Derrick Alston Jr. non è più un oggetto misterioso. Semmai, oggi, è una delle certezze più luminose nella crescita recente della Virtus Bologna. Il suo percorso in bianconero racconta una trasformazione profonda, tecnica e mentale, che in poche settimane lo ha portato dal margine delle rotazioni a un ruolo di assoluto spicco, conquistato con continuità, personalità e fiducia reciproca. Fiducia che Dusko Ivanovic gli ha consegnato senza esitazioni, e che Alston Jr. ha scelto di onorare prendendosi responsabilità sempre più pesanti, senza mai tirare indietro la mano nei momenti che contano.
All’inizio della stagione il suo inserimento era tutt’altro che scontato. Criticato, spesso etichettato come un corpo estraneo, un giocatore difficile da collocare per caratteristiche e ruolo, Alston Jr. ha dovuto convivere con un contesto tecnico e ambientale complesso. Ma dentro quel periodo di adattamento c’erano già i semi di una crescita che oggi è sotto gli occhi di tutti. Rookie sì, ma con un pedigree tutt’altro che banale: reduce dall’esperienza a Manresa e inserito nel miglior quintetto dell’ultima edizione della Basketball Champions League, Alston Jr. aveva bisogno di tempo, e soprattutto di fiducia. Quando è arrivata, il salto di qualità è stato immediato.
In attacco oggi è una vera e propria macchina da punti. Con i piedi per terra oltre l’arco è diventato una sentenza: in LBA viaggia oltre il 45% da tre, mentre in EuroLeague le percentuali sono addirittura irreali, con un 60% che racconta meglio di qualsiasi aggettivo la sua affidabilità. Numeri che non sono frutto del caso, ma di equilibrio, selezione dei tiri e freddezza. E quando le difese hanno iniziato a prendergli le misure sul perimetro, Alston Jr. ha mostrato l’altra faccia del suo talento. Le leve lunghe, la rapidità di gambe e braccia, la coordinazione di una guardia intrappolata nel corpo di un’ala gli hanno permesso di attaccare il ferro con sempre maggiore efficacia, ampliando il suo arsenale offensivo e diventando molto più difficile da contenere.
I primi segnali concreti di questa evoluzione si erano già visti nelle trasferte di LBA a Treviso e Varese, partite in cui il suo impatto era andato ben oltre il tabellino. Poi è arrivato l’exploit vero e proprio, quello che ha cambiato la percezione generale. Il passaggio simbolico è netto e quasi brutale: zero tiri tentati al Forum di Assago contro l’Olimpia Milano il 14 dicembre, 20 punti segnati con leadership e personalità alla Virtus Arena il 2 gennaio, appena una ventina di giorni dopo. In mezzo, una crescita costante e silenziosa, fatta di fiducia guadagnata e di responsabilità accettate.
Determinanti, in questo percorso, anche le prestazioni nella doppia trasferta di Belgrado contro Partizan e Stella Rossa, dove Alston Jr. ha dimostrato di poter reggere l’urto fisico e mentale del massimo palcoscenico europeo. E poi la notte del PalaTrieste, contro i giuliani, con quel rimbalzo offensivo e soprattutto il gioco da 4 punti a 32 secondi dalla fine: una giocata da veterano, che ha chiuso i conti e certificato la sua nuova dimensione.
Le cifre raccontano una solidità crescente anche lontano dai riflettori. In campionato produce oltre 11 punti di media in poco più di 21 minuti, con percentuali eccellenti sia da due che da tre, mentre in EuroLeague, pur con un minutaggio contenuto, garantisce efficienza, presenza e affidabilità, senza forzare e senza uscire mai dal flusso della squadra. Ma la vera notizia è che Alston Jr. oggi non vive più ai margini del sistema: ne è parte integrante, riconoscibile, rispettata.
La Virtus Bologna ha trovato in lui un giocatore capace di crescere insieme alla squadra, di adattarsi alle richieste di un allenatore esigente e di rispondere con personalità. Derrick Alston Jr. non è più una scommessa: è una risorsa. E, guardando la rapidità con cui ha bruciato le tappe, è lecito pensare che il meglio debba ancora arrivare.

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Derrick Alston Jr, foto Virtus Pallacanestro Bologna