Anche i classici Disney, spesso e volentieri, fanno rabbrividire. Eppure, da bambini, li abbiamo visti e rivisti a cuor leggero. Ecco 5 momenti inquietanti che, rivisti oggi, svelano il lato oscuro del mondo magico e colorato con cui siamo cresciuti.
Il nome Disney è da sempre sinonimo di fiabe dai colori vivaci, lieto fine e lezioni commoventi sul vero amore e sul potere dell’amicizia. I classici che hanno segnato la nostra infanzia ci hanno regalato momenti di pura gioia e meraviglia, ma nascondono anche lati sorprendentemente oscuri. Non vale per tutti i film, naturalmente, ma, in alcuni dei titoli più amati, le cose non sono così “felici e contente” come sembrano. Rivedere questi capolavori da adulti significa imbattersi in scene di malvagità, terrore e violenza che cozzano con il mondo di magia e innocenza in cui ci rifugiavamo da bambini. E sì, perché, quando li abbiamo visti per la prima volta, eravamo solo dei bambini. Ecco 5 scene iconiche che, incredibilmente, sono sopravvissute alla rigida censura dello studio e si sono ritagliate un posto nella storia del cinema.
I Rosa Elefanti – Dumbo (1941)
Dumbo è una commovente storia di formazione e di amicizia e include uno dei momenti più struggenti di sempre: la ninna nanna che la signora Jumbo canta al suo piccolo da dietro le sbarre. In materia di momenti inquietanti, tuttavia, nulla supera la sequenza surreale e psichedelica degli Elefanti Rosa, in cui Dumbo e Timoteo, dopo aver bevuto alcol, precipitano in un incubo allucinatorio fatto di mostruosi pachidermi. In quel momento, il film sembra più un horror che un cartone animato, tra visioni inquietanti e musica frenetica che, da bambini, ci sembrava durasse un’eternità. La sequenza degli Elefanti Rosa è un’allucinazione terrificante che appare quasi fuori posto, in un film su un elefantino volante che cerca la sua strada, ma proprio questo contrasto la rende memorabile.
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La Regina Cattiva e il cuore di Biancaneve – Biancaneve e i sette nani (1937)
Non abbiamo scelto la trasformazione della Regina Cattiva in una vecchia strega, che pure ha traumatizzato generazioni di bambini innocenti. In Biancaneve e i sette nani, il primo lungometraggio animato Disney, ci sono molti momenti dark, ma quello che risulta davvero pertinente a questa lista è quando la gelosa sovrana convoca il cacciatore e gli ordina di portare Biancaneve nel profondo della foresta per ucciderla e strapparle il cuore come trofeo. L’idea di una regina che ordina un omicidio così cruento contro una ragazza innocente è di per sé terrificante, battuta solo dal dettaglio del cuore in uno scrigno. Sebbene il cacciatore alla fine risparmi Biancaneve, l’ordine della Regina resta agghiacciante. Questo momento rivela che non è semplicemente una cattiva che agisce per capriccio, ma una persona profondamente malvagia, capace di tramare il male più spietato, solo per vendetta.
Il villaggio distrutto – Mulan (1998)
Quando Mulan e i suoi compagni scoprono il villaggio raso al suolo dagli Unni, la scena, breve ma devastante, lascia senza fiato. Il pubblico realizza la portata della guerra, che è costata la vita di intere famiglie sterminate e di tanti bambini innocenti. La crudeltà non è mostrata con il sangue, ma è rappresentata da un dettaglio semplice e terribile: una piccola bambola abbandonata tra le macerie. A rendere quel momento ancor più impattante, è il fatto che interrompa bruscamente l’allegra canzone Per lei mi batterò. Da quel momento, l’avventura di una giovane ragazza determinata a onorare la sua famiglia si trasforma in un racconto improvvisamente cupo e brutale. Gli Unni diventano una minaccia concreta e intangibile per un’intera nazione, un pericolo che Li Shang e il suo esercito non sono sicuri di poter fronteggiare. E quella bambola è il simbolo più potente e straziante: un monito silenzioso della tragedia che si è appena consumata.
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Scar uccide Mufasa – Il Re Leone (1994)
Se foste cresciuti negli Anni Novanta e vi chiedessero qual è stato il vostro primo trauma infantile, quanti risponderebbero “la morte di Mufasa“? Molti, probabilmente. L’omicidio a sangue freddo di Mufasa ne Il Re Leone resta una delle scene più sconvolgenti nella storia Disney. L’atto di Scar è malvagità pura e calcolata con fredda precisione. Fino all’ultimo lo spettatore spera che il leone ascolti le suppliche di suo fratello, ma quando gli sussurra: “Lunga vita al re” e lo lascia precipitare nella valle, per un attimo il nostro cuore si ferma. Il dolore della scena è amplificato dalla presenza di Simba, costretto a guardare impotente. La sequenza diventa insostenibile quando il cucciolo, disperato, tenta di risvegliare il padre e poi sopraggiunge Scar, che lo convince di essere responsabile di quella tragedia e lo costringe ad una fuga precipitosa. È un momento di violenta manipolazione emotiva, che, in un film per famiglie, colpisce come un pugno in faccia. Non stupisce che abbia segnato per sempre generazioni di spettatori.
Il Re Leone: Un Video Speciale per i 30 anni del Film Disney – HDL’ossessione di Frollo – Il Gobbo di Notre Dame (1996)
Se, da piccoli, la condotta di Frollo vi sembrava discutibile, e non solo per aver segregato Quasimodo nella cattedrale, la cosa è perfettamente comprensibile. La canzone Le Fiamme dell’Inferno è probabilmente tra i contenuti più dark mai prodotti dalla Disney. Ne Il Gobbo di Notre Dame, il potente giudice canta la sua morbosa ossessione per la zingara Esmeralda, cercando di giustificare i suoi desideri come una missione affidatagli dall’alto, e dunque autoassolvendosi. Un messaggio un tantino fuori dalla portata di noi bambini. Il brano allude a tentato omicidio e violenza sessuale, mentre Frollo chiede alla Vergine Maria di far bruciare Esmeralda all’inferno, oppure vivere per essere sua. Questa lotta tra bruciante desiderio e ipocrita fanatismo religioso è accompagnato da inquietanti immagini di figure incappucciate e fiamme minacciose. Ma non è l’unica scena del film difficile da sostenere per i bambini. Basti pensare alla festa dei folli, quando Quasimodo viene umiliato in pubblico con una pioggia di pomodori, in un atto di crudeltà collettiva.