E’ stata inaugurata a novembre la mostra al Santa Maria della Scala di Teodora Axente, pittrice romena innamorata di Siena
Sarà Teodora Axente a realizzare il Drappellone del Palio di agosto. Un nome di rilievo internazionale, capace di intrecciare memoria storica, spiritualità e immaginazione, oggi protagonista anche di una importante esposizione a Siena.


Chi è Teodora Axente
Nata nel 1984 a Sibiu, in Romania, Teodora Axente vive e lavora a Cluj-Napoca. La sua formazione e la sua ricerca si collocano nell’ambito della cosiddetta Scuola di Cluj, una delle realtà più vivaci e riconosciute dell’arte contemporanea dell’Europa orientale. La sua pittura nasce da un dialogo profondo con la storia dell’arte, la fede religiosa e una dimensione fortemente narrativa, che attraversa tutta la sua produzione.
I suoi quadri sembrano sospesi nel tempo: guardano alla pittura fiamminga del Quattrocento e del Cinquecento, ma allo stesso tempo aprono le porte a mondi onirici e surreali. Come afferma la stessa artista, la pittura è per lei una continuazione del sogno, un modo per trasformare la realtà e superarne i confini.
La mostra a Siena
In questi mesi Teodora Axente è protagonista a Siena con la mostra Metamorfosi del Sacro, allestita nel complesso museale di Santa Maria della Scala e visitabile fino all’11 gennaio 2026. Per preparare l’esposizione, l’artista ha trascorso un mese in città, studiando da vicino la storia, l’architettura e l’enorme patrimonio simbolico del luogo.
Il risultato è un ciclo di venticinque opere realizzate appositamente per questi spazi. Nei dipinti emergono riferimenti diretti agli affreschi del Pellegrinaio, in particolare a quelli di Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta. Emblematica è l’opera The Ladder, una scala immaginaria che accoglie il visitatore e diventa metafora di un percorso di ascesa, memoria e rinascita.
Una pittura tra corpo e spirito
Davanti alle opere di Teodora Axente si ha la sensazione di trovarsi di fronte a immagini destinate a durare. La raffinatezza tecnica si unisce a una forte carica simbolica. I suoi personaggi, spesso ibridi tra umano e animale, sembrano pellegrini sospesi tra corpo e spirito, tra bene e male, tra realtà e sogno.
Le scene costruite dall’artista raccontano una continua trasformazione: nulla è fisso, tutto è in divenire. È questa metamorfosi, soprattutto del sacro, a costituire il cuore della sua ricerca e a rendere la sua pittura profondamente evocativa.
Un’artista che ha saputo confrontarsi in profondità con Siena e con uno dei suoi luoghi più emblematici lascia immaginare un Drappellone intenso e carico di suggestioni, in grado di parlare alla tradizione del Palio con uno sguardo personale e contemporaneo.
