di
Paola De Carolis

L’attrice, 54 anni, è la protagonista dello spin-off di «The Office», già accolto positivamente dalla critica americana: «Negli Stati Uniti sono stata accolta come un valore aggiunto»

«She’s wonderful!», esclama una collega inglese uscendo dalla stanza dove Sabrina Impacciatore attende di essere intervistata, in un palazzo di Londra tramutato nella redazione del Toledo Truth Teller. E’ il piccolo giornale dove si svolge la trama di The paper, spin off di The Office (dal 26 gennaio su Sky e Now), già promosso a pieni voti dalla critica statunitense e britannica. Con un misto di comicità e fragilità che ha conquistato il pubblico anche nella seconda stagione di The White Lotus, Impacciatore ne è la star, lei che, dopo decenni di lavoro in Italia, ha raggiunto il successo internazionale a 50 anni. «E’ come — racconta — se ogni sacrificio, ogni scelta, ogni lacrima tornasse indietro moltiplicata. Non è una sensazione legata al successo, ma al senso della vita. Sono ancora incredula». Qualche anno fa, un personaggio di fama dello spettacolo italiano l’aveva avvertita che si cercavano essenzialmente attrici più giovani e la sua carriera era finita. Il destino aveva invece ancora in serbo la carta migliore, che con The White Lotus le è valsa una candidatura all’Emmy e una rinascita. «Devo dire che per me è una cosa nuova: negli Stati Uniti sono stata accolta come un valore aggiunto. In The Paper improvviso tantissimo: credono in me, mi danno spazio, ascoltano ogni mia idea con entusiasmo e gratitudine. Provo una felicità assoluta».

E quel suo tempismo comico? «O ce l’hai o non ce l’hai. E’ una cosa con cui nasci». Nel suo caso arriva dal padre, precisa, che non c’è più. Le ci è voluto tempo per capire cosa fosse quella qualità che aveva visto in lei il primo insegnante di recitazione e, subito dopo, Gianni Boncompagni: «Mi rassicurava, mi diceva, tu sei una piena di talento comico, vedevo che tutti ridevano e questo mi rincuorava, ma mi chiedevo cosa significasse. L’ho capito tanti anni dopo…». Ora è un fenomeno: negli Usa i talk show più seguiti se la contendono, così come tanti registi, da Julian Schnabel in poi. Il produttore di The Paper le ha scritto una lettera per ringraziarla «di tutto quello che ha portato al ruolo». E’ stata chiamata per la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali a febbraio. Da una parte stenta a credere a quanto sia cambiata la sua vita: «Vado in questi posti incredibili, i red carpet, le feste hollywoodiane e penso: questo è il mio posto. Sono sempre stata qui. Appartenevo a questo mondo e, qualsiasi cosa succeda in futuro, tutto questo è già accaduto e nessuno può togliermelo».



















































11 gennaio 2026