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È stato disposto l’inizio del dibattimento per l’archistar Stefano Boeri e per altri sei imputati nel processo sul progetto Bosconavigli, un complesso residenziale nello storico quartiere San Cristoforo, zona sud-ovest di Milano, con al centro le accuse di lottizzazione abusiva e abuso edilizio.
Lo ha deciso la giudice della decima penale, Giovanna Taricco, al termine dell’udienza “predibattimentale”, dopo che c’era stata, nei mesi scorsi, la citazione diretta a giudizio da parte della Procura di Milano, in uno dei vari filoni dell’inchiesta sulla gestione urbanistica. La giudice, decidendo dunque di mandare a giudizio nel dibattimento tutti gli imputati, ha respinto le richieste delle difese, tra cui anche quella dell’avvocato e professore Francesco Mucciarelli, difensore dell’architetto di fama internazionale. “Boeri ha fatto sempre ed esclusivamente il progettista, non ha diretto i lavori e ciò risulta negli atti”, ha spiegato il legale. Per la difesa, dunque, non può concorrere nei reati contestati e andava prosciolto, prima del dibattimento, “perché il fatto non sussiste”. Tra gli imputati anche gli ex dirigenti comunali Alberto Viaroli e l’ex direttore dello Sportello unico edilizia Giovanni Oggioni, già arrestato per corruzione in un filone della maxi indagine. Il dibattimento inizierà il 16 marzo davanti al giudice Franco Cantù Rajnoldi.
Dopo 2 ore di discussione degli avvocati e del pubblico ministero Paolo Filippini, la giudice Giovanna Taricco della decima sezione penale del Tribunale di Milano ha rinviato a giudizio anche il presidente della Triennale, l’ingegner Marco Nolli in qualità di legale rappresentante della società Milano 5.0 (committente e titolare del permesso di costruire), il co-progettista Giovanni Da Pozzo, il costruttore Cristoforo Giorgi, quale legale rappresentante dell’impresa esecutrice dei lavori Smv Costruzioni srl, e il direttore dei lavori Stefano De Cerchio.
Sono tutti accusati di cooperazione colposa in lottizzazione abusiva e in abusi edilizi per aver realizzato su un lotto libero di 8mila metri quadrati il palazzo, alto nel punto massimo oltre 40 metri per 12 piani, in assenza di un piano attuativo e in un’area in cui “l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti”, e di averlo fatto attraverso una convenzione urbanistica mai votata da consiglio e giunta comunali di Milano.
Tra le imputazioni anche l’utilizzo scorretto del permesso di costruire convenzionato come titolo edilizio e presunti oneri di urbanizzazione sottostimati.
