di
Dimitri Canello
Pietro Zantonini aveva 55 anni. È morto mentre prestava servizio davanti allo Stadio del Ghiaccio in un’area collegata ai cantieri olimpici. Cordoglio della Fondazione Milano Cortina 2026, che ha sottolineato di non avere responsabilità dirette sull’area interessata
Passano i giorni, ma non si placano il cordoglio e lo choc per la morte di Pietro Zantonini, 55 anni, originario di Brindisi. Zantonini è deceduto durante un turno di vigilanza notturna in un cantiere delle opere olimpiche: la corsa verso Milano-Cortina 2026 si ferma di colpo davanti a una tragedia che scuote la conca ampezzana e apre interrogativi pesanti su sicurezza, turni e condizioni di lavoro.
L’autopsia
Zantonini, è deceduto nella notte dell’8 gennaio, una notte freddissima con temperature inferiori a 10 gradi sottozero, mentre prestava servizio davanti allo Stadio del Ghiaccio, in un’area collegata ai cantieri olimpici. Un malore improvviso, le difficoltà respiratorie, la richiesta d’aiuto a un collega, la chiamata al 118: all’arrivo dei soccorsi, però, per il vigilante non c’era già più nulla da fare. La Procura di Belluno ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia, che sarà eseguita dall’anatomopatologo Andrea Porzionato, per chiarire cause della morte ed eventuali responsabilità. Un passaggio ritenuto fondamentale anche dalla famiglia, che respinge con forza l’ipotesi di un evento archiviabile come fatto privato o inevitabile. «Non può essere liquidato così», è il messaggio che arriva dai familiari, assistiti dall’avvocato Francesco Dragone del Foro di Lecce, che confermano come l’uomo si fosse lamentato più volte con il figlio e con i colleghi delle condizioni di lavoro in cui operava. La moglie, avvisata a casa dai Carabinieri alle 5 del mattino, è giunta a Cortina in stato di choc e attende risposte.
I colleghi
La notizia ha colpito profondamente il paese e l’ambiente dei cantieri. Tra i colleghi di Zantonini serpeggiano rassegnazione e rabbia per quanto accaduto. Molti preferiscono non parlare, rifiutano di commentare, si chiudono dietro frasi di circostanza. «Non so nulla, sono arrivato oggi», è la risposta più frequente. Solo uno accetta di rompere il silenzio, a patto dell’anonimato, e lo fa con poche parole, cariche di peso: «Siamo di fronte a una tragedia immane, che ci lascia senza parole: ci auguriamo che venga fatta piena luce sull’accaduto».
Secondo quanto ricostruito, Zantonini lavorava per una ditta esterna impegnata nella vigilanza. Operava di notte, in un gabbiotto riscaldato da una stufetta elettrica, e ogni due ore doveva effettuare un giro di controllo, documentandolo con un video. La famiglia sostiene che l’uomo avesse più volte manifestato preoccupazioni per le condizioni di lavoro, i turni notturni prolungati e le temperature rigidissime. Elementi che ora saranno valutati dagli inquirenti. Il sindaco di Cortina Gianluca Lorenzi e i vertici di Simico hanno espresso cordoglio, dichiarandosi «profondamente rammaricati e turbati per il decesso», precisando però che il cantiere non rientrava nella loro competenza diretta e che si attendono gli esiti delle indagini. Cordoglio anche dalla Fondazione Milano Cortina 2026, che ha ribadito l’impegno sul fronte della sicurezza, pur sottolineando di non avere responsabilità dirette sull’area interessata. Il caso ha raggiunto anche il livello nazionale. In una nota, il ministero ha fatto sapere che «Matteo Salvini è profondamente addolorato per la morte del vigilante a Cortina ed esprime vicinanza alla sua famiglia», aggiungendo che il ministro ha chiesto informazioni dettagliate sul contratto e sulle mansioni svolte da Zantonini, ribadendo che «la sicurezza sul lavoro è una priorità, da preferire a ogni altro aspetto».
La reazione dei sindacati
Durissima la presa di posizione dei sindacati. Alberto Chiesura e Denise Casanova, di Filcams Cgil e Cgil Belluno, parlano di un sistema in cui «nella vigilanza privata si muore con turnazioni esasperate» e chiedono che l’attenzione resti alta «fino a che l’ultimo bullone verrà smontato». Sulla stessa linea Roberto Toigo, segretario generale di Uil Veneto: «Attendiamo il lavoro degli inquirenti. Sarebbe estremamente grave se il 55enne avesse pagato con la morte il senso del dovere». Zantonini era arrivato in Veneto nel settembre 2025, con un contratto a termine già prorogato e in scadenza a fine gennaio. La sua morte lascia una ferita profonda nel cuore delle Olimpiadi che verranno, trasformando un cantiere simbolo di futuro in il luogo di una tragedia che ora pretende verità e responsabilità.
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11 gennaio 2026 ( modifica il 11 gennaio 2026 | 17:56)
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