di
Guido Olimpio

Russi, venezuelani, iraniani e per certi aspetti anche i nord coreani aggirano l’embargo usando navi nuove ma anche vecchie carrette. È un traffico continuo con tattiche e trucchi per sottrarsi ai controlli

Il duello sui mari che ha portato al sequestro della petroliera «Marinera» da parte degli Usa non riguarda solo il greggio o la crisi innescata dal blitz americano a Caracas, è una sfida che investe quadranti e fronti diversi.

La flotta ombra

Russi, venezuelani, iraniani e per certi aspetti anche i nord coreani aggirano l’embargo usando navi nuove ma anche vecchie carrette. È un traffico continuo con tattiche e trucchi per sottrarsi ai controlli. Spesso trasferiscono il petrolio in alto mare, affiancandosi in punti – in teoria – meno sorvegliati, anche se i trasbordi vengono a volte segnalati persino su twitter, con mappe e foto. Settori a sud di Kalamata, in Grecia, altri a nord dell’Algeria e non lontano dalle coste cipriote ma anche nell’area di Malta sono i luoghi dello scambio, dell’attesa.



















































Gli ucraini, da oltre un anno, hanno iniziato a dare la caccia alle “cisterne” della flotta ombra gestita da Mosca. Quasi una decina sono state danneggiate da esplosioni, sabotaggi, “incidenti” poco chiari: uno di questi episodi è avvenuto nel porto ligure di Vado, con la fiancata di uno “scafo” danneggiata da cariche. Rivelazioni recenti hanno raccontato come la Cia abbia aiutato Kiev a tracciare gli obiettivi. Anche gli iraniani hanno colto il momento sequestrando petroliere nel Golfo perché considerate parte del contrabbando, un modo per creare una forma di deterrenza.

I traffici

Molte armi viaggiano da una parte all’altra del globo nelle stive dei cargo. Da sempre ci sono spedizioni legittime e quelle illegali. E anche qui esiste una strategia di interdizione: gli Usa hanno intercettato qualche mese fa un mercantile proveniente dalla Cina e diretto in Iran con materiale suscettibile di impiego militare. Azioni analoghe sono state condotte da forze yemenite e occidentali in Mar Rosso per interrompere contrabbando bellico.

Le intrusioni

Dopo l’invasione dell’Ucraina e l’accentuarsi della tensione con la Russia si sono moltiplicati i casi di cavi di comunicazione tranciati, specie nella regione del Baltico. Tanti i sospetti, le accuse dirette e indirette nei confronti dei russi ma anche dei falsi allarmi o comunque eventi dove non è stato individuato con certezza un colpevole. È fitta la nebbia di guerra e sono state considerate molte ipotesi: la causa accidentale, un test in vista di mosse future, l’atto deliberato, la provocazione. A tutto ciò si è aggiunta la paura dello spionaggio marittimo, alle navi usate come piattaforme dalle quali far decollare piccoli droni oppure nel ruolo di appoggio per infiltrare spie a terra.

L’aspetto interessante è la dimensione marittima: impegna marine importanti ma attira anche chi non possiede grandi mezzi. Le incursioni degli Houthi in Mar Rosso contro il traffico civile ne sono la prova più evidente.

7 gennaio 2026