Ivan Zaytsev, con la nazionale di pallavolo lei ha vinto due medaglie olimpiche, il bronzo a Londra 2012 e l’argento a Rio 2016: che ricordi ha?
«Bellissimi, specie ora che riesco a razionalizzare il risultato: è un evento pazzesco, con i migliori atleti del pianeta, che ho vissuto in tre occasioni».
Suo papà è stato campione olimpico con la nazionale sovietica a Mosca 1980: con quanta pressione addosso è cresciuto?
«Diciamo che in casa respiravo un’aria particolare e comunque piacevole. Non sempre però questo mi ha agevolato: mi ero fatto tanti film che non mi hanno permesso di vivere tranquillamente l’esperienza londinese. Sono riuscito a farlo dopo».
L’argento di Rio cosa le ha lasciato?
«Giocare una finale olimpica non è da tutti, ma resta anche la sensazione di un’occasione sprecata. Mi consolo pensando all’accoglienza indimenticabile al rientro in Italia, la gente ci ringraziava comunque con le lacrime agli occhi: abbiamo aiutato la pallavolo a sfondare. Credo che anche il recente oro olimpico delle ragazze sia stato un po’ merito nostro».
Quale grande atleta di altre discipline ricorda con piacere?
«Ho chiesto l’autografo a Doncic, playmaker sloveno oggi ai Lakers in Nba. Ma non ho osato fare altrettanto con Phelps, primatista assoluto di medaglie olimpiche non solo nel nuoto: l’ho incrociato, ma non volevo rompergli le scatole».
Qual è il suo rapporto con le discipline invernali?
«Le seguo in occasione dei Giochi, ma non posso definirmi un appassionato. Sono però amico di Alberto Tomba e, come detto, i Giochi hanno un fascino particolare: farò il tifo per tutti gli azzurri».
C’è una disciplina che la affascina di più?
«Il biathlon, abbina un incredibile sforzo fisico alla necessità di un grande controllo mentale».
Come vivrà l’esperienza del tedoforo?
«Intanto ringrazio di essere stato scelto da Coca-Cola come atleta rappresentativo: mi godrò il momento con emozione e responsabilità».
Chi è oggi Ivan Zaytsev?
«Un ragazzino di 37 anni che gioca a Cuneo, dopo avere accantonato l’idea di raggiungere i Giochi 2028 con il beach volley. Ho aperto una Academy e tengo a bada i sogni del mio figlio più grande: si è messo in testa di disputare un’Olimpiade».