Le squadracce in camicia bruna di Donald Trump hanno cominciato a sparare ai cittadini americani, e ieri hanno ucciso una donna bianca di 37 anni, Renee Nicole Good, con tre inspiegabili colpi di pistola al volto mentre la ragazza si stava allontanando in macchina. È successo a Minneapolis, a poca distanza da dove quasi sei anni fa un poliziotto uccise George Floyd, ma con la differenza che in questo caso non si tratta di un singolo agente carnefice o di una politica eccessivamente repressiva dei corpi di polizia locale, ma di una precisa missione federale decisa a tavolino per terrorizzare immigrati e cittadini americani di origine ispanica con metodi degni della Gestapo o dei colectivos di Maduro a Caracas, in particolare nelle città guidate da sindaci e governatori democratici.
Trump ha mandato duemila agenti federali dell’Ice (l’agenzia che controlla dogane e immigrazione che ormai agisce come un gruppo paramilitare) in teoria per proteggere Minneapolis, e contro il parere del sindaco Jacob Frey e del governatore Tim Walz, ma con l’obiettivo dichiaratamente razzista e autoritario di rastrellare la grande comunità somala-americana della città, in modo da sfruttare politicamente una truffa ai servizi sociali del Minnesota organizzata da una banda di cittadini americani di origine somala.
La grottesca ministra della sicurezza nazionale Kristi Noem, vestita come una cowboy di un b-movie hollywoodiano, ha provato subito a inquinare le acque, e a dire che l’agente dell’Ice si è difeso legittimamente da un atto di terrorismo interno perpetrato dalla donna alla guida della vettura, e per questo uccisa.
Le immagini smentiscono la ricostruzione del governo Trump in modo inequivocabile, senonché dopo qualche ora sui social è intervenuto il mandante, Donald Trump, per accusare la vittima di essere una matta, una violenta esponente della sinistra estrema americana che avrebbe tentato di uccidere l’agente. Di nuovo, le immagini dimostrano che la ragazza si stava allontanando dagli agenti, per evitare che la fermassero, prima che uno di loro le sparasse. Le autorità investigative e politiche locali hanno confermato che la donna non era un obiettivo del raid degli agenti anti immigrazione.
Nelle parole bugiarde di Trump, l’agente che ha sparato alla ragazza sarebbe ricoverato in ospedale ed è un miracolo che sia ancora vivo, nonostante il video mostri l’agente che, dopo aver esploso i tre colpi, si incammina tranquillamente verso l’auto della donna uccisa, e poi se ne allontana. Il capo della polizia di Minneapolis ha confermato che, oltre alla vittima, non ci sono stati feriti.
Il governatore Walz, già vice di Kamala Harris alle elezioni del 2024, ha detto che protestare contro le politiche razziste di Trump è una forma lodevole di patriottismo, ma ha invitato a farlo in modo pacifico e per questo ha allertato la Guardia Nazionale a intervenire, peraltro spiegando a Trump che i militari rispondono allo Stato del Minnesota e non all’apparato federale di Washington.
Tra le proteste per l’assassinio di una cittadina americana per strada e in pieno giorno, la guardia nazionale in difesa delle proteste, le squadracce Ice ancora in città e la radicale strumentalizzazione politica di Trump basata su palesi bugie siamo a un solo altro incidente da una nuova e probabilmente inevitabile guerra civile americana, scatenata da Trump e dai suoi maniaci collaboratori nazionalisti.
Ci aspettano giorni, settimane e mesi di caos e di tensioni, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato del prossimo novembre che Trump sta provando a non perdere, come invece suggeriscono i sondaggi, distraendo il paese dai problemi sociali ed economici (e dai file di Epstein) con l’operazione in Venezuela e la chiacchiera sulla Groenlandia.
Due giorni fa, ben consapevole di che cosa ha fatto in questi mesi, Trump ha detto ai repubblicani che sarà necessario vincere le elezioni di midterm perché se i Democratici dovessero guidare la Camera lo sottoporranno di nuovo a un procedimento di impeachment.
Trump cercherà in tutti i modi di non cedere la Camera ai Democratici, per cui bisognerà aspettarsi di tutto perché è un uomo senza scrupoli, uno che non crede a niente ed è capace di tutto.
In questi giorni si ricorda il quinto anniversario dell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, quando Trump mandò una folla di seguaci e fanatici a fermare con la violenza la certificazione della sua sconfitta alle elezioni del 2020. In quell’occasione, e nei giorni successivi, morirono sei persone, centinaia di assalitori sono stati processati e condannati a svariati anni di galera per il fallito colpo di stato (Trump invece no, grazie a un omaggio della sua Corte Suprema).
Nel corso del primo giorno del secondo mandato, il 20 gennaio 2025, Trump li ha graziati e li ha elevati formalmente al ruolo di eroi. Con tanti auguri all’America che il 4 luglio compirà i primi e forse ultimi 250 anni del suo eccezionale esperimento sociale e politico.