Gustavo Pulitzer Finali (Trieste, 1887 – 1967) fu uno degli architetti e designer italiani più innovativi del Novecento, celebre soprattutto per i suoi interni navali che rivoluzionarono l’estetica dei transatlantici, ma anche per il contributo decisivo alla pianificazione urbanistica di città minerarie come Carbonia e Arsia (oggi Raša in Croazia).
La vita
Nato in una facoltosa famiglia mercantile ebraica triestina, si formò al Politecnico di Monaco di Baviera, laureandosi in ingegneria con Theodor Fischer, figura chiave del Deutscher Werkbund. La sua educazione cosmopolita si completò con viaggi in Italia, Grecia, Inghilterra e Americhe, assorbendo influenze mitteleuropee e rinascimentali. Nel 1920 fondò a Trieste lo studio Stuard con Giovanni Battista Ceas, specializzandosi in arredamento e allestimenti, coinvolgendo anche la moglie Ducia Kitter per tessuti e rivestimenti.
Il genio
Il suo genio esplose nell’architettura navale: dagli anni ’20 realizzò interni per navi iconiche come Saturnia, Vulcania, Conte di Savoia (1932), Conte Grande e Victoria, fino al dopoguerra con Andrea Doria (1950), Leonardo da Vinci (1958) e Michelangelo (1960). Pulitzer concepiva gli interni come opera unitaria integrata alla struttura navale, rifiutando “finti palazzi” posticci: linee razionaliste, materiali innovativi (legni esotici, onici, travertini, ottoni, linoleum) e collaborazioni con artisti come Giò Ponti, Pietro Chiesa e Libero Andreotti crearono spazi moderni, luminosi e funzionali, in contrasto con lo stile classicista genovese.
Le opere
Negli anni ’30 estese il suo razionalismo alla terraferma: progettò la Nuova Borsa di Trieste (1930), uffici a Londra per società di navigazione e, soprattutto, contribuì al piano urbanistico di Carbonia (1937-1938) con Ignazio Guidi e Cesare Valle. A lui si devono la Torre Civica (ex Littoria, alta 27,5 metri, ispirata alla Torre del Pretorio di Tarragona e primo edificio completato) e il Dopolavoro, elementi centrali di Piazza Roma. Da quel balcone Mussolini inaugurò la città il 18 dicembre 1938, ma Pulitzer, di origine ebraica, non poté partecipare appieno: le leggi razziali del 1938 lo costrinsero all’esilio negli Usa, dove lavorò con Henry Dreyfuss a New York fino al 1947.
La morte
Tornato in Italia, continuò con progetti come arredi per Ideal Standard e residenze Ina Casa. Morì a Trieste nel 1967, lasciando un’eredità spesso sottovalutata: i suoi diari, recentemente studiati, rivelano il ruolo preminente in Carbonia, oggi omaggiato con una targa commemorativa in trachite rossa vicino al Teatro Centrale. Pulitzer Finali incarna il paradosso di un talento al servizio dell’autarchia fascista, interrotto dalla discriminazione razziale, ma capace di attraversare l’Atlantico, letteralmente e metaforicamente, per ridefinire il moderno italiano tra mare e terra.