Bologna, 9 gennaio 2026 – E’ stato confermato anche in Appello l’ergastolo a Giampaolo Amato, dopo quattro ore di Camera di Consiglio: “Conferma l’impugnata sentenza”. Ridotto il risarcimento disposto per Anna Maria Linsalata, sorella e figlia delle due vittime. Le motivazioni saranno disponibili in 90 giorni. E’ l’esito del processo in Appello per l’imputato Giampaolo Amato, ex medico della Virtus condannato in primo grado all’ergastolo, assistito dagli avvocati Franco Coppi e Valerio Spigarelli, accusato di aver ucciso con la somministrazione di farmaci la moglie Isabella Linsalata e la suocera Giulia Tateo.
In mattinata l’oculista aveva reso dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta da Domenico Stigliano.
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Cosa ha detto al giudice Giampaolo Amato
Poco meno di nove minuti di dichiarazioni: “Prima del vostro ingresso in Camera di Consiglio volevo farvi sentire dalle mie parole la verità. Io non ho commesso quello per cui sono imputato, non ho ucciso mia moglie e mia suocera. Sono un medico e ho dedicato tutta la mia vita alla cura dei miei pazienti. Ho il sacro rispetto della vita umana. E la sola idea che si pensi che io possa aver fatto del male a Isabella e alla mamma, per me è insopportabile. Sono stato dipinto come una persona che non sono e che non sono mai stato, un essere avido e spregiudicato che ha fatto del male a una donna con cui ha vissuto 40 anni e con cui ha avuto due figli meravigliosi, che non credono che io sia colpevole e che mi hanno aiutato a sopportare tutto questo. Sono un uomo né migliore né peggiore di altri. Sono devastato. L’ho fatta soffrire (Isabella, ndr) ma questo non è un reato. Non c’era nessun motivo di contrasto economico, ho rinunciato subito all’eredità a favore dei nostri figli. L’idea che io possa essere considerato un mostro senza cuore solo per l’uso di un appartamento su cui peraltro c’era totale accorso sull’utilità, mi sembra una follia”.

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“Non sono uno spregiudicato calcolatore”
“Ancora oggi – prosegue Amato – non riesco a capire che vantaggio avrei avuto. Sono precipitato in questo vortice giudiziario in cui mi si è chiesto di ricordare fatti e avvenimenti avvenuti a grande distanza di tempo. Mi hanno dipinto come uno spregiudicato calcolatore. Non lo sono. Il duplice delitto non c’è mai stato. Le loro morti sono state spiegare davanti a voi. Quello che voglio farvi comprendere è che io non ne porto la responsabilità. Sono innocente e non smetterò mai di giurarlo, per me e per i miei figli, per la verità senza la quale non c’è giustizia”.
La sorella e figlia delle vittime: mia sorella non era drogata 
Anna Maria Linsalata, sorella e figlia delle vittime: ha condotto la battaglia contro Amato (foto Schicchi)
“Sono state dette cose inaccettabili. Mia sorella non era drogata. Il mio non è un giudizio morale, ma non era mia sorella, lei era un’altra persona. Per me era importante la verità e sono soddisfatta. È stata durissima. Sono contenta e mia sorella mi ha accompagnato in questo percorso”. Anna Maria Linsalata, sorella di Isabella, ha parlato così commentando la sentenza di conferma dell’ergastolo per il cognato. “Ringrazio chi ha collaborato per questo risultato”, ha detto ancora. Ad una domanda dei giornalisti sul rapporto con i nipoti, i figli dell’imputato che hanno sostenuto l’innocenza del padre, Anna Maria Linsalata ha sottolineato la loro “distanza” dalla sorella, “che è stata una madre sempre presente, disponibile, eccezionale, oltre che sorella, moglie e medico”.
E anche nelle dichiarazioni spontanee di Amato, in mattinata, “ho sentito cose che avrei preferito non sentire, per fortuna è stato breve”. “Siamo soddisfatti perché è stata ristabilita una verità nei confronti di due persone, vere vittime di questo processo, cosa forse un po’ dimenticata da parte di molti”, ha detto l’avvocato Maurizio Merlini, difensore di parte civile insieme alla collega Francesca Stortoni. “La sentenza ristabilisce la dignità di queste due vittime”, ha detto ancora.
Il legale di Amato: non è finita qui
L’avvocato Valerio Spigarelli, difensore di Amato, ha lasciato l’aula dicendo: “Giustizia secondo noi non è stata fatta, ma non è finita qui”.