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Giuseppe Guastella e redazione online

Il provvedimento ha una validità di tre mesi. I giudici: «L’arresto non è una punizione per l’imputato». In un filmato precedente al rogo si sente una cameriera che avvisa chi maneggia le bottiglie: «Attenti alle spugne». Sconcerto dei familiari dei feriti: «Ancora nessun indagato nel comune di Crans-Montana»

DAL NOSTRO INVIATO
CRANS-MONTANA – Il Tribunale di Sion ha convalidato per tre mesi l’arresto cautelare di Jacques Moretti, titolare del Constellation, a Crans-Montana, in cui è divampato il rogo in cui sono morte 40 persone.

Il comunicato diffuso dalla sezione per le misure preliminari conferma  «l’esistenza di un pericolo di fuga» a carico di Moretti, l’unico invocato dalla procura. «Il tribunale – prosegue la nota – ha informato l’imputato che sarebbe tuttavia disposto a revocare la custodia cautelare, subordinatamente a diverse misure alternative richieste dalla Procura della Repubblica, tra cui il pagamento di una cauzione, in quanto tali misure appaiono idonee a contrastare il rischio di fuga. Poiché la determinazione della cauzione richiede un’indagine accurata, la privazione della libertà personale deve prevalere nel frattempo».



















































I giudici di Sion intervengono a loro modo anche sul perché Moretti e la moglie non siano stati arrestati subito dopo la strage: «La custodia cautelare in carcere – ricordano – è una misura procedurale volta esclusivamente a garantire il corretto svolgimento delle indagini. Non è pertanto intesa a punire l’imputato, che è presunto innocente fino a quando una sentenza di condanna definitiva non diventi giuridicamente vincolante. Detto questo, il principio fondamentale è che l’imputato rimanga libero fino al processo; la custodia cautelare in carcere può essere disposta solo in circostanze eccezionali come ultima risorsa». 

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Novità anche sul fascicolo d’indagine aperto in Italia. La procura di Roma contesta anche il reato di disastro colposo. I pm capitolini, competenti per gli italiani morti all’estero, procedono inoltre per omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica. Gli inquirenti invieranno una rogatoria alle autorità svizzere con cui chiedere gli atti e la lista degli indagati. I pm capitolini hanno anche disposto l’autopsia sul corpo di Riccardo Minghetti, il 16enne romano deceduto nella strage di Capodanno delegando per gli esami autoptici anche le procure di Milano, Bologna e Genova che poi trasmetteranno gli esiti agli inquirenti della Capitale.

Tra i familiari dei feriti c’è «sconcerto» perché, a distanza di 12 giorni dal rogo, non è ancora stato indagato nessun esponente delle istituzioni locali, e nello specifico del Comune di Crans-Montana. Lo ha sottolineato all’ANSA Umberto Marcucci, padre di Manfredi, ragazzo romano di 16 anni ricoverato assieme ad altri 11 feriti al Niguarda. «Per fortuna hanno rinunciato a costituirsi parte civile, ci sarebbe mancato altro» ha aggiunto.

E intanto le indagini proseguono. Con le fiamme che avvolgono il soffitto, il fumo che soffoca e la calca che preme calpestando chi cade e resta indietro, i ragazzi che vogliono scappare non vedono né le uscite di sicurezza né i segnali che dovrebbero indicarli nel famigerato sotterraneo del bar Le Constellation, la trappola in cui saranno trovati 37 dei 40 morti del Capodanno. Sono drammaticamente identiche le testimonianze di una decina di superstiti alla strage di Crans-Montana. I verbali delle loro audizioni fatte dagli inquirenti, e consultati dalla tv elvetica Rts, sono nel fascicolo depositato.  «C’erano tantissime persone che cercavano di uscire dalla piccola porta d’ingresso (…). Non sono sicura che ci fosse un’uscita di emergenza nel seminterrato», dichiara una 16 enne. Identico il racconto di un ragazzo di 17 anni che aveva pagato un tavolo 320 franchi (circa 340 euro) al piano terra, ma era sceso di sotto quando sono partite le fiamme: «Le persone hanno impiegato del tempo per capire che c’era il fuoco (…) mi ha sorpreso la mancanza di uscite di emergenza». Un’ ex cameriera dice non che ha visto «dispostivi di sicurezza». Era venuta a fare gli aguri ad un’ ex collega ed era rimasta a dare una mano perché glielo aveva chiesto Jessica Moretti. L’amica è morta. «Non ho visto nessuna luce verde che segnala uscite di sicurezza», conferma il suo fidanzato.

I pompieri sono ancora al lavoro all’incendio, la Polizia ha appena iniziato ad identificare le prime vittime e Jaques Moretti già tenta di scrollarsi di dosso la pesantissima responsabilità dei 40 morti e dei 116 feriti: «C’è tutto secondo gli standard, i segnali verdi con il logo che sono in posizioni diverse. Ci sono almeno quattro indicatori di direzione per le uscite di emergenza». Non è l’unico tentativo di difesa. Agli inquirenti che lo sentono come testimone una decina di ore dopo che le fiamme sono divampate, il francese di 49 anni prova a dare una sua versione anche sulle fontane di luce. Che siano state l’innesco delle fiamme è chiaro dal primo momento, e in un video del 2020 registrato nel sotterraneo si sente una cameriera urlare «attenti alla spugna», mentre si celebra l’acquisto di una bottiglia molto costosa di champagne portandola in trionfo con infilata nel collo una fontana di scintille. 

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Era da sempre la specialità della casa, ma la notte di San Silvestro la fiamma ha messo fuoco alla spugna fono assorbente che rivestiva il soffitto basso. La cameriera sapeva benissimo che quel materiale non era ignifugo, non poteva non esserne consapevole anche Jaques Moretti, che l’aveva comprato in un negozio di bricolage e l’aveva posato con le sue mani. «Non è impossibile» che le fontane abbiano causato l’incendio, ammette, ma «non erano abbastanza potenti per incendiare la schiuma acustica. Avevo fatto dei test», «ci deve essere qualcos’altro». Invece si incendiavano, eccome.
«Non lasciamo mai che i clienti maneggino le bottiglie con le fontane», dichiara Jessica. La smentiscono vari video persone che agitano le bottiglie, ma anche il sopralluogo fatto nei locali devastati il 4 gennaio dagli ufficiali del Servizio di cooperazione internazionale del Ministero degli interni italiano che hanno verbalizzato: «Su alcuni tavoli erano presenti bottiglie di champagne vuote e altre ancora sigillate, ma tutte con la fontana pirotecnica installata sul collo».


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12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 18:32)