Uno spostamento di asse cardinale. Passare dall’est verso ovest di «Fra la via Emilia e il West» al sud verso nord di chi imbocca l’autostrada del Brennero e si butta in Europa. Sostenere che Pier Vittorio Tondelli abbia cambiato l’ago della bussola di un’intera generazione, quella descritta in Altri libertini, è forse esagerato. Di certo, però, l’ha raccontata nel suo caos, e nella voglia di vivere, che percepiva la crisi dello stesso modello emiliano, ne è stato il narratore principale. Il muoversi è l’elemento principale dei suoi libri e dei suoi scritti. Viaggiare per poi tornare.

Oggi avrebbe 70 anni e la sua terra, la sua Regione hanno voluto dedicargli un documentario particolare, celebrativo e riflessivo allo stesso tempo. Viva Tondelli, uno scrittore delle nostre parti, presentato nella sua Correggio a inizio dicembre e ancora in giro per cinema e piattaforme, da un’idea di Stefano Asprea per la regia di Michael Petrolini, produzione esecutiva di D.E-R Documentaristi Emilia-Romagna, in collaborazione con il Comune di Correggio e il Centro documentazione Pier Vittorio Tondelli.

In cinquanta minuti l’affresco della sua generazione, della sua Correggio e dei suoi tanti lasciti è completo e affascinante, specie per chi non lo conosce o lo conosce poco, giovani in primis.

Tondelli era e rivendicava di essere «profondamente emiliano», «legato alle mie origini in quel modo tutto particolare – generoso, forse – esuberante e ansiosamente malinconico che hanno i personaggi della mia terra», come scrisse in Racconto sul vino.

Pur di non entrare in contrapposizione con il maestrone «in odor di Toscana» Francesco Guccini, il documentario cita una critica molto favorevole di Tondelli al primo romanzo del cantautore di Pavana Croniche epafaniche del «nostro sommo cantastorie».

Anche perché in Tondelli rimane il riferimento all’America: «l’idea forte di vedere tutta la provincia emiliana come una grande provincia di stampo americano dove tutti i giovani si muovessero». Financo allargandosi alla Romagna di Rimini, il romanzo più romanzo della sua produzione.

Tondelli viene sempre definito uno scrittore «postmoderno» ma qui si scopre che lui l’aggettivo l’ha usato solo «in modo ironico, una parola contenitore che può indicare il decennio degli anni Ottanta», seppure egli stesso considera Altri libertini un libro degli anni Settanta.

Le foto in bianco e nero nelle trattorie dove giovani e vecchi bevevano vino insieme sono il punto di partenza. L’idea di un «Tondelli scrittore post politico» o (peggio) «post ideologico» vengono facilmente confutate dalla sua figura di intellettuale che, unico nella sua generazione, ha aiutato chi voleva scrivere. I suoi consigli per giovani narratori, usciti su Linus nel 1985, sono ancora attualissimi: «Perché non scrivete pagine contro chi odiate o chi amate (…), raccontate di voi, (…) i vostri viaggi, (…) iniziate a fingere, (…), evitate giudizi, (…) non fate piagnistei, (…) raccontate sulla carta qualcosa che parta dal vostro mondo ma che diventi poi il mondo di tutti (…), il modo più semplice è scrivere come si parla, questo è già in sé un fatto nuovo perché la lingua cambia continuamente, è il modo più semplice ma non è il più facile».

La raccolta annuale per scrittori Under 25 per la Transeuropa di Massimo Canalini ne è stato il frutto, carico di talenti poi sbocciati, fra cui l’altro emiliano Enrico Brizzi.

La rivoluzione di Altri libertini e «una lingua diversa per ogni libro», toccando l’apice in Camere separate, sono i grandi lasciti di Tondelli, riconosciuti ormai universalmente e riscoperti da ogni generazione in modo uguale e allo stesso tempo diverso per esperienze.

Il fratello maggiore, Giulio, agli antipodi rispetto a Pier Vittorio, introduce il documentario. Le foto scattate dal sesto piano di casa, tanti per la pianura Padana anche di città, sono il prodromo di un punto di vista completamente inedito con cui Tondelli descriveva il mondo.

Correggio con il suo teatro Bonifazio Asioli è il palco che riunisce i testimoni della grandezza di Tondelli.

«Vengo a sapere che uno di Correggio aveva pubblicato un libro per la Feltrinelli addirittura e questo libro era stato sequestrato». La conoscenza del concittadino da parte di Luciano Ligabue è un imprimatur. Una traccia indelebile che porta all’accostamento fra Tondelli e la sua canzone più famosa: Certe notti: «C’è molto di quell’andare da Correggio senza fermarsi e senza curve verso il profumo del mare del Nord», concede Ligabue. Di certo l’uso dei pronomi dimostrativi («questo», «quello», «qua») e indefiniti («certe», «parecchio», «tanto») è un tratto comune a chi ha calcato la via Emilia.

L’orizzonte culturale dei giovani di quel tempo era fatto da Tondelli, Andrea Pazienza, Freak Antoni e i Cccp. «Una generazione che non si tirava indentro, senza rete, che si offriva al mondo, generosa, bruciandosi, scoprendo le siringhe, le bastonate, le malattie che arrivavano sulla propria pelle», sottolinea un Massimo Zamboni che ha conosciuto Tondelli e da un buon decennio alterna la penna alla chitarra elettrica.

L’esperienza del ’77, del Dams a Bologna ha forgiato la voglia di sperimentare di Tondelli. La provincia – non l’essere provinciale – intesa «in senso positivo, una serie di valori che magari vengono cambiati ma hanno una loro solidità», «si parte dalla provincia con antenne così dritte e alla provincia si torna». E Tondelli infatti è sepolto accanto ai genitori nel cimitero vicino casa.

Unico difetto che si può trovare al documentario: l’omosessualità resta sullo sfondo, non è sviluppata. La morte per Aids, rimossa.

Se il professor Alberto Bertoni e NicoNote (Nicoletta Magalotti), autrice delle musiche della trasposizione cinematografica di Rimini, sono alter ego di Tondelli, le letture di Vinicio Capossela, che nella vicina Scandiano è solo cresciuto, e di Licia Lanera, autrice pugliese dello spettacolo teatrale Altri libertini, ne dimostrano la molteplicità nella differenza di radici.

«Questo documentario è un prezioso omaggio a uno scrittore unico che, pur nel respiro internazionale della sua opera, ha saputo narrare i tanti volti e mutamenti dell’Emilia e della Romagna, mantenendo sempre un legame forte con la sua terra e i suoi protagonisti- sottolinea l’assessora alla Cultura della Regione Gessica Allegni -. Vogliamo dare massima diffusione al documentario, per far conoscere la grandezza di ‘uno scrittore delle nostre parti’ che, con i suoi racconti, ha saputo scavalcare il tempo e lo spazio, senza mai smettere di ispirare, emozionare e vivere».