di
Alberto Zorzi

Venezia, la pista dei frame che ritraevano il killer con una trans. «Il colpo partito per sbaglio»

Arrivare a uccidere per evitare che le sue immagini in compagnia di una transessuale circolassero di smartphone in smartphone. Dietro il macabro omicidio dell’ultimo giorno dell’anno nelle campagne veneziane di Malcontenta di Mira (Venezia), ora spunta un movente scabroso: quello di un video hot, forse girato in un locale di lap dance. Gli inquirenti da giorni battevano la pista dello spaccio e dei debiti di droga, in parte quella passionale e sentimentale. Ma ad aprire un nuovo filone d’indagine sulla morte di Sergiu Tarna, il 24enne barman moldavo freddato con un colpo di pistola in fronte alle 3 del mattino del 31 dicembre, è stato lo stesso presunto killer, l’ormai ex agente della Polizia locale di Venezia Riccardo Salvagno, 40 anni.

È stato lui, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di mercoledì scorso, affiancato dal suo avvocato Guido Galletti, a riferire al gip Claudia Ardita che da lì nascevano le pesanti liti con la vittima: temeva infatti che Tarna diffondesse il video e anzi forse pensava che già qualcuno l’avesse visto, mettendo a rischio la sua carriera. Per questo gli aveva chiesto più volte, pare invano, di cancellarlo. Salvagno — in cella da martedì, anche se da Venezia è stato spostato in un altro carcere per evitare aggressioni — ha poi negato che il suo obiettivo fosse quello di uccidere: «Volevamo spaventarlo, picchiarlo, ma lui è scappato e allora l’abbiamo bloccato. Poi è partito un colpo di pistola per sbaglio», il senso del suo racconto. Versioni tutte da verificare da parte del pm Christian Del Turco e del procuratore capo reggente Stefano Ancilotto, che coordinano le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Venezia. Probabilmente nei prossimi giorni Salvagno verrà risentito dai magistrati.



















































Le indagini ovviamente continuano anche per trovare il complice ancora in fuga, che sarebbe un albanese scappato subito dopo nel suo paese natale, forse — come ipotizza il giudice — dopo essere stato portato da Salvagno a Gorizia. Pare infatti che un amico del giro di Salvagno manchi all’appello dallo stesso giorno. Il vigile dal confine orientale era poi tornato indietro verso Verona, quindi è arrivato in auto fino a Valencia, in Spagna. Proprio lì, nei dintorni, si è fermato per alcuni giorni, fino a quando gli sono bastati i soldi, poi il 5 gennaio è rientrato in aereo, si è fatto venire a prendere dal padre e però è stato arrestato nei dintorni della sua abitazione, a poche centinaia di metri dal luogo del delitto, grazie a un blitz dei carabinieri con i droni.

«Stai attento a quello che fai, per sta roba mi su (sic, ndr) disposto ad arrivare fino alla fine – aveva scritto Salvagno a Tarna il giorno di Natale su Telegram – La gente che ha fatto questo pagherà col sangue». La sua rabbia era esplosa poi la sera del 26, dove i due erano stati visti litigare in un locale, accusandosi a vicenda di mentire. Quindi la notte tra il 30 e il 31 il killer e il complice erano andati a cercarlo per tutta Mestre, fino a trovarlo in un bar, fuori dal quale l’avevano caricato in macchina a forza attorno alle 2.15, per poi portarlo sul luogo del delitto e ucciderlo circa mezz’ora dopo. «Un episodio allucinante, ammazzare una persona così è incredibile — ha commentato ieri il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro — Spero che il complice si costituisca e che vengano fuori le motivazioni per questo episodio. Noi cercheremo di capire come aiutare la mamma della vittima a organizzare il funerale, dando anche un contributo».


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10 gennaio 2026 ( modifica il 10 gennaio 2026 | 08:17)