NEW YORK – Nella sua idea di “nuovo ordine mondiale”, Donald Trump ha smantellato quelli che i suoi critici considerano gli ultimi ostacoli al progetto di espansione territoriale, appropriazione di risorse naturali di altri Paesi e violazione del diritto internazionale. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la decisione di ritirarsi da 66 tra programmi e organizzazioni internazionali, di cui 31 fanno parte delle Nazioni Unite. Questo passaggio segna l’ulteriore allontanamento di Washington dalla politica dell’Onu e del multilateralismo, a conferma dello slogan del movimento Maga “America First”.

Nel mirino di Washington sono finite agenzie, commissioni e panel consultivi che si occupano di clima, lavoro, migrazione e altri temi che l’amministrazione americana considera “woke” e troppo inclusive, non in linea con l’agenda suprematista e anti-ambientalista della Casa Bianca. Tra le organizzazioni non Onu inserite nell’elenco, figurano la Partnership for Atlantic Cooperation, l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance e il Global Counterterrorism Forum. Tra gli organismi e i trattati da cui la Casa Bianca è uscita c’è soprattutto la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, definita “fondamentale” dagli ambientalisti e dai governi che hanno appoggiato la linea verde. Creata nel 1992, conta tutti i Paesi del mondo come membri, ed è considerata quella che ha dato poi origine all’accordo sul clima di Parigi del 2015, dal quale Trump aveva già annunciato l’uscita durante il suo primo mandato.

Gli Stati Uniti si sono tirati fuori anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, comitato dell’Onu. I governi americani da anni non riconoscono neanche la Corte Penale Internazionale, che si occupa di presunti criminali di guerra come il presidente russo Vladimir Putin e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ma Trump è andato oltre, imponendo sanzioni ad almeno otto giudici e due procuratori della Cpi.

Intanto i tagli al budget della cooperazione internazionale, secondo gli osservatori, hanno lasciato milioni di persone in Africa di fronte al collasso sanitario. Gli Stati Uniti usciranno anche da UN Women, che promuove l’uguaglianza di genere, e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, l’agenzia dell’organizzazione internazionale che si occupa di pianificazione familiare e di salute materna e infantile in più di 150 Paesi. Già erano stati tagliati i fondi all’agenzia per i rifugiati palestinesi nella Striscia di Gaza.

“Questi ritiri – ha spiegato la Casa Bianca – porranno fine al finanziamento da parte dei contribuenti americani e al coinvolgimento in entità che promuovono agende globaliste rispetto alle priorità degli Usa”. “Sono istituzioni ridondanti – ha aggiunto il segretario di Stato Marco Rubio – mal gestite, inutili, dispendiose, in mano a persone che promuovono agende contrarie alle nostre e rappresentano una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale della nostra nazione”.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ammesso di essere “rammaricato” per la notizia del ritiro, ma il suo portavoce, Stephane Dujarric, ha garantito che le organizzazioni continueranno “ad adempiere ai loro mandati con determinazione”. Messico, Corea del Sud e Australia hanno detto di temere che l’uscita degli Usa dai programma sul clima possa indebolire la battaglia globale e favorire quei Paesi, come la Cina, da sempre contrari a ogni regolamentazione.