non risulta essere entrato in funzione l’impianto antincendio, non si sa ancora se ci fosse, come non ci sono testimonianze che parlano di estintori.

 Quando all’1,30 il fuoco ha avvolto il locale, la calca impazzita ha trovato l’unica via di fuga verso la salvezza in quella scala che porta al piano superiore, i cui scalini non sono larghi più di un metro, un metro e mezzo. Un testimone dice che fino a qualche anno fa era almeno di tre metri prima che la scalinata fosse ridimensionata durante una ristrutturazione

Al piano terra la situazione non è migliore. Anche qui non sembra essere entrato in funzione l’antincendio. In preda al panico, un altro centinaio di presenti si accalcano verso l’uscita scontrandosi nel loro disperato movimento con gli altri che pressano da sotto in una bolgia infernale di terrore. Molti riescono a uscire, ma si imbottigliano nel dehors, tentano disperatamente di sfondare le vetrate che sono di plastica e resistono anche ai colpi vibrati dall’esterno dai passanti e dai ragazzi che fanno la fila nella speranza che dentro si liberi qualche posto. Alla fine, oltre ai 40 morti, si conteranno anche 119 feriti. Tutti vittime del fuoco, del fumo o schiacciati nella ressa. L’inchiesta dovrà anche accertare qual era la capienza consentita per Le Constellation e se fosse rispettata. 

«Le uscite di sicurezza? C’erano, ma ostruite dalle fiamme»

Resta la domanda sulle uscite di sicurezza, alla quale risponde a Diario del giorno su Rete4 l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado: «Ci hanno detto che c’erano altre uscite, ma erano tutte ostruite dalle fiamme». Conferma Stéphane Ganzer, capo del dipartimento di sicurezza del cantone: «C’erano, ma bisogna immaginare che un incendio generalizzato impedisce alle persone di vedere, di muoversi e trovare l’uscita».

Gli investigatori, che esplorano tutte le piste, hanno già ascoltato decine di testimoni, stanno analizzando i video ed esaminando la documentazione sulla ristrutturazione, sui materiali utilizzati e sulla conformità alle norme sulla sicurezza del locale che, però, «non è stato colpito da un rapporto di difettosità o di non conformità durante le ispezioni», fa notare Ganzer. Il prossimo capitolo d’inchiesta potrebbe essere intitolato: «Negligenza omissiva».  


Vai a tutte le notizie di Milano

Iscriviti alla newsletter di Corriere Milano

3 gennaio 2026 ( modifica il 3 gennaio 2026 | 08:56)