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Quasi un lavoratore su due (il 52%) a livello globale pensa di cambiare lavoro nel 2026, ma trovare un nuovo posto è diventato sempre più difficile secondo il social network LinkedIn che ha realizzato un nuovo report sul mercato, con un approfondimento sul diverso approccio generazionale: elevata competizione, incertezza rispetto alla propria adeguatezza ai ruoli disponibili e divario tra competenze possedute e quelle richieste sono i principali fattori che complicano le ricerche, secondo quanto dicono i due terzi degli intervistati coinvolti. Il mercato del lavoro italiano resta dinamico ma è percepito come sempre più complesso dai professionisti, con i luoghi di lavoro che includono ormai 4 generazioni diverse. Se da un lato i più giovani guardano oltre confine in cerca di opportunità migliori, dall’altro i professionisti più avanti con l’età considerano questa come un fattore che può rendere più difficile un cambiamento di carriera.
Lo scenario italiano
Soffermandoci sull’Italia, i professionisti che cercheranno un nuovo lavoro in Italia sono 2 su 5, il 44%, a fronte di una percentuale quasi analoga (46%) che afferma di non avere in programma alcun cambiamento professionale. I sei lavoratori su dieci che in Italia hanno più difficoltà a trovare un nuovo lavoro parlano di forte competizione per i ruoli disponibili (44%) e i processi di selezione considerati più rigidi (36%). Una sensazione condivisa trasversalmente dalle diverse generazioni, dai più giovani ai baby boomer. «Il mercato del lavoro oggi assomiglia sempre più a una grande rotonda, in cui flussi diversi, le generazioni, le competenze e la tecnologia, si incrociano continuamente – commenta Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia -. Vediamo ora che oltre 6 professionisti su 10 trovano più difficile cercare lavoro rispetto al passato, e questo fornisce una direzione chiara: servono strumenti che rendano il percorso più leggibile, equo e basato sulle competenze».
Le differenze generazionali
Le sensibilità e l’approccio al mercato del lavoro cambiano a seconda delle generazioni. Per esempio, se prendiamo la Generazione Z più di 8 giovani su 10 hanno dichiarato di aver preso in considerazione l’idea di trasferirsi all’estero per migliori opportunità di carriera (81%), seguiti da circa 2 millennial su 3 (67%). Una propensione che diminuisce con l’età, ma che resta significativa anche tra i professionisti più maturi. L’età viene percepita come l’ostacolo più forte per ricominciare un percorso di carriera per competere, nonostante competenze ed esperienza consolidate.
La complessità dei percorsi di selezione
A rendere la ricerca di lavoro un’impresa difficile contribuiscono iter di selezione lunghi e dispersivi: circa la metà degli intervistati ritiene che i processi abbiano troppe fasi (50%), mentre oltre 5 persone su 10 dichiarano di temere truffe o annunci di lavoro falsi (51%). Quasi la metà afferma inoltre che il processo sia diventato troppo impersonale (49%). Molti professionisti segnalano anche lo scarso riscontro: quasi 1 su 4 indica tempi di risposta molto lenti da parte dei recruiter (24%), mentre circa 1 su 5 lamenta il “ghosting” ovvero la totale assenza di conferma di ricezione della candidatura o di feedback sull’esito del processo. Nel mercato del lavoro continuano a dominare le dinamiche informali: oltre 3 professionisti su 10 ritengono che le conoscenze personali contino più del merito (32%), mentre solo 1 su 5 crede che impegno e competenze vengano sempre premiati.
