Quando sei costretto a precisare di non avere politicamente e posturalmente nulla a che spartire con chi, come te, dice di ritenersi “di sinistra”. Su queste stesse pagine, anni addietro, ho raccontato espressamente di non essere più “comunista”, associando ogni mia parola al rifiuto di un pensiero tossico che mette in discussione il principio inviolabile della libertà rendendolo subalterno a una presunzione di giustizia sociale, che poi tale non è. In verità mai pienamente ritenuta valida in nome di un mal digerito giacobinismo da sottoscala ideologico. Le ultime settimane hanno fatto sì che perfino riconoscermi nella nozione stessa di “sinistra” mi appare faticoso, se non improponibile. Più semplicemente, mi si conceda il narcisismo letterario che dai tempi della denuncia togliattiana del romanzo Dottor Zivago di Pasternak, ritenuto in dato contesto sorta di peccato “borghese” inaccettabile, sono immensamente felice di ritenermi ormai unicamente un signore aristocratico, già “comunista”, estraneo definitivamente a ogni forma di pensiero ideologico, ripeto: tossico.

Le metafore in questo caso, sebbene letterarie (d’altronde è uno scrittore a esprimersi) sono necessarie per salvare il bisogno di fantasia, strumento che ogni regime, fosse anche il più utopico, ha mai ritenuto necessario. In questo senso, senza sforzi, credo possano valere le affermazioni di un filosofo libertario, Albert Camus, che, nel suo saggio su L’uomo in rivolta chiariva: “Scelgo la libertà. Perché anche se la giustizia non è compiuta, la libertà mantiene un potere di protesta contro l’ingiustizia e mantiene aperta la possibilità di esprimersi”.

Citazione che nei giorni scorsi, davanti alla vista dei manifestanti pro-Maduro connotato sotto insegne antagonistiche, sono andato pedissequamente, di più, gratuitamente, grazie alla sua icastica immediatezza, a cercare in rete come risposta definitiva a chi ritiene di dover accettare il dispotismo, poco importa se ha nome Putin, Maduro, Trump, Netanyahu o vattelappesca, muovendo da un non meno presunto bene superiore politico. Lo stesso che nella storia della sinistra cosiddetta rivoluzionaria ha paranoicamente legittimato ogni genere di sistema concentrazionario nutrito di delazione, dunque destinato al controllo poliziesco sovente imposto come costume attitudinale di massa. Inutile aggiungere che, ancor prima che giungesse il volto criminale di Stalin, ragionando dell’esperienza sovietica, le spore avvelenate di un pensiero autoritario era già presente in Lenin, dimenticando le obiezioni che Rosa Luxemburg muoveva a quest’ultimo già nel 1918, un anno appena dalla rivoluzione d’ottobre, ossia che in assenza di democrazia non si dà socialismo.

So bene che in altrettanto assenza di interesse verso la complessità, e dunque della diacronia storica con le sue tappe, ogni genere di riferimento che preceda l’avvento, metti, di un Matteo Renzi, possa sembrare un semplice ingombro, tutte cose destinate a far sbuffare, a far dire con postura da semplificatori prossimi all’analfabetismo culturale ancor prima che politica “… ma di che sta parlando questo qui?”

Eppure questa riflessione possiede un suo nodo. Sì, un dunque che inquadra, scendendo nello specifico quotidiano, l’adesione fideistica da parte di una certa realtà umana e militante “di sinistra”, lo spettacolo ai miei occhi desolante che ha visto molti scendere in piazza, in modo del tutto acefalo in difesa di una fantasmatica idea del Venezuela “socialista” legato alla figura di un Maduro, accompagnato dall’ombra di Chavez. Qui nessuno mette in dubbio l’irricevibilità di chi, come Trump, fa strame con postura tracotante da osceno satrapo del diritto internazionale, resta tuttavia che gli “idola” innalzati sulle bandiere in risposta a ogni possibile acclarata forma di “imperialismo” mostrano d’essere rancidi, pura miseria ideologica accompagnata da una paccottiglia che personalmente ho conosciuto negli anni Settanta all’acme di un velleitarismo “rivoluzionario” che nulla di buono ha espresso, se non l’occhio torvo dell’aspirante agente delle possibili “Securitate” autoconvocate sempre in nome della vigilanza militante. Mai certa sinistra è stata brutta come adesso. In grado di concedere autostrade di consenso alla semplificazione autoritaria delle più ottuse destre. Mai in mio nome, grazie.