Yamaha ha voluto stupire tutti con la sua nuova soundbar SURROUND TRUE X 90A (SR-X90A) – prezzo di listino 2.519 euro –, andando a ricordare degnamente la storica soundbar YSP1 del 2004. Sorprende sicuramente il prezzo, ma i contenuti tecnici sono davvero fuori del comune per la dotazione di altoparlanti nel diffusore principale, per il poderoso subwoofer e per la coppia di diffusori effetti compresi nella dotazione che si collegano senza fili. La soundbar è compatibile con Dolby Atmos, dts:X ed è dotata di un proprio sistema surround basato su intelligenza artificiale che sceglie automaticamente gli effetti più adatti a ogni programma. Inoltre troviamo il processore Auro-3D, sinora visto solo su amplificatori A/V di alta gamma, che crea effetti tridimensionali anche per programmi non codificati. Per i puristi c’è la posizione Straight che lascia il segnale in ingresso inalterato, senza alcun effetto DSP applicato. Ma non manca nemmeno il tasto stereo per ascoltare musica senza effetti utilizzando solo la soundbar e il subwoofer. La X 90A è inoltre compatibile con il sistema MusicCast e la relativa applicazione per poter sonorizzare un’intera abitazione con eventuali diffusori compatibili aggiuntivi.
Costruzione solida, in tutti i sensi
Si sente subito dal peso decisamente importante che questa SR-X90A è una soundbar molto speciale. Si comincia dal cabinet che non è il solito guscio in plastica ma è interamente metallico, una scelta inedita per la categoria. Questo influisce molto sul peso e infatti si è scelto di dotarla di due ampi piedoni rotondi che la isolano meglio dal piano di supporto e, in alcuni casi, aiutano a superare il piccolo ostacolo del supporto centrale dei TV. La finitura è curata, ma spartana, in nero opaco e griglia frontale in tessuto. Più eleganti i diffusori surround con la griglia in tessuto e anche il sub non sfigura con il suo spazio libero alla base per dare il giusto sfogo all’accordo reflex.

In tema di dimensioni il diffusore è largo 118 cm e quindi è adatto agli schermi più grandi, mentre l’altezza è contenuta in 85 mm per non interferire con le immagini dei TV più bassi; la profondità di 14 cm invece è oltre la media, così come il peso di ben 11 kg che consiglia di sfruttare supporti e ripiani robusti. La soundbar può anche essere fissata a parete ma con cautela visto il peso non trascurabile.
Altrettanto non trascurabile il subwoofer che però ha l’accordo reflex inferiore e quindi semplifica il posizionamento in ambiente. La dotazione della soundbar comprende come detto pure due diffusori surround X3, modelli compatti ed eleganti che funzionano a batteria e quindi non necessitano dell’alimentazione diretta; per la ricarica ci sono due basette che volendo e potendo si possono lasciare sempre collegate al diffusore, risolvendo il problema della ricarica periodica dei diffusori. In dotazione troviamo i cavi di ricarica USB-C, ma non gli alimentatori.



Le prese sul retro sono ben incassate e consentono l’uso di cavi HDMI con terminali più grandi del comune. Un po’ inspiegabile l’assenza di un cavo HDMI in dotazione, vista anche la fascia di prezzo del prodotto.

Le connessioni includono la ormai indispensabile HDMI eARC, un ingresso HDMI passante e un digitale ottico S/PDIF oltre alla presa di rete cablata. Per la sezione senza fili ci sono Wi-Fi, Bluetooth e la compatibilità Apple AirPlay 2. L’ingresso HDMI è compatibile con segnali 4K fino a 60 Hz e supporta Dolby Vision e HDR10+, ma non VRR o frequenze di quadro superiori: va bene quindi per collegare un lettore Blu-ray ma non una console da gioco.
Una costruzione che lascia a bocca aperta
Molto interessante l’interno che vede uno schieramento di moltissimi altoparlanti che diffondono frontalmente e verso l’alto. Frontalmente ci sono i canali destro e sinistro con un midwoofer ellittico e un tweeter mentre come canale centrale troviamo due midwoofer e un tweeter per garantire un buon corpo alle voci.
Per gli effetti Atmos, la soluzione adottata da Yamaha è decisamente originale. Gli altoparlanti che diffondono verso l’alto sono infatti in tutto dodici, sei per canale, tutti piccoli elementi a cono da 28 mm, che lavorano come degli array per creare dei fasci collimati da far riflettere al soffitto.

Nei due piccoli diffusori surround c’è un semplice sistema con un larga banda e un radiatore passivo. Poi c’è il woofer da 17 cm del sub che lavora in accordo reflex con sfogo inferiore.
I dati di potenza degli amplificatori parlano di 100 Watt ciascuno per i canali frontali, 2,5 Watt ciascuno per gli altoparlanti superiori e 100 Watt per il subwoofer; sicuramente non ci saranno problemi a sonorizzare anche ambienti molto grandi. Altri dettagli non trascurabili nell’elettronica, dove viene utilizzato lo stesso chip Qualcomm già presente negli amplificatori A/V Aventage di Yamaha, oltre ai propri chip di amplificazione digitale per gli altoparlanti degli effetti di altezza.
Tante regolazioni, ma non c’è la correzione acustica automatica
Modesto il telecomando in rapporto al prezzo di listino ma probabilmente verrà usata di più l’applicazione di controllo che è completa e dalla grafica curata. L’applicazione MusicCast nasce per lo streaming musicale e infatti dalla schermata principale è possibile configurare i principali servizi di streaming supportati, che saranno riproducibili sfruttando la connessione di rete Wi-Fi o cablata: Spotify, Amazon Music, Deezer Tidal, Qobuz.
Sempre dall’app si accede a una serie di regolazioni di livello tipiche di ogni soundbar con diffusori surround ma a cui si aggiungono le regolazione dei due proiettori sonori per gli effetti “altezza”. Interessante presenza quella del display frontale, non molto visibile a distanza, ma sicuramente molto utile durante l’installazione e per un controllo rapido delle funzioni impostate e del segnale in ingresso, ma utilizzando il collegamento HDMI al TV abbiamo anche un menù da visualizzare a schermo, seppure graficamente piuttosto scarno.
La fase di messa in opera non è semplicissima per quanto riguarda i diffusori surround, infatti siamo ormai abituati a sistemi con elementi che si collegano subito tra loro in automatico mentre qui bisogna procedere manualmente con una precisa sequenza di operazioni. La “colpa” è del fatto che gli X3 sono diffusori che possono essere usati anche in autonomia come elementi di un sistema MusicCast e quindi bisogna predisporli per l’utilizzo surround e stabilire anche il canale destro e sinistro. Per completare le operazioni bisogna utilizzare il menù sul TV. Fatta ciò si può scegliere se usare il telecomando in dotazione oppure usare l’applicazione MusicCast, ma in effetti bisogna usarli entrambi perché il telecomando permette di variare rapidamente il livello dei diffusori posteriori mentre dall’app è più comodo variare il livello del subwoofer, operazioni che comunque in genere vanno svolte solo al momento dell’installazione.
Stranamente non ci sono sistemi di calibrazione acustica ambientale che sono presenti su tutti i concorrenti anche di prezzo nettamente inferiore. A precisa domanda Yamaha risponde che le prestazioni si adattano all’80% degli ambienti domestici e quindi la calibrazione sarebbe una inutile complicazione per gran parte degli utenti. Da menù o app occorre quindi configurare a mano parametri come altezza del soffitto, angolazione del fascio sonoro emesso dagli array rivolti verso l’alto e regolazione del punto di “messa a fuoco”, al fine di regolare al meglio lo sweet spot per i canali “altezza” per il Dolby Atmos creato tramite le riflessioni sul soffitto. Sempre da menù possiamo poi regolare il livello dei singoli canali, come se fosse un sistema 5.1.2, nonché scegliere quale “virtualizzatore” utilizzare per l’effetto 3D Music, scegliendo tra Auro 3D, Dolby e DTS Neural:X.
Ascolto che non delude e sorprende con la musica
Chi scrive ha avuto la fortuna di ascoltare la mitica soundbar Yamaha YSP1, il proiettore sonoro realizzato con una miriade di piccoli altoparlanti, e la ricorda ancora perfettamente come l’unica soundbar in grado di riprodurre realisticamente gli effetti surround pur non utilizzando nessun diffusore posteriore. Qui Yamaha ha scelto invece di dotare la SURROUND TRUE X 90A degli appositi diffusori da sistemare dietro il punto d’ascolto per andare sul sicuro e dare buone prestazioni in ogni tipo di ambiente. Se poi aggiungiamo il prezzo di listino le nostre aspettative diventano molto alte, non solo per le colonne sonore video ma anche per la musica.
Aspettative che non sono state tradite. L’ascolto ci ha dato infatti grandi soddisfazioni, perché la X 90A è una di quelle soundbar che scompaiono per lasciare pieno spazio all’azione e alla musica. Il primo impatto è notevole anche perchè il sub è forse a un livello più elevato del dovuto e in mancanza della calibrazione automatica dobbiamo provvedere noi. Con una minima correzione però il sub si fonde perfettamente al fronte sonoro ed è uno di quei sub che fanno tranquillamente tremare il pavimento ma solo quando serve, senza eccessi inopportuni. Ottimi e precisi anche gli effetti surround che in alcuni momenti forse mancano di un corpo più adeguato alla potenza della soundbar, non è una questione di volume ma più di impatto in gamma medio-bassa, dove i limiti dei piccoli X3 vengono messi in luce. Ma sono difetti che facciamo rilevare solo per il costo del sistema perché altrimenti sarebbero trascurabili. L’aspetto più interessante è dato naturalmente dalla soluzione impiegata per restituire al meglio le colonne sonore in Dolby Atmos. Con le giuste colonne sonore, la percezione della dimensione verticale del suono è netta: durante la sequenza della “bomba sonora” nel film Leave the World Behind, su Netflix, il suono dell’aereo passa distintamente sopra la nostra testa, mentre gli scricchioli della casa ci circondano completamente e quando poi arriva la vera “botta”, tutti i diffusori lavorano in modo omogeneo nel veicolare la stessa sensazione opprimente che coinvolge i protagonisti investendoci a 360 gradi. Per ottenere la resa migliore è indispensabile che il soffitto non abbia un trattamento acustico: in assenza di sistema di correzione acustica, noi stessi abbiamo dovuto spostare la soundbar in una sala con soffitto liscio per non penalizzare gli effetti Atmos. Altro esempio che dimostra l’efficacia della SURROUND TRUE X 90A è la sequenza di apertura di Niente di nuovo sul fronte occidentale, dove il suono dei colpi di artiglieria ci passa distintamente sopra la testa.
Il DSP Surround AI non esagera mai nel creare effetti inutili o esagerare l’ampiezza della scena, tutto risulta naturale proprio come il famoso motto di Yamaha “Natural sound”: l’effetto è quello piuttosto di migliorare l’omogeneità della scena sonora andando a creare un effetto di circondamento più continuo, anche se va detto che il costo è un leggero calo di precisione nella collocazione spaziale dei singoli suoni rispetto alla modalità “straight”. Ciò che conta è il perfetto coinvolgimento nell’azione e la naturalezza degli effetti che ci circondano, si pensa sempre al film che stiamo vedendo e non al sistema da giudicare. In questo senso, la capacità del campo sonoro generato dalla soundbar Yamaha di trascendere completamente i confini fisici del diffusore è davvero strabiliante. Solo i dialoghi forse rimangono fin troppo vincolati a posizione della soundbar, ma vanno sottolineati sia l’estrema pulizia delle voci, che il dettaglio timbrico oltre che la profondità.
E veniamo a un altro punto di forza, l’ascolto musicale, ci mettiamo in modalità stereo per far funzionare solo soundbar e subwoofer ottenendo risultati impensabili su una soundbar: sembra proprio di ascoltare un normale impianto stereo con diffusori separati e di quelli di ottima qualità, un suono completo di tridimensionalità, con voci vellutate e una gamma bassa per nulla invadente ma che interviene in profondità. Chi lo preferisce può sfruttare la posizione 3D Music che amplia virtualmente la scena partendo da un segnale stereo ed è ideale per concerti dal vivo, sempre questione di gusti scegliere ulteriormente tra gli effetti Auro 3D, il semplice Dolby Surround o Neural:X. Senza dubbio questa X 90A è il frutto di un progetto basato non solo sulla carta ma anche sull’ascolto. Ottima la resa anche degli album musicali in formato Dolby Atmos. Riascoltare la recente riedizione del grande classico (e pioniere della quadrifonia) Whish You Were Here dei Pink Floyd in Dolby Atmos con la SURROUND TRUE X 90A è stata un’esperienza al di sopra delle aspettative. Sempre stando in casa Pink Floyd, il mix Atmos dell’immortale Time da The Dark Side of the Moon è un vero e proprio biglietto da visita delle potenzialità dell’audio spaziale, dalla precisione della collocazione del rintocco degli orologi nell’introduzione, alla sensazione di immersione, passando per la profondità della scena sonora che sembra andare decine di metri in avanti rispetto alla parete che abbiamo di fronte.