Nicolas Maduro e sua moglie ieri per la prima volta davanti alla giustizia Usa per rispondere alle accuse di narcoterrorismo. Con le catene ai piedi, l’ex leader venezuelano si è proclamato innocente e \”prigioniero di guerra\”. Se condannato per tutti i quattro capi di imputazione rischia una pena compresa tra i 20 anni e l’ergastolo. Attenderà in prigione la nuova udienza, il 17 marzo. La presidente ad interim Rodríguez invita Trump a \”lavorare insieme\”. \”Sta collaborando\”, commenta il presidente Usa.\n\n
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Gli Usa, nonostante dispongano di petrolio, ne importano una gran quantità: questo perché quello che producono è il cosiddetto “leggero”, mentre per permettere alle raffinerie di lavorarlo per ottenere benzina serve quello denso.
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La polizia ha sparato colpi di avvertimento contro i droni che sorvolavano l’area intorno al palazzo presidenziale di Caracas lunedì intorno alle 20:00 (mezzanotte GMT di martedì), ha riferito una fonte ufficiale ai media, dopo che numerosi residenti hanno riferito di aver sentito degli spari. L’incidente è avvenuto poco più di due giorni dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle truppe statunitensi in seguito a un drammatico attacco alla capitale. \”Quello che è successo nel centro di Caracas è dovuto ai droni che sorvolavano la zona senza autorizzazione. La polizia ha sparato colpi di avvertimento. Non ci sono stati scontri. L’intero Paese è in uno stato di perfetta calma!\”, ha dichiarato la fonte ufficiale ai media. In precedenza, sui social media erano circolati video in cui si sentivano gli spari, mentre testimoni hanno riferito a Efe di numerosi motociclisti che passavano nelle vicinanze. L’incidente è avvenuto poche ore dopo che Delcy Rodríguez, sostenitrice del regime chavista, aveva prestato giuramento come presidente ad interim in seguito all’arresto del presidente Nicolás Maduro sabato scorso.
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Il governo giapponese glissa nuovamente sull’operazione militare statunitense condotta in Venezuela, e rifiuta di esprimere un giudizio di natura giuridica sull’arresto del presidente Nicolás Maduro, citando una \”mancanza di informazioni circostanziate\”, a tre giorni dall’accaduto. \”Non siamo in grado di acquisire fatti dettagliati sulla vicenda\”, ha dichiarato il portavoce del governo Minoru Kihara durante una conferenza stampa a Tokyo. La dichiarazione riflette una scelta diplomatica calibrata, dicono i media locali: evitare di mettere in imbarazzo gli Stati Uniti, alleato strategico del Giappone, in un frangente in cui vaste fasce della comunità internazionale denunciano una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. Kihara ha ribadito in termini generali che \”i principi del diritto internazionale, inclusa la Carta Onu, vanno rispettati\”, ma ha subito precisato che \”il Giappone non è parte in causa della vicenda\”. La formula \”tradizionale’ nella diplomazia nipponica, segnala l’agenzia Jiji Press, e l’astensione da valutazioni esplicite consente a Tokyo di mantenere una posizione formale di neutralità giuridica pur preservando i rapporti con Washington.
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Il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, il repubblicano Mike Johnson, ha affermato che il Venezuela dovrebbe andare presto al voto, prendendo le distanze dalla posizione del presidente Donald Trump e del segretario di Stato Marco Rubio, che ha definito premature le elezioni dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi. Parlando ai giornalisti dopo un briefing con Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth, Johnson ha detto di aspettarsi che \”un’elezione venga convocata in tempi brevi\” per garantire la stabilità economica e politica del Paese, escludendo al tempo stesso l’invio di truppe Usa sul terreno.
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Johnson ha difeso la legittimità dell’operazione americana e la mancata consultazione preventiva del Congresso, sottolineando che \”gli Stati Uniti non sono in guerra\” e non stanno occupando il Venezuela. Le sue parole arrivano mentre il presidente Donald Trump ha indicato di voler tutelare gli interessi americani, in particolare nel settore petrolifero, cooperando con la presidente ad interim Delcy Rodríguez, e ha liquidato l’opposizione democratica guidata dalla Nobel Maria Corina Machado. Dall’opposizione democratica statunitense sono arrivate critiche: il leader del Senato Chuck Schumer ha espresso scetticismo, avvertendo che i cambi di regime e il \”nation building\” finiscono spesso per danneggiare gli Stati Uniti.
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che l’industria petrolifera americana potrebbe avviare operazioni di ampia portata in Venezuela in meno di 18 mesi, a fronte di \”un’enorme quantità di denaro\” che le compagnie statunitensi investirebbero e che potrebbe essere recuperata attraverso i ricavi o con rimborsi da parte dell’amministrazione Usa. In un’intervista a Nbc News, Trump ha sottolineato che si tratterebbe di una \”grande investimento\”, senza tuttavia fornire stime precise sui costi.
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Secondo il presidente, un Venezuela nuovamente produttore di petrolio sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti perché contribuirebbe a mantenere bassi i prezzi dell’energia. Trump ha inoltre affermato che le compagnie petrolifere, pur non essendo state avvisate in anticipo dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, \”sapevano che qualcosa era in preparazione\” e sarebbero pronte a intervenire. Il presidente ha ribadito che la sua priorità resta \”sistemare\” il Paese e rilanciare il settore petrolifero, più che favorire nell’immediato una transizione democratica.
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Ci troviamo di fronte a uno di quei conflitti ibridi che utilizzano come armi l’IA, la guerra psicologica e la modellazione delle percezioni. Partiamo da un dato: nelle 36 ore successive all’attacco su larga scala americano online le parole Venezuela, Trump, Usa, Maduro e Caracas hanno incassato 1,3 miliardi di interazioni. Una polarizzazione così profonda e diffusa per la quale è difficile trovare precedenti altrettanto significativi, ma vediamo tutti i numeri che la raccontano.
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Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di non aspettarsi nuove elezioni in Venezuela entro i prossimi 30 giorni, affermando che il Paese deve essere prima \”rimesso in piedi\”. \”Dobbiamo sistemare il Paese prima. Non si possono fare elezioni\”, ha detto in un’intervista a Nbc News, aggiungendo che il processo richiederà tempo.
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La posizione di Washington contrasta con quanto previsto dalla Costituzione venezuelana, che impone la convocazione di nuove elezioni entro 30 giorni in caso di assenza permanente del presidente. Il governo di Caracas continua però a considerare Nicolás Maduro, arrestato sabato dalle forze statunitensi, come legittimo capo dello Stato. Delcy Rodríguez, vicepresidente dal 2018, ha prestato ieri giuramento come presidente ad interim su mandato della Corte Suprema.
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Le autorità venezuelane hanno avviato una caccia ai presunti collaboratori dell’operazione statunitense che ha portato all’arresto del leader Nicolás Maduro, secondo quanto previsto da un decreto che dichiara lo stato di emergenza nel Paese. Il provvedimento, entrato in vigore sabato ma pubblicato integralmente solo ieri, ordina a tutte le forze di polizia federali, statali e municipali di individuare persone che avrebbero sostenuto l’azione delle forze speciali Usa.
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Secondo diversi media statunitensi, l’esercito americano avrebbe ricevuto appoggi sul terreno, anche all’interno della cerchia ristretta di Maduro, con una fonte che avrebbe fornito informazioni sui suoi spostamenti. Nel frattempo, il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp) ha denunciato il fermo di 14 giornalisti nelle ore successive all’operazione, precisando successivamente che tutti sono stati rilasciati.
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La leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado, ha dichiarato di non aver avuto più contatti con il presidente Usa, Donald Trump, da ottobre scorso. \”Ho parlato con il presidente Trump il 10 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il Premio Nobel, ma da allora più niente\”, ha dichiarato a Fox News. Machado – ampiamente considerata l’oppositore più credibile di Maduro – ha lasciato il Venezuela il mese scorso per recarsi in Norvegia per ritirare il Premio e da allora non è più tornata. \”Ho intenzione di tornare a casa il prima possibile\”, ha detto a Fox quando le è stato chiesto dei suoi piani per un eventuale rimpatrio. Trump ha respinto l’idea di collaborare con Machado, affermando che \”non ha il sostegno o il rispetto necessari all’interno del Paese\”. Ieri, alcuni media statunitensi hanno riferito che una valutazione riservata della Cia presentata a Trump ha concluso che i principali sostenitori di Maduro, tra cui la presidente ad interim Delcy Rodriguez, erano nella posizione migliore per mantenere la stabilita’ nel Paese. Ciò nonostante, Machado ha accolto con favore le azioni degli Stati Uniti come \”un enorme passo avanti per l’umanità, per la libertà e la dignità umana\”.
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Durante il suo insediamento, il 5 gennaio, Rodriguez ha ribadito che quella degli Stati Uniti è una \”aggressione militare illegittima\” e che Maduro e sua moglie sono tenuti in ostaggio a New York. Poi ha promulgato il decreto che sancisce lo stato di eccezione in tutto il Paese. Intanto cresce la tensione in Venezuela, tra proteste e incertezza.
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La leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha dichiarato di voler tornare in patria \”il prima possibile\” e ha attaccato duramente la presidente ad interim Delcy Rodriguez.
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Nicolas Maduro e sua moglie ieri per la prima volta davanti alla giustizia Usa per rispondere alle accuse di narcoterrorismo. Con le catene ai piedi, l’ex leader venezuelano si è proclamato innocente e “prigioniero di guerra”. Se condannato per tutti i quattro capi di imputazione rischia una pena compresa tra i 20 anni e l’ergastolo. Attenderà in prigione la nuova udienza, il 17 marzo. La presidente ad interim Rodríguez invita Trump a “lavorare insieme”. “Sta collaborando”, commenta il presidente Usa.
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34 minuti fa
Petrolio, perché gli Stati Uniti vogliono le riserve del Venezuela?
Gli Usa, nonostante dispongano di petrolio, ne importano una gran quantità: questo perché quello che producono è il cosiddetto “leggero”, mentre per permettere alle raffinerie di lavorarlo per ottenere benzina serve quello denso.
Petrolio, perché gli Stati Uniti vogliono le riserve del Venezuela?Vai al contenuto
09:49
A Caracas nella notte spari di avvertimento contro droni senza autorizzazione
La polizia ha sparato colpi di avvertimento contro i droni che sorvolavano l’area intorno al palazzo presidenziale di Caracas lunedì intorno alle 20:00 (mezzanotte GMT di martedì), ha riferito una fonte ufficiale ai media, dopo che numerosi residenti hanno riferito di aver sentito degli spari. L’incidente è avvenuto poco più di due giorni dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle truppe statunitensi in seguito a un drammatico attacco alla capitale. “Quello che è successo nel centro di Caracas è dovuto ai droni che sorvolavano la zona senza autorizzazione. La polizia ha sparato colpi di avvertimento. Non ci sono stati scontri. L’intero Paese è in uno stato di perfetta calma!”, ha dichiarato la fonte ufficiale ai media. In precedenza, sui social media erano circolati video in cui si sentivano gli spari, mentre testimoni hanno riferito a Efe di numerosi motociclisti che passavano nelle vicinanze. L’incidente è avvenuto poche ore dopo che Delcy Rodríguez, sostenitrice del regime chavista, aveva prestato giuramento come presidente ad interim in seguito all’arresto del presidente Nicolás Maduro sabato scorso.
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09:30
Il Giappone glissa sul raid Usa in Venezuela
Il governo giapponese glissa nuovamente sull’operazione militare statunitense condotta in Venezuela, e rifiuta di esprimere un giudizio di natura giuridica sull’arresto del presidente Nicolás Maduro, citando una “mancanza di informazioni circostanziate”, a tre giorni dall’accaduto. “Non siamo in grado di acquisire fatti dettagliati sulla vicenda”, ha dichiarato il portavoce del governo Minoru Kihara durante una conferenza stampa a Tokyo. La dichiarazione riflette una scelta diplomatica calibrata, dicono i media locali: evitare di mettere in imbarazzo gli Stati Uniti, alleato strategico del Giappone, in un frangente in cui vaste fasce della comunità internazionale denunciano una palese violazione della Carta delle Nazioni Unite. Kihara ha ribadito in termini generali che “i principi del diritto internazionale, inclusa la Carta Onu, vanno rispettati”, ma ha subito precisato che “il Giappone non è parte in causa della vicenda”. La formula “tradizionale’ nella diplomazia nipponica, segnala l’agenzia Jiji Press, e l’astensione da valutazioni esplicite consente a Tokyo di mantenere una posizione formale di neutralità giuridica pur preservando i rapporti con Washington.
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09:23
Venezuela, presidente della Camera Usa: “Mi aspetto elezioni a breve”
Il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, il repubblicano Mike Johnson, ha affermato che il Venezuela dovrebbe andare presto al voto, prendendo le distanze dalla posizione del presidente Donald Trump e del segretario di Stato Marco Rubio, che ha definito premature le elezioni dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi. Parlando ai giornalisti dopo un briefing con Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth, Johnson ha detto di aspettarsi che “un’elezione venga convocata in tempi brevi” per garantire la stabilità economica e politica del Paese, escludendo al tempo stesso l’invio di truppe Usa sul terreno.
Johnson ha difeso la legittimità dell’operazione americana e la mancata consultazione preventiva del Congresso, sottolineando che “gli Stati Uniti non sono in guerra” e non stanno occupando il Venezuela. Le sue parole arrivano mentre il presidente Donald Trump ha indicato di voler tutelare gli interessi americani, in particolare nel settore petrolifero, cooperando con la presidente ad interim Delcy Rodríguez, e ha liquidato l’opposizione democratica guidata dalla Nobel Maria Corina Machado. Dall’opposizione democratica statunitense sono arrivate critiche: il leader del Senato Chuck Schumer ha espresso scetticismo, avvertendo che i cambi di regime e il “nation building” finiscono spesso per danneggiare gli Stati Uniti.
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09:08
Venezuela, Trump: “Nostra industria petrolifera pronta a operare entro 18 mesi”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di ritenere che l’industria petrolifera americana potrebbe avviare operazioni di ampia portata in Venezuela in meno di 18 mesi, a fronte di “un’enorme quantità di denaro” che le compagnie statunitensi investirebbero e che potrebbe essere recuperata attraverso i ricavi o con rimborsi da parte dell’amministrazione Usa. In un’intervista a Nbc News, Trump ha sottolineato che si tratterebbe di una “grande investimento”, senza tuttavia fornire stime precise sui costi.
Secondo il presidente, un Venezuela nuovamente produttore di petrolio sarebbe vantaggioso per gli Stati Uniti perché contribuirebbe a mantenere bassi i prezzi dell’energia. Trump ha inoltre affermato che le compagnie petrolifere, pur non essendo state avvisate in anticipo dell’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, “sapevano che qualcosa era in preparazione” e sarebbero pronte a intervenire. Il presidente ha ribadito che la sua priorità resta “sistemare” il Paese e rilanciare il settore petrolifero, più che favorire nell’immediato una transizione democratica.
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09:02
Cosa ci raccontano di Trump e Maduro post e reazioni sui social
Ci troviamo di fronte a uno di quei conflitti ibridi che utilizzano come armi l’IA, la guerra psicologica e la modellazione delle percezioni. Partiamo da un dato: nelle 36 ore successive all’attacco su larga scala americano online le parole Venezuela, Trump, Usa, Maduro e Caracas hanno incassato 1,3 miliardi di interazioni. Una polarizzazione così profonda e diffusa per la quale è difficile trovare precedenti altrettanto significativi, ma vediamo tutti i numeri che la raccontano.
Cosa ci raccontano di Trump e Maduro post e reazioni sui socialVai al contenuto
08:57
Delcy Rodriguez è nuova Presidente ad interim del Venezuela. VIDEO
08:52
Trump: “Non mi aspetto elezioni in 30 giorni, prima sistemiamo il Paese”
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di non aspettarsi nuove elezioni in Venezuela entro i prossimi 30 giorni, affermando che il Paese deve essere prima “rimesso in piedi”. “Dobbiamo sistemare il Paese prima. Non si possono fare elezioni”, ha detto in un’intervista a Nbc News, aggiungendo che il processo richiederà tempo.
La posizione di Washington contrasta con quanto previsto dalla Costituzione venezuelana, che impone la convocazione di nuove elezioni entro 30 giorni in caso di assenza permanente del presidente. Il governo di Caracas continua però a considerare Nicolás Maduro, arrestato sabato dalle forze statunitensi, come legittimo capo dello Stato. Delcy Rodríguez, vicepresidente dal 2018, ha prestato ieri giuramento come presidente ad interim su mandato della Corte Suprema.
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08:46
Venezuela, le autorità avviano la caccia ai presunti collaboratori nell’operazione degli Usa
Le autorità venezuelane hanno avviato una caccia ai presunti collaboratori dell’operazione statunitense che ha portato all’arresto del leader Nicolás Maduro, secondo quanto previsto da un decreto che dichiara lo stato di emergenza nel Paese. Il provvedimento, entrato in vigore sabato ma pubblicato integralmente solo ieri, ordina a tutte le forze di polizia federali, statali e municipali di individuare persone che avrebbero sostenuto l’azione delle forze speciali Usa.
Secondo diversi media statunitensi, l’esercito americano avrebbe ricevuto appoggi sul terreno, anche all’interno della cerchia ristretta di Maduro, con una fonte che avrebbe fornito informazioni sui suoi spostamenti. Nel frattempo, il Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp) ha denunciato il fermo di 14 giornalisti nelle ore successive all’operazione, precisando successivamente che tutti sono stati rilasciati.
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08:40
Machado: “Non ho contatti con Trump da ottobre”
La leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la Pace, Maria Corina Machado, ha dichiarato di non aver avuto più contatti con il presidente Usa, Donald Trump, da ottobre scorso. “Ho parlato con il presidente Trump il 10 ottobre, lo stesso giorno in cui è stato annunciato il Premio Nobel, ma da allora più niente”, ha dichiarato a Fox News. Machado – ampiamente considerata l’oppositore più credibile di Maduro – ha lasciato il Venezuela il mese scorso per recarsi in Norvegia per ritirare il Premio e da allora non è più tornata. “Ho intenzione di tornare a casa il prima possibile”, ha detto a Fox quando le è stato chiesto dei suoi piani per un eventuale rimpatrio. Trump ha respinto l’idea di collaborare con Machado, affermando che “non ha il sostegno o il rispetto necessari all’interno del Paese”. Ieri, alcuni media statunitensi hanno riferito che una valutazione riservata della Cia presentata a Trump ha concluso che i principali sostenitori di Maduro, tra cui la presidente ad interim Delcy Rodriguez, erano nella posizione migliore per mantenere la stabilita’ nel Paese. Ciò nonostante, Machado ha accolto con favore le azioni degli Stati Uniti come “un enorme passo avanti per l’umanità, per la libertà e la dignità umana”.
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06:48
Venezuela, Delcy Rodriguez presidente ad interim. Cosa succede ora?
Durante il suo insediamento, il 5 gennaio, Rodriguez ha ribadito che quella degli Stati Uniti è una “aggressione militare illegittima” e che Maduro e sua moglie sono tenuti in ostaggio a New York. Poi ha promulgato il decreto che sancisce lo stato di eccezione in tutto il Paese. Intanto cresce la tensione in Venezuela, tra proteste e incertezza.
Venezuela, Delcy Rodriguez presidente ad interim. Cosa succede ora?Vai al contenuto
06:44
Maduro si dichiara non colpevole: sono stato rapito
06:39
Machado attacca Rodriguez e dice di voler tornare “il prima possibile” in Venezuela
La leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado ha dichiarato di voler tornare in patria “il prima possibile” e ha attaccato duramente la presidente ad interim Delcy Rodriguez.
06:37
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