Se nell’era trumpiana i confini tra stati non hanno più alcun valore, non stupisce che passi come assolutamente normale la caduta di altri tipi di limiti, interni, che riguardano le autorità indipendenti e, in fondo, la stessa natura delle democrazie rappresentative. In altre epoche, molto lontane, delle quali si può provare solo qualche trattenuta nostalgia, l’intervento di questa mattina del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, avrebbe scatenato il panico sui mercati. Non è successo, per fortuna.
Powell ha detto senza mezzi termini che l’apertura di un’indagine del Dipartimento di Giustizia nei suoi confronti è solo un pretesto per abbattere la residua indipendenza della banca centrale americana dal potere politico. La vicenda trae origine dal costo (2,5 miliardi), ritenuto eccessivo dalla Casa Bianca, non senza qualche ragione, per la ristrutturazione della sede di Washington della Federal Reserve. Ma anche, e soprattutto, dall’irritazione di Trump per la lentezza con cui la banca centrale sta riducendo i tassi, preoccupata com’è, anche per ragioni statutarie, della stabilità dei prezzi minacciata dalle politiche tariffarie.
I mercati questa mattina hanno reagito con un po’ di vendite sul dollaro, il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani, l’inevitabile apprezzamento dell’oro, autentico e indiscusso protagonista tra le asset class mentre è in corso la rivoluzione delle criptovalute e delle valute digitale (altro paradosso). La mitica indipendenza della banca centrale americana, perno attorno al quale ruota (fino a quando?) l’intera centralità del dollaro nel sistema finanziario internazionale, sembra appartenere al Novecento. Nell’indifferenza generale come fosse una conseguenza inevitabile dei Tempi Nuovi. Fra cinque mesi Powell terminerà il proprio incarico e vedremo chi nominerà Trump. E se il successore sceglierà di difendere l’istituzione o sarà al servizio della Casa Bianca. Nel dubbio c’è anche una speranza. Powell venne nominato da Trump ma non si piegò ai suoi voleri. Ma era il Trump 1, assai diverso e soprattutto più debole rispetto al Trump 2.
12 gennaio 2026, 12:08 – modifica il 12 gennaio 2026 | 12:11
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