Da gennaio 2026 chi vuole mantenere attiva la propria identità digitale tramite PosteID, il servizio di Spid fornito da Poste italiane, si troverà davanti a una piccola sorpresa nel rendiconto annuale. Il primo anno di servizio resta gratuito, come sempre, ma dal secondo anno in poi è previsto un contributo annuale di 6 euro per continuare a usare l’identità digitale con le stesse modalità di prima. È un passo, seppure contenuto, che segnala come il modello di sostenibilità di Spid stia rapidamente evolvendo: anche il provider che gestisce più di tre quarti degli accessi digitali degli italiani si allinea – seppur con condizioni agevolate – alla logica di un servizio a pagamento.
Un importo che allinea Poste ad altri provider come Aruba e Infocert che già applicavano tariffe analoghe, tutto questo nonostante a ottobre sia stata rinnovata la convezione tra Assocertificatori (che rappresenta i principali gestori del servizio), l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e il Dipartimenti per la Trasformazione Digitale.
Una soluzione si fa dunque sempre più concreta: utilizzare la Cie (la Carta d’Identità Elettronica) al posto dello Spid. Del resto, non solo è già disponibile per tutti i cittadini, ma anche più sicura e nativamente integrata con i servizi dello Stato. Ma procediamo con ordine.
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