Un ragazzo della pastorale giovanile, due gemelle liceali impegnate in parrocchia, uno studente della pastorale universitaria si fanno portavoce, nell’incontro in Aula Paolo VI con il Vescovo di Roma, delle domande di senso che attraversano tanti coetanei. Memori dell’esperienza del Giubileo, si interrogano su come coltivare rapporti autentici, evitare le logiche dei conflitti, sfuggire alle catene della fiacchezza e del perfezionismo. Il cardinale Reina ricorda le vittime di Crans-Montana

Antonella Palermo – Città del Vaticano

L’entusiasmo di rivivere l’esperienza travolgente della veglia di Tor Vergata, lo scorso agosto, misto a dubbi, angosce, solitudini che nemmeno si sanno ben mettere a fuoco, per le quali nemmeno si riesce spesso a trovare le parole per dire. Sono spine nel fianco, alle volte più acute, molto più spesso più sonore. Ci provano a raccontarle alcuni ragazzi e ragazze di vari ambienti cattolici della capitale che nel pomeriggio di oggi, 10 dicembre, presentano al Vescovo di Roma le loro vite. Ben consapevoli dell’unicità di ogni esistenza, sono tuttavia consci di una comune nebbia nell’angolo, pronta ad avvolgerli, e che rischia di opacizzare slanci e speranze. Le loro testimonianze arrivano dopo oltre venti minuti di strette di mano, di carezze benedicenti, di braccia tese: è ciò che segna l’ingresso in Aula Paolo VI dove famiglie intere, gruppi, comunità, movimenti, studenti esultano. 

Stringersi

Stringersi   (@Vatican Media)

Reina, il ricordo delle vittime di Crans-Montana e di chi vive nel disagio

Giunto al palco della Sala Nervi gremita oltre ogni aspettativa, ammette il cardinale Baldo Reina, Vicario Generale per la Diocesi di Roma nel suo saluto introduttivo, il Papa è accolto con il canto Jubilate Deo. Il cardinale sottolinea la risposta “generosissima” dei giovani che tanto hanno desiderato questa iniziativa, nata spontaneamente e direttamente da loro all’indomani del servizio prestato per il Giubileo. Proprio quella esperienza di accoglienza giubilare ha fatto vivere un “volto bello di Chiesa”, dice il porporato, “che vive una profonda solidarietà”. Incontrando il Papa i giovani vogliono essere confermati nel desiderio e proposito di santità. In ognuna delle 36 Prefetture della Diocesi, precisa ancora Reina, è stato creato un buon coordinamento tra gli uffici di Pastorale giovanile. Il Vicario generale, prima di cedere il microfono ai giovani, ricorda i tanti assenti, che hanno preso “strade sbagliate”. Il pensiero va in particolare a chi è nel “tunnel delle dipendenze, in situazioni di disagio fisico e mentale”. Poi il dolore per i ragazzi morti nella tragedia di Crans-Montana. Un fragoroso applauso si sprigiona dalla folla che segna la commozione dell’assemblea. “Vorremmo tanto spenderci per loro, per chi vive situazioni di sofferenza”.

Il Papa ai giovani di Roma: una vita di like senza affetto ci delude, siamo fatti per la verità

Il Vescovo di Roma incontra in Aula Paolo VI migliaia di ragazzi e ragazze e risponde alle loro inquietudini in un’epoca che spesso li rende soli, disorientati, pigri. …


Matteo: c’è tanta solitudine, cosa spera il Papa per noi?

La testimonianza di Matteo Maio, 25 anni, si apre con un “ti vogliamo bene, non sei solo”. Scoppia il primo di una serie di applausi. Il cuore si apre così con una schiettezza disarmante. Matteo si fa voce di un “noi”, di una collettività che oggi “si scambia la pace”. Dice di una solitudine che in profondità tocca tanti giovani e che arriva addirittura in alcuni casi a fatti di autolesionismo, porta a varie forme di depressione, a spegnere la voglia di vita. Ricorda il “miracolo” del Giubileo, il miracolo di vedere una Chiesa unita, giovani che pregano. “Oggi siamo qui per dire sì alla pace, sì all’amore”. Matteo ha un tono familiare e sobrio allo stesso tempo. È umilmente compiaciuto di aver dato il proprio contributo nell’organizzazione e nell’accoglienza dei pellegrini durante il Giubileo, “un anno bellissimo”, dice. “Ho visto persone donare tutto: tempo, soldi, amore. Ho visto persone cambiare, persone tornare a credere”. Qui la voce si rompe per la commozione. Matteo ha percepito la Chiesa come una casa e ora chiede al Papa cosa Egli spera per loro, i suoi giovani. E poi, l’audace e sommessa domanda: “Possiamo abbracciarla?”. Accade, per diversi istanti.

La folla di giovani

La folla di giovani   (@VATICAN MEDIA)

Francesca e Michela: esibizionismo e violenza, come proteggersi?

La parola passa a due gemelle, Francesca e Michela Zazza, cresciute nella parrocchia di Santa Giulia, all’ultimo anno di liceo. Si sentono fortunate ad aver impegnato tanto tempo in un luogo che, ammettono, è diventato per loro “una famiglia”. Preghiera e condivisione le hanno forgiate nei valori del dialogo, dell’empatia, della dedizione all’altro. Per questo avvertono con particolare dissonanza cosa si respira spesso fuori: l’ossessione per successo e visibilità, amplificata dai social media. Parlano di “continua esibizione e brama di superiorità, che a volte sfocia persino nella violenza tra coetanei”. Le due ragazze intravedono come da queste posture possano nascere le guerre e possa venire annientato il senso di umanità. Sottolineano con maturità che “dove la competizione diventa dominio e la differenza diventa minaccia, proprio lì la pace e la speranza perdono la loro luminosità”. La richiesta al Papa è dunque di riportare al centro la via per relazioni vere ed edificanti. 

Il video della pastorale giovanile mostrato al Papa in Aula Paolo VI

Francesco: come rompere le catene della rivalità?

Tocca a Francesco offrire la propria testimonianza di studente di Informatica a La Sapienza. Anch’egli fa riferimento esplicito alla perdita di gusto della vita da parte di tanti della sua generazione. Parla dell’omologazione che impedisce una sana aggregazione giovanile. “Ci mancano le forze”, lamenta. E, soprattutto, mette il dito in una delle piaghe più pericolose: “Ci affidiamo al primo che passa e che non vuole il nostro bene”. Riconosce che la dipendenza dagli schermi impersonali distoglie dalla volontà di mettersi seriamente a nudo con la propria anima, di guardarsi dentro. “Siamo persi, svogliati, siamo pieni”. Francesco in sostanza porta dinanzi alla platea di cui fa parte e dinanzi al Pontefice il disorientamento, l’incapacità di compiere un vero discernimento, bloccati da una continua rincorsa verso chi si pone come concorrente per cui “chi sbaglia è perduto”. Cosa fare per rompere queste catene?

L'Aula Paolo VI gremita di giovani

L’Aula Paolo VI gremita di giovani   (@VATICAN MEDIA)