voto
7.0

  • Band:
    LIONHEART
  • Durata: 00:23:12
  • Disponibile dal: 09/01/2026
  • Etichetta:
  • Arising Empire

Streaming non ancora disponibile

Tra gli esponenti più in vista della scena hardcore più heavy, i Lionheart hanno cementato la loro posizione di dominio sulla scena grazie ad una carriera fatta di episodi granitici e senza cedimenti sostanziali, che hanno costruito una reputazione scalfita solamente da un ritiro durato quanto la pipì di una farfalla (dal 2016 al 2017).
La formazione di Oakland incarna l’hardcore West Coast con le sue influenze thrash Bay Area, il groove pesante, l’attitudine street e, ovviamente, la celebrazione esplicita della propria identità geografica, ripetuta nei testi come nei titoli di canzoni ed album.

Accompagnato da un rollout che ha anticipato quasi tutto il disco con una canzone alla settimana, questo “Valley of Death II” prosegue evidentemente il discorso del disco del 2019, riproponendo per l’ennesima volta il sound distintivo del gruppo con l’ausilio della produzione di Neil Westfall (A Day To Remember) ed il mixing/mastering di Flo Salfati (Landmvrks), che assicurano ancora una volta pulizia e potenza sonora.
Nessuna novità a livello di scrittura, ideologia o range sonoro, è ovvio che tutti vogliono e si aspettano solo ed esclusivamente attitudine, muscoli ed impatto: così la title-track consegna un’altra perfetta variazione sul tema, con un ritornello anthemico e un breakdown centrale perfetto per far tremare i pavimenti, mentre brani come “Ice Cold” e “No Peace” mantengono alto il ritmo senza concessioni, gettando i malaugurati del pit in modalità ‘sopravvivenza’.
I latrati di Matt Honeycutt dei Kublai Khan aggiungono uno strato di ferocia alla già devastante “Chewing Through The Leash”, sicuramente uno dei picchi del disco, mentre Kevin Skaff degli A Day to Remember va a speziare la succulenta pallottola finale intitolata “Death Grip”.
L’assoluta immobilità sonora è bilanciata in qualche modo dalla struttura agile delle composizioni e dalla brevità del disco, che con dieci tracce supera di poco i venti minuti totali, garantendo impatto, digeribilità e un certo replay value, assicurato anche dall’innata capacità della band di creare inni che catturano al primo ascolto.

Coerenti, implacabili ed intensi i Lionheart vanno presi come sono, così il loro apparente riciclo costante, nei titoli come nel sound, è da intendere come celebrativo ed rafforzativo della propria identità, prendere o lasciare. Finché la qualità c’è, ben venga la ripetitività.