All’istituto Moreschi di Milano da oggi il banco di Chiara Costanza è vuoto. Dopo la pausa di Natale, 7 milioni di studenti sono tornati stamani in classe ma all’appello non c’erano nemmeno Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti, gli altri italiani – di 15, 16 e 17 anni – morti per le ustioni riportate nell’incendio di Capodanno a Cran-Montana.

Chiara stamani è stata ricordata anche prima dei funerali. In classe c’è stato un momento di raccoglimento e poi è stato consegnato un fiore a ciascun compagno e docente. In tutta la scuola, alle 11.20, il minuto di silenzio per la 16enne e per tutte le altre vittime della strage e le lezioni sono terminate in anticipo per consentire a ragazzi e prof di partecipare alle esequie nella basilica di Santa Maria delle Grazie alle 14.45, presente il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

Per approfondire Agenzia ANSA L’addio alle giovani vittime di Crans-Montana. ‘Abbiamo sete di verità, l’Italia sia parte civile’ – Notizie – Ansa.it Da Milano a Roma, i funerali degli adolescenti italiani. Il dolore dei genitori e l’appello a Meloni (ANSA)

 

Alla stessa ora, in un’altra basilica, a Sant’Ambrogio, si sono svolti i funerali di Achille Barosi, lo studente dell’istituto Orsoline di San Carlo, dove in mattinata è stato commemorato alla presenza del ministro.

E nelle scuole sono arrivati subito anche gli psicologi per attutire l’impatto che i compagni e i docenti dei ragazzi morti e feriti dovranno cercare di gestire. Stamani erano, ad esempio, al liceo Virgilio di Milano, dove nella terza D i banchi vuoti erano 4 per altrettanti ragazzi rimasti feriti e ora ricoverati al Niguarda. “Sono specialisti – ha spiegato il vicepreside Mario Secone – quindi ci fidiamo ciecamente di ciò che potranno fare di buono per questi giovani”.

“Non possiamo togliere il dolore – aveva anticipato nei giorni scorsi Erica Fioravanzo, la coordinatrice del gruppo di lavoro sulle emergenze dell’Ordine degli psicologi della Lombardia – ma possiamo aumentare sia la resilienza individuale che quella di comunità perché la cosa peggiore di un trauma è la solitudine”. 
   

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