Il dato più impressionante sono quei (quasi) cento miliardi di stream “consumati” durante il 2025. Rappresentano un ascolto gigantesco, e di conseguenza, un’attenzione e un interesse per la musica che cresce anno dopo anno (+5,3 per cento rispetto al 2024). Buon segno, non soltanto perché è positivo per l’economia del settore ma pure perché rafforza la centralità culturale della musica leggera. Ed è anche in questa chiave che si possono leggere le classifiche annuali che, con molta cura nei dettagli, sono state pubblicate dalla Fimi. Nonostante la concorrenza di altre forme di intrattenimento digitale, la musica non perde appeal sulle nuove generazioni che, anzi, probabilmente ne ascoltano persino di più che nei favoleggiati anni d’oro Settanta e Ottanta, l’epoca d’oro del rock, della dance e del cantautorato. Nel concreto, si conferma anche una tendenza all’autarchia, all’autoreferenzialità diciamo patriottica visto che nella Top 100 ci sono ben 85 artisti italiani, un deciso passo avanti (o indietro, dipende) rispetto a dieci anni fa, quando la produzione italiana in Top 100 era ferma a 69 titoli. Per farla breve, il disco più venduto è Tutta vita di Olly, vincitore di Sanremo (che sbanca anche la Top 100 dei singoli con Balorda nostalgia davanti a La cura per me di Giorgia e Incoscienti giovani di Achille Lauro, tutti presentati a Sanremo). Sempre nella classifica degli album, dopo Tutta vita ci sono Santana Money Gang di Sfera Ebbasta & Shiva e a Dio lo sa di Geolier. Per quanto riguarda la classifica vinili, cd e musicassette, vince Orbit Orbit di Caparezza (nella foto) prima di The life of a showgirldi Taylor Swift e, di nuovo, Tutta vita di Olly. Per riassumere, sono dati che fotografano una tendenza già ben percepita che mostra qualche crepa. Le più importanti, almeno dal punto di vista artistico, sono un calo di curiosità degli ascolti e una generale omogeneità dei suoni.

Ovviamente, in presenza di così tante variabili, non ci sono leggi assolute e le interpretazioni possibili sono le più diverse. Però al mercato italiano forse in questa fase manca un po’ di coraggio per tentare strade nuove e trovare più identità.