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Un viaggio nel deserto all’interno della cultura rave: si può sintetizzare così “Sirât”, quarto lungometraggio del talentuoso Oliver Laxe, regista spagnolo con nazionalità francese, nato a Parigi nel 1982.

Dopo aver partecipato al Festival di Cannes in varie sezioni secondarie con i suoi film precedenti, lo scorso anno ha esordito in concorso e vinto il Premio della Giuria con questa pellicola che è stata tra le più analizzate e discusse dell’interno cartellone della manifestazione francese.

Al termine di una sequenza iniziale dove la musica è assolutamente protagonista, andiamo a conoscere Louis e Stéphane, un padre e un figlio che arrivano a un rave isolato nel mezzo del deserto, immerso nella polvere e nell’incessante musica elettronica.

Sono lì per cercare Marina, figlia e sorella, scomparsa mesi prima durante una di quelle feste che sembrano non finire mai. Con in mano una foto e negli occhi la speranza, padre e figlio si immergono in un mondo che non conoscono, tra ritmi ipnotici e giovani in trance, in fuga dalle regole della vita quotidiana. In mezzo a tende, fuochi e il silenzio del deserto, decidono di unirsi a un gruppo di ragazzi in cammino verso un’ultima, mitica festa nel cuore del Sahara.

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Forte di un costante bombardamento audiovisivo, che segue i ritmi della cultura rave e il fascino degli scenari del deserto, “Sirât” è un viaggio mistico, in cui lo spettatore è chiamato a partecipare della ricerca di questa misteriosa ragazza di cui ci rimane soltanto qualche immagine.