La pertosse, detta anche tosse convulsa o tosse canina, è un’infezione delle vie respiratorie altamente contagiosa causata dal batterio Bordetella pertussis. Altri batteri dello stesso genere, come Bordetella parapertussis e Bordetella holmesii, possono provocare disturbi simili, ma generalmente più lievi. La malattia colpisce persone di tutte le età, sebbene siano particolarmente vulnerabili i bambini sotto i cinque anni. I lattanti con meno di sei mesi sono a rischio di sviluppare forme gravi, talvolta letali. A differenza di molte altre malattie infantili, l’immunità acquisita in seguito all’infezione naturale o alla vaccinazione non è definitiva e tende a diminuire nel tempo.



Vaccinare le mamme

Come sottolinea il dottor Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP): «Abbiamo una buona copertura vaccinale nei bambini. La prima vaccinazione va fatta tra i 2 e 3 mesi, ma per essere coperti serve un richiamo». L’esperto evidenzia che il primo trimestre di vita è particolarmente critico: «Quando il neonato non è protetto, se i nonni o i genitori la trasmettono, il bambino rischia veramente». Per garantire una protezione precoce, è raccomandata la vaccinazione in gravidanza: «La mamma, attraverso la placenta, trasferisce gli anticorpi al feto e gli dà protezione fino al vaccino». Agostiniani aggiunge che la pertosse continua a circolare anche in età avanzata, «perché la protezione acquisita da bambini si esaurisce nel tempo». Questo spiega perché, nonostante le campagne vaccinali, la malattia può manifestarsi a qualsiasi età, rendendo fondamentale sia la vaccinazione infantile sia la protezione indiretta attraverso gli adulti che circondano i neonati.



Trasmissione e sintomi

La pertosse si trasmette quando una persona infetta tossisce o starnutisce, disperdendo nell’aria piccole goccioline contenenti il batterio, che possono essere inalate da chi si trova nelle vicinanze.

Il periodo di incubazione della malattia varia generalmente da sette a dieci giorni. I primi sintomi ricordano un comune raffreddore: naso che cola, occhi rossi e lacrimosi, mal di gola e tosse lieve, spesso accompagnata da una leggera febbre. In questa fase iniziale, che dura da una a due settimane, gli attacchi di tosse possono essere così intensi da rendere il viso rosso e causare piccoli sanguinamenti sotto la pelle o negli occhi. Nei bambini più piccoli, inoltre, possono comparire brevi episodi di apnea o colorito blu, segni di difficoltà respiratoria.

Con il progredire della malattia, la tosse diventa intensa, parossistica e difficile da controllare, accompagnata da evidenti difficoltà respiratorie. Se non trattata, questa fase può durare da una a sei settimane, e talvolta anche oltre due mesi.



Perché è pericolosa

Durante gli attacchi più gravi, possono verificarsi apnea, colorito blu e vomito. La tosse parossistica si conclude spesso con il caratteristico «urlo inspiratorio» e l’espulsione di catarro denso e vischioso, mentre nei neonati molto piccoli l’urlo può mancare, sostituito da vere e proprie interruzioni della respirazione e soffocamento. 


La fase di convalescenza, che di solito inizia entro quattro settimane dall’esordio, è caratterizzata da un graduale miglioramento delle condizioni generali e dall’attenuarsi dei sintomi. Tuttavia, nei casi più gravi, la pertosse può richiedere ospedalizzazione, terapia intensiva e, nei casi estremi, può risultare fatale.




Ultimo aggiornamento: mercoledì 7 gennaio 2026, 10:02





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