Lo spread tra Btp e Bund scende a 66 punti base in avvio di seduta. Si tratta di un rialzo di un punto base rispetto all’apertura di mercoledì 7 gennaio. Il rendimento del decennale italiano è quindi pari al 3,5%, mentre quello tedesco al 2,84%. Dati che permettono di allontanare nuovamente la Francia, i cui titoli decennali rendono il 3,53%.

Il trend dello spread Btp-Bund, stabilizzato intorno ai 70 punti base, produce un alleggerimento del costo medio del debito stimato in un tesoretto di 7-8 miliardi di euro solo nel 2026. Ma c’è anche chi fa notare che non è “tutto oro ciò che luccica”.  Giornali di settore fanno notare che se il rendimento sale, lo Stato deve offrire interessi più alti per convincere gli investitori a comprare i suoi titoli.

Spread in rialzo ma stabile

Dopo che lo spread Btp-Bund ha raggiunto i 65 punti base nella giornata di mercoledì 7 gennaio 2026, continuando a segnare un record per il differenziale, si è registrato un lieve rialzo. Si tratta di un punto base, che sostanzialmente mantiene lo spread stabile.

L’apertura dello spread di giovedì 8 gennaio 2026 segna 66,42 punti base, in crescita dello 0,08%. Si tratta di un lieve aumento che continua a mostrare la stabilità del Paese, che ormai può tirare un sospiro di sollievo perché non sembra essere una fase altamente variabile.

Francia, Germania e Spagna

Così come nelle altre analisi, lo spread deve essere confrontato tra il Btp decennale e il Bund tedesco. Per la giornata dell’8 gennaio il valore del rendimento decennale italiano è pari al 3,5%, mentre quello tedesco al 2,84%.

Si tratta di dati che possono essere confrontati anche con Francia e Spagna. I titoli decennali di Parigi oggi rendono intorno al 3,53%. Si tratta di un interesse elevato, il cui valore deriva dall’instabilità politica del Parlamento francese. Per quanto il valore stia rientrando, la situazione è ancora “critica”.

Resta invece stabile lo spread della Spagna a 43 punti. Risultato dovuto alle stime di crescita e all’aumento del Pil, che i mercati hanno premiato con rendimenti al 3,25%.

Il tesoretto da 7-8 miliardi di euro

Nei prossimi 12 mesi il ministro dell’Economia e delle Finanze è chiamato a rifinanziare una quota di debito piuttosto consistente. Durante il 2026 infatti sono in scadenza 385 miliardi di titoli di Stato, da qui la prima doppia emissione sindacata dell’anno tra Btp a 7 anni e Btp Green.

Le scadenze di Stato complessivamente ammontano, secondo il centro studi di un’impresa, a 2.545,6 miliardi di euro, in particolare nel prossimo decennio.

Tra il 2026 e il 2035 scadono 2.007,3 miliardi, ovvero il 78,9% del totale. L’effetto dello spread produrrà un alleggerimento del costo medio del debito che si tradurrà in un margine finanziario, il famoso “tesoretto” di 7-8 miliardi di euro solo nel 2026.

Nuove emissioni Btp Green 2046 e Btp a 7 anni

Il Tesoro, intanto, ha dato mandato per un’emissione dual tranche effettuata tramite sindacato:

  • un nuovo Btp benchmark a 7 anni con scadenza 15 marzo 2033;
  • la riapertura, fino a 5 miliardi, del bond verde con scadenza 30 aprile 2046 e cedola al 4,1%.

Costo del debito più basso

Nella sua analisi, Alberico Zago spiega come il calo del differenziale di rendimento tra Btp e Bund non significhi necessariamente un calo del costo del debito di pari entità.

È vero che nel 2025 c’è stata una riduzione del costo medio alle emissioni di titoli di Stato italiani rispetto ai 12 mesi precedenti, ma a livello di rendimenti il Btp a 10 anni viaggia intorno al 3,51%, superiore rispetto ai minimi toccati a fine 2024 (3,18%).