Negli ultimi anni il mercato della bicicletta “road” e “all road” ha subito trasformazioni importanti, che hanno coinvolto sia l’aspetto squisitamente tecnico, sia l’interazione sempre più stretta con altri mondi, primo tra tutti quello dei dati e della gestione elettronica di questi ultimi.
Nel primo caso gli assi su cui si sono imperniati i cambiamenti ruotano attorno allo sviluppo di nuovi materiali e all’adozione di nuove interfacce e standard dimensionali; nel secondo, gli aggiornamenti seguono a cascata quello che è lo sviluppo dei sistemi digitali, l’informatizzazione sempre più pervasiva e lo sviluppo di sistemi di elaborazione dati sempre più potenti.
Alla luce di quel che abbiamo visto nelle ultimissime stagioni, allora, ecco cosa ci aspettiamo in questo “2026 della bicicletta” che è appena iniziato.
La gravel la nuova bici “di massa”?
Fuori di dubbio che negli ultimi cinque anni le bici gravel abbiano “cannibalizzato” quello che fino a ieri era lo spazio di mercato appannaggio delle bici da corsa o delle endurance.
Le prime, addirittura, sono diventate per certi versi una nicchia, visto che la maggior parte del pubblico delle due ruote preferisce le gravel a causa della loro versatilità, della loro maggiore fruibilità e soprattutto perché sono perfette su percorsi che evitano i rischi delle strade asfaltate.
Quale sarà il trend di mercato gravel per il 2026? In riferimento all’Italia, dati recenti di vendita specifici per questo segmento di bici non ce ne sono, ma quel che è certo dal punto di vista economico è che la disponibilità di bici gravel a diversi livelli di prezzo ha reso questa tipologia accessibile a un ampio spettro di utenti. Questo non può che essere ulteriore elemento favorevole per una diffusione ancora maggiore in termini e con proporzioni “di massa”.
AI che gestirà sempre più la bici?
Ovviamente sì, è il trend ineludibile dei nostri tempi che non può non eccepire la bicicletta.
Il lasciapassare “naturale” sono i tanti sensori e le numerose interfacce di gestione/alimentazione elettrica di cui sono sempre più provviste le bici moderne. In un domani che in realtà è già presente possono farsi strada sistemi capaci di analizzare in tempo reale i dati relativi allo stile di pedalata, al modo di cambiare, all’interazione tra sospensioni, trasmissione e, laddove presenti, batterie di alimentazione assistenza. Da parte loro i sensori ambientali possono ottimizzare prestazioni e manutenzione, mentre nel mondo e-bike tutto questo potrebbe servire a ottimizzare l’autonomia delle batteria e/o adattare l’assistenza erogata.
Allo stesso modo è plausibile aspettarsi un’IA sempre più presente anche nell’accessoristica utilizzata nel ciclismo, con device che interagiscono sempre più con nuove funzioni di intelligenza artificiale, ad esempio con occhiali sportivi che oltre a scattare foto e fare video consentono di ricevere informazioni o risposte utili per il nostro allenamento, il tutto senza più dover tirar fuori lo smartphone dalla tasca. Funzioni e dispositivi simili sono già realtà; semplicemente, e sicuramente, ci si aspetta che si diffondano ancor più, che siano sempre più capaci e “intelligenti”. E magari che ci sia anche una contrazione di costi sul mercato, visto che tanti dispositivi digitali sono uno dei pochi articoli esenti dai rincari inflazionistici dei nostri tempi.
Estensione del carbonio sui raggi delle ruote?
Il 2025 è stato indiscutibilmente l’anno tempo dell’impiego “estensivo” del carbonio sulle ruote d’alta gamma da strada. Ci sono alte probabilità che anche il 2026 confermerà, anzi rafforzerà, questo trend.
Ma di sicuro le ruote con raggi in acciaio (e cerchio in carbonio) non scompariranno mai neanche nei segmenti medio/alti di mercato. Se non altro sarà così a causa della maggiore praticità dei raggi in acciaio (o alluminio) in caso di gestione di rotture e soprattutto sarà così per i costi più abbordabili.
Nell’homepage della Ursus campeggia una nuova ruota che sarà introdotta il 10 gennaio. I raggi ci sembrano proprio in carbonio; sarebbe una “prima” per l’azienda italiana
Gomme con sezione sempre maggiore?
Le sezioni delle gomme aumentano, e con queste aumenta anche la larghezza dei canali dei cerchi. È lecito aspettarsi lo stesso trend anche nel mondo della telaistica, che di conseguenza ha aumentato la cosiddetta tire-clearance sia sulla forcella che sul carro.
La Scott Addict 2026 è una “endurance” con una tire-clearance di ben 38 millimetri
Motivazioni anche aerodinamiche porteranno forse le bici “road-race” a oltrepassare l’attuale limite di 34 millimetri, mentre per il segmento delle bici endurance la tolleranza copertura andrà naturalmente ben oltre e in questo caso per ragioni legate al comfort, non all’aerodinamica.
Addio ai cerchi hookless?
Nonostante gli oggettivi vantaggi in termini di leggerezza complessiva e anche semplificazione dei processi produttivi, lo standard hookless non è mai stato adottato estensivamente dai produttori di ruote. Ci riferiamo ovviamente a quell’interfaccia che elimina l’”uncino” di ritenzione come supporto per ingaggiare le coperture tubeless-ready di moderna generazione e garantire la tenuta del sistema.
Aggiungiamo, che negli ultimi tempi ci sono aziende che hanno fatti dietrofront, tornando a gole “hooked”. Cadex, ma soprattutto Zipp che nel 2021 lo lanciò, rimangono i principali brand a continuare a credere in questo standard.
Faranno marcia indietro anche loro? Non crediamo, prima di tutto perché siamo dell’avviso che nel rispetto delle indicazioni di pressione e compatibilità rilasciate dai rispettivi produttori (di ruote o di gomme) e osservando le indicazioni ETRTO il sistema tubeless “senza uncino” abbia tante frecce sul proprio arco, non mette affatto in discussione sicurezza e funzionalità e continuerà ad affiancare le ruote con standard hooked.

Non solo: la direzione in cui va il ciclismo sempre più tecnologico e specialistico dei nostri tempi è utilizzare sempre più materiali dedicati, per ottenere la massima performance con componenti spesso concepiti in modo integrato.
Il binomio cerchio/gomma è in questo senso uno dei primi reparti e, che piaccia o meno, l’indicazione che ci da il mercato è sempre più quella di utilizzare rigorosamente prodotti specifici e dedicati. Questo è il prezzo da pagare sull’altare dell’efficienza (ma anche della sicurezza) che sui materiali moderni è comunque certificata attraverso test severi e rigorosi.
Crediamo che all’utente finale il mercato bici attuale dia molte più scelte di campo tra cui scegliere rispetto a quel che accadeva in passato. Una volta intrapresa una o l’altra strada, però, bisogna seguire pedissequamente le sue regole e indicazioni tecniche.
Prodotti sempre più green?
Le aziende utilizzeranno sempre più materiali e processi “green” per la produzione dei loro articoli: è questa un’altra tendenza incontrovertibile, talvolta strada obbligata dalle normative che sono tenute a rispettare le aziende della filiera, ma è anche figlia della consapevolezza che i vecchi sistemi di produzione non sono più ecosostenibili per il nostro pianeta.
Un terzo delle gomme Schwalbe è prodotta con caucciù naturale proveniente da commercio equo-solidale. Per il 20235 l’azienda tedesca punta a estendere questo processo al 100% della sua produzione
Nel mondo della bike-industry questa tendenza ha interessato ad esempio il mondo dell’abbigliamento con tessuti realizzati in materiale riciclato; ma ancor più di queste ha interessato le aziende della gomma, che già da qualche stagione ricavano parte (o tutti) i materiali necessari per la produzione delle coperture da materiali rinnovabili e riciclati o che si affidano a una filiera equo-solidale per l’approvvigionamento e la lavorazione del caucciù.
Il primo gruppo “road” per UDH?
Nel 2019 Sram ha introdotto lo standard UDH e ne ha liberalizzato l’utilizzo per semplificare l’interfaccia telaio/cambio. Lo standard assegna anche maggiore robustezza e precisione al binomio nel caso di montaggio dei cambi Sram con standard Full Mount
È stato introdotto nel 2019, ma per i primi anni ha interessato solo il mondo mtb e poi gravel. In realtà già dallo scorso anno anche tanti telai road hanno adottato l’interfaccia compatibile con il cosiddetto UDH, Universal Derailleur Hanger. Dobbiamo quindi aspettarci che anche la componentistica da strada sposi questa strada e arrivi a un cambio road con attacco “diretto”? Molto probabilmente sì: che sia il 2026 o il 2027 è piuttosto una mera questione cronologica, ma la strada appare segnata.
L’anno dello Shimano Dura-Ace?
Ci sono speculazioni e “rumors” che circolano da oltre un anno, ci sono diversi brevetti depositati che fanno presagire l’arrivo di novità importanti, infine c’è il fatto che i suoi cinque anni di vita sono sufficienti per pensare che per il celebre gruppo Dura-Ace della Shimano il 2026 potrebbe essere l’anno del lancio della nuova piattaforma, probabilmente quella di serie 9300.
L’interfaccia di supporto telaio/cambio brevettata da Shimano. Potrebbe essere il supporto per un nuovo deragliatore posteriore da strada (e anche mtb) a 13 velocità?
Il Dura-Ace attualmente sul mercato fu infatti lanciato nel “lontano” settembre 2025; quello che prima o poi lo rimpiazzerà potrebbe anche essere a 13 velocità, ancor più probabile è che abbia una gestione completamente wireless come è sui reparti da mtb e poi gravel introdotti nel 2025 e potrebbe rivedere parzialmente l’architettura delle moltipliche, secondo una logica che ridisegna il range dei rapporti utili attraverso pignoni minimi che potrebbero essere più piccoli dell’attuale 11 denti.