Gustavo Petro al Pais: «Trump mi ha detto che preparavano un’invasione»
Il presidente colombiano, Gustavo Petro, ha rivelato di aver temuto un’azione militare degli Stati Uniti sullo stile della cattura di Nicolas Maduro in Venezuela, dopo mesi di attacchi verbali di Donald Trump. Ma che una lunga telefonata avuta con il Tycoon statunitense ha «congelato» la minaccia. «Trump mi ha detto che stavano preparando qualcosa in Colombia, un’operazione militare», ha riconosciuto Petro in un’intervista oggi a El Pais, spiegando di aver temuto di fare la fine di Nicolas Maduro. Il colloquio, durato circa un’ora, ha abbassato i toni. Il presidente colombiano sostiene che su alcuni dossier le distanze con Trump non sono ampie. «La mia posizione sul Venezuela non è molto distante da quella di Trump» e «sul narcostraffico non abbiamo nessuna distanza». Petro che, secondo El Pais, «ha abbassato i toni antimperialisti», descrive il capo della Casa Bianca come una persona pragmatica: «Fa quello che pensa, come me», assicura. Nel contesto internazionale teso, con le minacce del presidente statunitense a diversi governi latinoamericani, Gustavo Petro, a otto mesi dalla fine del mandato e con un quadro interno fragile, cerca di evitare nuovi scontri con Washington, puntando sul dialogo diplomatico. Il presidente colombiano, che ha convocato mobilitazioni popolari come «difesa», dice che la minaccia del tycoon «si è congelata, ma potrei sbagliarmi». Sul Venezuela ribadisce la necessità di una transizione politica e di elezioni, che «non può essere imposta dall’esterno, deve nascere dal dialogo venezuelano». E conferma di aver parlato anche con la presidente ad interim, Delcy Rodriguez, descrivendola come «sotto pressione dall’esterno e dall’interno». Secondo Petro, Rodriguez sostiene la necessità di rafforzare l’unità latinoamericana, ma «la sua priorità dovrebbe essere unire il popolo venezuelano», avvertendo che «se il popolo si divide, arriverà la colonizzazione».