di
Luigi Ippolito

Le startup e i ristoranti, ma anche i furti, i «portoghesi» sui mezzi, il traffico pazzo. Farage e Trump: «Città senza legge». Ma per Scotland Yard calano i reati

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Non c’è una volta — non una — che si entra nella stazione della metropolitana di Londra senza vedere qualche maranza locale che sfonda la barriera e passa senza pagare. Guai poi ad attraversare la strada a piedi col verde senza guardarsi attorno: si rischia di essere messi sotto dagli scooter elettrici — spesso rubati — che sfrecciano col rosso. E mai camminare col telefonino in mano agli incroci o a bordo marciapiede: c’è sempre qualche scippatore in agguato, anche a Piccadilly, anche davanti al Ritz. 

Neanche i vagoni della metro sono sicuri: di recente sono comparsi cartelli che invitano a stare attenti ai cellulari, ai laptop ma perfino alle cuffie, perché te le possono strappare dalla testa. 



















































Nei negozi è taccheggio libero: al parrucchiere per signore di West Hampstead c’è il «rapinatore residente», un giovane incappucciato che entra regolarmente e fa razzia di cosmetici (che poi probabilmente rivende), senza che nessuno osi fermarlo (ed è inutile chiamare la polizia, i furti sotto le 200 sterline sono di fatto decriminalizzati). 

A Natale i grandi negozi del centro hanno investito milioni nella sicurezza, ma al Waitrose di Finchley Road si è visto un tizio correre via con le braccia cariche di whisky pregiati, sotto il naso della guardia giurata (che si è guardata bene dal rincorrerlo, casomai avesse un coltello). E sì, quel lezzo dolciastro che aleggia spesso nelle vie mentre si passeggia è proprio marijuana, ormai completamente sdoganata. 

Benvenuti in quel Far West che è Londra, erede della ormai lontana «Swinging London» degli anni Sessanta o della «Cool Britannia» dei Novanta. Ma se questo è il vissuto quotidiano, è anche una realtà che è diventata terreno di scontro politico, con la destra populista che batte e ribatte sul tasto dolente: Nigel Farage, il tribuno della Brexit saldamente in testa ai sondaggi d’opinione, cavalca il refrain della «Londra senza legge», mentre il deputato indipendente di destra Rupert Lowe osserva che «al di fuori di alcune zone eleganti del centro, Londra somiglia sempre più al Terzo mondo». 

E sono diventati virali sui social i video di un deputato conservatore, Robert Jenkins, che si appostava agli ingressi della metropolitana per affrontare (a suo rischio e pericolo) gli scavalcatori di barriere. 

Dall’altro lato dell’Oceano Donald Trump rincara la dose, quando dice che nella capitale britannica il crimine è «schizzato alle stelle» e ci sono, secondo lui, zone in cui la polizia non osa più entrare, mentre per il suo sodale Elon Musk Londra è «piena di criminali» e «non sembra affatto la Gran Bretagna». Tutta colpa, secondo il mondo Maga, del «terribile, terribile» (Trump dixit) sindaco musulmano Sadiq Khan, un primo cittadino «orribile, disgustoso — sempre Trump — che ha fatto un lavoro terribile, Londra è un posto diverso». 

Ma l’ossessione della destra mondiale per la capitale britannica ha probabilmente la sua radice nel fatto che la metropoli sul Tamigi è un crogiolo multiculturale, forgiata dall’immigrazione, dove ormai solo il 37% della popolazione è costituito da bianchi britannici. È questo lo scenario temuto dalla destra, ma anche la ricchezza rivendicata da chi ora è sceso in campo per difendere Londra, a partire ovviamente da Khan, che ha rinfacciato a Trump di essere «geloso perché non ha nessuna città globale negli Stati Uniti che può competere con Londra», che a suo dire viene attaccata da politici di destra «anti-patriottici» proprio perché è «diversificata, progressista, liberale, multiculturale e incredibilmente di successo». 

Ed è un fatto che la City sia in pieno boom, che il panorama di start up tecnologiche non abbia rivali in Europa, che la scena artistica e culturale sia la più ricca e interessante al mondo e sì, anche la gastronomia, un tempo oggetto di scherno, sia probabilmente la migliore del pianeta. Non è un caso dunque che Londra resti la destinazione più cliccata sui motori di ricerca turistici: ma adesso c’è il timore che i visitatori — e anche gli investitori — si spaventino e si tengano alla larga. 

E così la scorsa settimana il capo supremo di Scotland Yard, Sir Mark Rowley, con un gesto senza precedenti ha convocato nel suo quartier generale sul Tamigi i quotidiani internazionali (fra cui il Corriere) per sciorinare statistiche a sostegno della sua affermazione che «Londra è sempre più sicura»

Ed è vero che gli omicidi sono al livello più basso dal 2014, con un tasso inferiore a New York ma anche a Milano, così come c’è stata una netta diminuzione degli accoltellamenti e degli incidenti con armi da fuoco. E se c’è stato un balzo della piccola criminalità, pure il trend degli scippi, in particolare dei telefoni, è in discesa (anche se nel ‘22-’23 sono stati rubati 64 mila cellulari, il doppio delle altre città europee). 

«Siamo in un mondo di retorica online, di polarizzazione — fa notare Sir Mark — ma non voglio entrare nelle discussioni politiche, dobbiamo focalizzarci sui fatti, sulle prove: che ci dicono che la violenza si è ridotta, i crimini si sono ridotti, le presenze in centro sono aumentate perché la gente si sente più sicura». Basterà questo a frenare le polemiche? Difficile, nel momento in cui Londra è diventata davvero il racconto di due città, il simbolo di due opposte visioni del mondo. 

12 gennaio 2026