Influenza e polmoniti, fondamentale rafforzare il ruolo del territorio, affinché i Pronto soccorso rimangano il luogo dell’emergenza-urgenza e non l’unica porta di accesso al sistema sanitario. Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e provincia, lancia l’allarme: «Mancano i medici di famiglia, le carenze sono 700 ma 400 assegnazioni di colleghi avvenute a dicembre sono bloccate dalla burocrazia e i colleghi in attesa della documentazione finale per entrare in servizio e aprire i nuovi studi nelle zone assegnate spesso in aree metropolitane periferiche o nelle aree interne sguarnite».
APPROFONDIMENTI
Dottor Zuccarelli, qual è l’intoppo di cui si lamenta?
«Il 17 dicembre in Regione sono stati assegnati circa 400 nuovi medici di medicina generale in tutte le province su 700 carenze. Ad oggi non possono iniziare l’attività perché gli uffici regionali ancora non inviano alle Asl il decreto di assegnazione. Si tratta di 600mila cittadini campani (150mila a Napoli e provincia) che potrebbero scegliere un medico già disponibile. Intanto, l’epidemia influenzale picchia duro e Pronto Soccorso traboccano».
È soprattutto la rete degli ospedali a registrare il picco di infezioni complicate?
«Il sensibile incremento dei casi di polmoniti influenzali e le conseguenti richieste di assistenza medica urgente investono prima il territorio, e dunque pediatri e medici di famiglia chiamati a fare filtro, e poi gli ospedali. Da settimane assistiamo a un sovraccarico dei Pronto Soccorso, conseguenza diretta dell’ondata influenzale, e nel contempo ci troviamo in carenza di medici di medicina generale sul territorio».
Quanti ne mancano?
«Oggi in provincia di Napoli circa 150mila cittadini risultano privi del proprio medico di famiglia, 650mila in Campania. È evidente che in questa situazione molti pazienti, anche per patologie gestibili a livello territoriale, sono costretti a rivolgersi agli ospedali».
E quindi?
«Quindi occorre accelerare al massimo le procedure per l’apertura degli studi dei medici reclutati dalla graduatoria di metà dicembre. Ci sono ritardi accumulati nell’assegnazione delle carenze di medicina generale, che solo in queste settimane si stanno definendo».
Dopo le assegnazioni ci sono tre mesi per aprire i nuovi studi sui territori?
«I medici assegnatari potranno entrare in servizio entro i tre mesi successivi ma i tempi possono essere anche immediati. Serve però il via libera finale alla procedura da parte della Regione».
Intanto, il peso assistenziale ricade sui professionisti già in attività.
«Esatto, alcuni già con 1.500 assistiti hanno dovuto accoglierne fino a 1.800, come consente la legge ma solo per venire incontro alle necessità di cura. Una platea così ampia di pazienti spesso anziani e fragili è ovviamente ingestibile durante un’epidemia influenzale come quella attuale».
E gli altri 300 che mancano all’appello?
«Sono carenze da colmare per ora con i sostituti e altri strumenti previsti dalle norme ma occorre che entri in servizio prima i 400 reclutati dalla graduatoria a cui è stata assegnata la carenza».
La medicina generale come si sta comportando in questa epidemia?
«La medicina generale sta cercando, nel silenzio e con grande senso di responsabilità, di reggere l’urto di questa ondata di richieste. Ma è indispensabile che gli uffici preposti provvedano al più presto a completare le assegnazioni delle carenze, affinché i nuovi colleghi possano entrare al servizio dei cittadini e rafforzare le fila di una rete territoriale indispensabile al buon funzionamento del sistema sanitario».