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Prima dell’imbrattamento uno spiraglio si era aperto. Il committente Umberto Marin, presidente di Time For Africa, si era infatti detto possibilista a una revisione del murale dedicato a Leonardo Zanier al Villaggio del Sole, arrivando a ipotizzare un confronto con l’artista Simone Mestroni per eventuali integrazioni. Allo stesso tempo, però, aveva respinto con decisione le polemiche che, a suo dire, sono state usate strumentalmente per colpire Mestroni e il suo passato, spostando in qualche modo il dibattito dal merito culturale all’attacco personale.
Marin aveva chiarito innanzitutto un punto: l’Amministrazione comunale e l’Assessorato alla Cultura non avevano avuto alcun ruolo nelle decisioni creative. Il murale è infatti un’iniziativa autonoma, realizzata nell’ambito di un bando comunale, ma con piena responsabilità artistica dei promotori.
Quanto alla lingua, la presenza della poesia in italiano non veniva letta come una sottrazione del friulano. «Non è una rimozione, ma una mediazione consapevole», aveva spiegato a Telefriuli Marin, ricordando che la traduzione è dello stesso Zanier e che la sua opera è storicamente bilingue. L’obiettivo, aveva ribadito, era parlare a una comunità multiculturale: «Non sostituire, ma includere; non cancellare, ma far risuonare il suo messaggio in uno spazio condiviso».
A rendere ancora più simbolico il dibattito, questa mattina un anonimo aveva collocato a lato del graffito di Mestroni un piedistallo improvvisato, con alcuni fogli appesi riportanti una celebre frase di Pier Paolo Pasolini. Si tratta di un passaggio apparso su lo Stroligut di ca da l’aga nell’aprile del 1944, scritto in risposta ai sostenitori della koiné: «A vegnarà ben il dì che il Friul al si inecuarzarà di vei na storia, un passat, na tradision!» (“Verrà bene il giorno in cui il Friuli sarà cosciente di avere una storia, un passato, una tradizione”). Un gesto silenzioso ma carico di significato, che riportava al centro del confronto il tema della lingua e dell’identità culturale friulana.