Claustrofobico e allegorico, su Netflix un film horror spagnolo con una storia cruda e simbolica che divide pubblico e critica.
Se ti piacciono i film che ti provocano, ti disturbano e ti costringono a immedesimarti nel protagonista che vive un dramma molto forte, scopri questo film horror su Netflix che ti porterà in una stanza di cemento, senza finestre, con un buco nero al centro del pavimento. Non sai perché sei lì, né quanto resterai. Sai solo che, una volta al giorno, dal piano di sopra scenderà una piattaforma carica di cibo e che da come mangeranno gli altri dipenderà la tua sopravvivenza.
Preparati a sentirti a disagio con questo titolo spagnolo: “Il buco” (“El hoyo”, “The Platform”), uscito nel 2019 direttamente con distribuzione in streaming e che vanta buoni riscontri di pubblico e critica: 77% di gradimento su Google, 81% su Rotten Tomatoes e 7/10 su IMDb. Oltre ad aver vinto il Toronto International Film Festival e vari premi tra i quali il Premio Goya.
Diretto da Galder Gaztelu-Urrutia, è un titolo perfetto per gli amanti delle storie di fantascienza distopica che ha saputo imporsi come uno dei titoli più discussi e divisivi della piattaforma (sappi che c’è anche il prequel del 2024 “Il buco – Capitolo 2” distribuito in piattaforma da ottobre 2024).
Un’opera a basso budget ma ad altissimo impatto simbolico, capace di trasformare un’idea semplice in una potente metafora sociale. La storia è ambientata in una misteriosa prigione verticale, una struttura composta da centinaia di livelli sovrapposti.
Al centro di ogni piano c’è un’apertura quadrata, il “buco”, da cui scende una piattaforma colma di cibo. La piattaforma parte dall’alto, dove i detenuti possono mangiare a sazietà, e scende progressivamente verso il basso, portando con sé solo ciò che resta.
Chi vive ai piani inferiori è condannato alla fame, alla disperazione e, in alcuni casi, alla violenza estrema. Il protagonista Goreng si ritrova in questo sistema senza comprenderne del tutto le regole. Accanto a lui, compagni di cella sempre diversi, che cambiano ogni mese insieme al livello assegnato.
Questo meccanismo introduce uno degli elementi più inquietanti del film: oggi sei in alto, domani potresti precipitare nell’inferno. Nessuna posizione è stabile, nessun privilegio è garantito. Questo interessante film su Netflix utilizza una narrazione scarna e claustrofobica per parlare apertamente di disuguaglianze sociali, consumismo, egoismo e responsabilità collettiva.
Il cibo diventa qui simbolo di ricchezza e potere, mentre la piattaforma rappresenta un sistema economico che distribuisce risorse in modo profondamente ingiusto. Sari messo di fronte a una domanda scomoda ma sempre molto attuale: il problema è il sistema o le persone che ne fanno parte?
Gli spazi narrativi sono come puoi immaginare angusti, ripetitivi, quasi soffocanti, e contribuiscono a creare un senso di oppressione costante che attanaglierà anche te. L’alternanza di momenti di crudezza estrema e dialoghi fortemente simbolici fa in modo da non spiegare tutto.
Assisterai una un implicito rifiuto della chiarezza totale lasciandoti spazio all’interpretazione, scelta che ha contribuito a renderlo tanto discusso quanto memorabile. Alcune sequenze sono volutamente disturbanti, soprattutto quando il racconto esplora fino a che punto l’essere umano può spingersi quando viene privato di tutto.
Il cast, guidato da Iván Massagué, sostiene con intensità una storia che vive più di idee che di azione tradizionale. Antonia San Juan dà corpo a Imoguiri, ex funzionaria dell’amministrazione del Buco, figura tragica che rappresenta l’illusione di poter riformare dall’interno un meccanismo profondamente ingiusto. Emilio Buale, nel ruolo di Baharat, porta invece in scena la speranza di una ribellione collettiva, subito messa alla prova dalla realtà.
Iván Massagué interpreta Goreng con un’intensità crescente: il suo volto diventa progressivamente lo specchio di una coscienza messa alla prova, oscillando tra idealismo, rassegnazione e istinto di sopravvivenza. Accanto a lui, Zorion Eguileor è memorabile nel ruolo di Trimagasi, cinico e brutale, incarnazione di chi accetta il sistema e lo sfrutta senza porsi domande morali.
I personaggi non sono tanto individui quanto incarnazioni di atteggiamenti morali: l’opportunista, l’idealista, il cinico, il rassegnato. In questo senso, ogni incontro diventa un confronto etico.
Questo drammatico su Netflix, con grosse componenti horror simil splatter, non è un film per tutti. È duro, allegorico, a tratti respingente. Ma proprio per questo riesce a colpire nel segno. È una di quelle opere divisive tra chi la considera geniale e chi eccessiva, ma che difficilmente potrai dimenticare.
Si può dire dunque che “Il buco” resta un titolo fondamentale per chi ama il cinema che provoca e interroga, usando al meglio la fantascienza per parlare del presente, ricordandoti che la vera discesa non è quella della piattaforma, ma quella della tua coscienza quando scegli di ignorare chi sta sotto.