Classe 1995, attore, poi conduttore, ma anche scultore (papà pittore, nonno restauratore), ma anche nipote di ‘Zoro’: lui è Ludovico Tersigni. Il giovnae attore romano, intervistato da La Stampa, ha rivelato come mai – dopo tanto successo – ha scelto di compiere un passo indietro e sparire.
Che fine ha fatto Ludovico Tersigni?
“A una serie di coincidenze dovute a pressioni lavorative si è aggiunto il Covid”, ha esordito. Quindi ha spiegato: “Mi sono trovato a riflettere: stavo correndo a vuoto, dove non sapevo neppure io. La testa in burnout. Non che quello che stavo facendo non mi piacesse, ma ero arrivato al limite: sentivo una forza che mi spingeva da un’altra parte rispetto a quello che stavo vivendo. Ho deciso di seguire quell’onda”.
La pressione era troppa e quindi, consapevolmente, l’attore ha deciso di fermarsi: “Non sono l’unico. È accaduto anche ad altri, proprio della mia generazione. In un’età in cui avresti bisogno di dedicarti maggiormente a te stesso, non ci riesci più, e allora ti senti perso”.
“Adoravo recitare (a teatro, ndr): condividere con altre persone il tempo di una sera della tua vita era una bellissima sensazione. Che però ho perso passando davanti alla macchina da presa. L’avrei riprovata a ‘X-Factor’, che infatti è un’esperienza che ricordo con molto piacere”, le parole di Tersigni. Poi, quando sembrava che la carriera stesse prendendo definitivamente il volo (ha recitato per Muccino, raggiungo la notorietà grazie a SKAM Italia e poi condotto X Factor nel 2021), ha deciso di fermarsi.
Chi è Ludovico Tersigni, il nuovo conduttore di X Factor (nipote di Zoro)“La porta per nuove proposte è aperta”: le parole di Tersigni
Si è dedicato ad altro: “Surf e arrampicata, yoga, libri, studio, viaggi (Usa, Argentina, India). E finalmente mi sono fermato a pensare, che è cosa purtroppo assai sottovalutata”, ha affermato. Con la recitazione quindi ha chiuso? In realtà no: “La porta per nuove proposte è aperta (seppure senza fretta): quando una cosa inizi a farla fin da bambino ti si insinua nel profondo e non puoi più sradicarla. Il rifiuto non è per il mestiere ma per le dinamiche che lo circondano”.