di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Dal 1° gennaio è scattata la rivalutazione legata all’inflazione: salgono importi e soglie Isee dell’assegno unico. Effetti diversi a seconda del reddito e del numero dei figli
Nel 2026 l’assegno unico e universale per i figli si aggiorna con una piccola rivalutazione (parliamo dell’1,4%). L’adeguamento, agganciato all’andamento dell’inflazione, scatta dal 1° gennaio e riguarderà sia gli importi mensili sia le soglie Isee che determinano l’accesso alle diverse fasce della misura.
Le nuove soglie
La prima soglia Isee, quella che consente di ottenere l’assegno nella misura massima, sale a 17.468,51 euro, mentre la soglia più alta arriverà a 46.582,71 euro. Lo spostamento delle fasce non è solo un dettaglio tecnico: a parità di reddito, alcune famiglie potrebbero ritrovarsi nel 2026 leggermente più avanti nella griglia dei benefici.
Gli importi
Sul fronte degli importi, l’assegno massimo per ciascun figlio passerà da 201 euro a 203,80 euro al mese. All’estremo opposto, l’importo minimo – riconosciuto ai nuclei con Isee elevato o a chi non presenta l’indicatore – salirà da 57,50 a 58,30 euro. La struttura della misura resta invariata: l’assegno diminuisce progressivamente all’aumentare dell’Isee e viene comunque garantita una quota base anche in assenza di attestazione.
Qualche esempio
Per capire cosa cambia in concreto, basta guardare a qualche caso tipo. Una famiglia con un solo figlio e un Isee inferiore alla prima soglia potrà contare nel 2026 su poco più di 203 euro al mese, mentre con un Isee oltre i 46.500 euro l’assegno si fermerà a circa 58 euro. Con due figli, a parità di condizioni reddituali, l’importo raddoppia: si arriva a poco più di 407 euro mensili nella fascia più bassa e a circa 116 euro in quella più alta, con la possibilità di incrementi se spettano le maggiorazioni previste per i genitori entrambi occupati.
Nel caso di una famiglia con tre figli, l’effetto complessivo diventa più evidente. Con un Isee basso, l’assegno supera i 600 euro al mese, perché all’importo base rivalutato si aggiunge la maggiorazione per il terzo figlio. Anche nelle fasce alte, dove la quota individuale resta contenuta, il totale mensile può avvicinarsi ai 175 euro, con ulteriori aumenti se il nucleo rientra tra quelli numerosi o presenta altre condizioni tutelate dalla legge.
Le maggiorazioni
La rivalutazione dell’1,4% si applica infatti anche alle maggiorazioni: quelle per i figli con disabilità, per i nuclei con più di due figli, per le madri under 21 e per altre situazioni specifiche. Per queste famiglie, l’aumento percentuale si somma a importi già più elevati, rendendo l’adeguamento più percepibile nel bilancio mensile.
Resta centrale il ruolo dell’Isee. Come ricorda l’Inps, senza un indicatore valido l’assegno viene pagato nella misura minima. L’aggiornamento dell’Isee consente invece di ottenere l’importo corretto e, se presentato nei tempi previsti, anche il ricalcolo degli arretrati.
Alla base dell’adeguamento c’è il consueto meccanismo di indicizzazione legato agli indici dei prezzi al consumo elaborati dall’Istat, utilizzati per la perequazione delle principali prestazioni sociali. I parametri vengono recepiti ogni anno nei provvedimenti pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
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12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 12:16)
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