di
Roberto Saviano
Un filo invisibile dall’isola alla Svizzera, con i meccanismi tipici del crimine. L’ascesa dei coniugi Moretti sotto la lente
Ma la vicenda tragica del bar di Crans-Montana c’entra davvero con il riciclaggio e con la mafia? È una domanda esplosa sui social nei giorni immediatamente successivi all’incendio. Una domanda legittima, che oggi non ha ancora una risposta giudiziaria definitiva, ma che merita di essere presa sul serio.
Mentre le indagini si concentravano sulle responsabilità dirette dei gestori del bar Le Constellation, quell’interrogativo ha iniziato a circolare fuori dai verbali e prima delle aule di giustizia. Non nei comunicati ufficiali. Ma negli articoli di commento, nelle cronache di contesto, nelle ricostruzioni investigative. E soprattutto sui social network, dove le informazioni si mescolano ai sospetti e i sospetti diventano racconto.
Alcuni giornali francesi e svizzeri — in particolare nella stampa regionale e negli spazi di approfondimento giudiziario — hanno iniziato a evocare, con formule prudenti ma ricorrenti, la possibilità che l’ascesa economica dei coniugi Jacques e Jessica Moretti si collocasse in un contesto più ampio di economie opache, riconducibili all’ambiente mafioso corso.
Jacques e Jessica Moretti non sono formalmente implicati in procedimenti per criminalità organizzata corsa. E non esiste, allo stato, un’incriminazione per associazione mafiosa, né un’ipotesi investigativa che qualifichi Jacques Moretti come uomo della mafia corsa. Eppure questa attenzione non nasce dal nulla.
Si inserisce in un contesto storico noto: la criminalità corsa è una delle poche organizzazioni europee ad aver sviluppato un modello mafioso paragonabile, per struttura e capacità di infiltrazione economica, a quello italiano. Un modello fondato sulla continuità familiare, sul radicamento territoriale, sulla capacità di investire nell’economia legale, in particolare nei settori della ristorazione, del gioco e delle attività ludiche. Moretti è originario del sud della Corsica. Ma non è il luogo di provenienza, di per sé, a generare sospetti.
La mafia corsa non viene evocata per folklore o suggestione. Viene evocata per convergenza di elementi, per analogia strutturale, per il modo in cui certe traiettorie economiche e relazionali sono già state osservate altrove, documentate, studiate.
È su questo crinale — tra ciò che è penalmente provato e ciò che è politicamente, economicamente e socialmente significativo — che si colloca la storia di Crans-Montana. Perché la tragedia, infatti, non comincia la notte di Capodanno. Comincia molto prima. Inizia nel silenzio che accompagna i successi troppo rapidi. Nel denaro che arriva senza lasciare impronte. Nell’idea di impunità che cresce quando le persone hanno paura di criticare il tuo operato.
L’incendio del bar Le Constellation: 40 ragazzi morti, oltre cento feriti è soltanto l’epilogo visibile di una storia che riguarda molto più della sicurezza antincendio. Riguarda il modo in cui il potere economico e relazionale si esercita nelle zone grigie d’Europa. Zone dove non serve violenza plateale. Basta non fare domande. O far capire che farle può avere conseguenze. I gestori del locale sono oggi indagati per omissioni di sicurezza, omicidio e lesioni colpose.
Ma il punto non è soltanto ciò che non hanno fatto quella notte. Bensì è ciò che è stato loro consentito di fare negli anni precedenti. E soprattutto da dove viene quel potere. Le Constellation non era solo un bar. Era un nodo. Un luogo centrale in una delle località più ricche e simboliche della Svizzera. Un punto di aggregazione, di flussi di denaro, di visibilità sociale. Intorno a quel locale si è costruita, in pochi anni, un’ascesa economica anomala: ristoranti, bar, immobili acquistati senza mutui, senza ipoteche, senza ricorso al credito bancario.
Come può una persona con precedenti per sfruttamento della prostituzione, frode e sequestro di persona come Moretti gestire due locali notturni in una delle località turistiche più importanti d’Europa? La risposta esaustiva è giuridica, non morale come sempre. In Francia, per condanne di questo tipo, un giudice può disporre interdizioni dall’esercizio di attività commerciali. È plausibile che Moretti abbia incontrato limiti nell’apertura di locali pubblici in Francia ma non lo sappiamo, poiché il diritto francese punisce il singolo reato, non il «profilo».
In Svizzera, non esiste un automatismo che impedisca di aprire un locale per precedenti penali commessi all’estero: in assenza di un divieto giudiziario formale o di un provvedimento internazionale, le licenze possono essere concesse. Presto detto, quindi, se hai i soldi in Svizzera puoi aprire ciò che vuoi. È così che operazioni formalmente lecite finiscono per sfuggire a ogni verifica sostanziale.
A questa anomalia economica si affianca un altro elemento: l’esercizio quotidiano di un potere informale, fatto di relazioni, intimidazioni simboliche, pressione reputazionale. Dai social media — ripuliti pochi giorni prima dell’arresto (il ritardo dell’arresto ha permesso a Moretti di aggiustare molte sue situazioni) — emergono episodi rivelatori. Quando alcuni clienti del locale Le Senso, anch’esso di proprietà di Moretti, avevano lasciato recensioni negative online, segnalavano atteggiamenti aggressivi, un clima intimidatorio, selezioni all’ingresso arbitrarie, trattamenti differenziati. Descrivevano un locale percepito come ostile verso studenti e giovani, riservato a una «clientela scelta», cioè solo ricchi signori in cerca di compagnia e imprenditori pronti a spendere mille euro a bottiglia. Jacques Moretti non si era limitato a rispondere con parole aggressive.
Aveva minacciato pubblicamente ritorsioni, dichiarando che avrebbe contattato la direzione dell’istituto Les Roches, una delle scuole di hospitality più prestigiose al mondo, con sede proprio a Crans-Montana, per danneggiare la carriera degli studenti dando alla scuola informazioni su di loro e denigrandoli agli occhi dei dirigenti. Il messaggio era limpido: posso segnalarvi, posso danneggiarvi, ho accesso ai vertici. È irrilevante stabilire se quelle connessioni fossero reali o millantate. Il punto è che funzionavano. Funzionavano come deterrente. Come minaccia indiretta. Come linguaggio di potere.
È il lessico mafioso delle zone grigie: non ti colpisco, ti faccio capire che potrei. Questo episodio racconta molto anche sull’assenza di controlli. L’ultima ispezione antincendio del locale risale al 2019. Dal 2020 al 2025 non risultano ispezioni periodiche obbligatorie, nonostante le norme comunali le prevedessero.
Ma come, direte, proprio in Svizzera? In un Paese che fonda la propria reputazione sull’efficienza amministrativa e sulla cultura della prevenzione. Questa assenza non è una semplice dimenticanza. È un segnale. I controlli non sono mai neutrali: arrivano dove c’è conflitto, non dove c’è consenso. E il consenso, quando un’attività produce fatturato, lavoro, turismo e visibilità, tende a trasformarsi in tolleranza. Quindi la risposta è: si, proprio perché siamo in Svizzera non si hanno controlli.
Nelle località turistiche d’élite, controllori e controllati vivono nello stesso spazio sociale. Si conoscono frequentano gli stessi luoghi. Quando chi controlla sa che quell’attività «porta valore» e teme attriti politici o economici, il controllo tende a rarefarsi, a diventare formale, rinviabile, non è corruzione, peggio qualcosa di più invisibile. È il patto tacito della convenienza.
Nel frattempo, nel giro di pochi anni, Jacques e Jessica Moretti hanno acquisito locali e immobili senza mutui, senza ipoteche, senza esposizione bancaria visibile. In Svizzera questo non è un reato, ma è un’anomalia. Nelle località turistiche di fascia alta il credito è la norma: il credito è tracciabilità. Quando un’attività cresce solo grazie a liquidità, senza passaggi bancari, senza verifiche di merito creditizio, l’opacità è oggettiva. La gestione familiare rafforza questo meccanismo: concentrazione di decisioni, responsabilità e patrimonio in un unico perimetro. Tutto resta dentro, tutto appare coerente e tutto diventa difficile da separare.
Questa struttura economica anomala prospera dove i controlli sono radi e il successo viene scambiato per affidabilità. È così che la liquidità diventa potere. E il potere, quando non viene controllato, diventa immunità. E allora non sembra chiaro lo schema? Non sono abbastanza gli indizi? In questo schema, l’attività commerciale non è necessariamente il fine: è solo il veicolo.
Il locale serve a giustificare flussi di denaro come incassi, a trasformare capitale opaco in fatturato, a rendere ordinario ciò che, in altri contesti, apparirebbe atipico. Bar, ristoranti e locali notturni non sono solo luoghi di consumo, bensì anche dispositivi economici ad alta circolazione di contante, capaci di assorbire liquidità senza produrre domande. Quando l’investimento non è orientato alla redditività industriale, ma alla funzione finanziaria, il successo del locale non si misura soltanto in clienti o profitti, ma nella sua capacità di far passare il denaro. In questo senso, l’attività non è il fine, ma lo strumento: un ingranaggio che consente al capitale di muoversi, mimetizzarsi, stabilizzarsi nell’economia legale. E tutto questo è tipico della prassi mafiosa.
La mafia corsa è l’unica criminalità organizzata europea, fuori dall’Italia, ad aver sviluppato un modello pienamente mafioso, anche se non codificato giuridicamente come il 416-bis. Ha storicamente investito in bar, ristoranti, discoteche, locali notturni, case da gioco. La Brise de Mer, nata a Bastia negli anni Settanta, prendeva il nome da un bar. Il Petit Bar, ad Ajaccio, ne è stato clan rivale e successore. I nomi dei locali diventavano i nomi delle organizzazioni. Quando oggi i giornali evocano la mafia corsa in relazione a bar, locali notturni, gestione familiare e denaro opaco, non formulano un’accusa diretta. Richiamano un precedente strutturale europeo storico. La zona grigia funziona così: non protegge apertamente, normalizza l’eccezione.
Chiedersi se dietro a Le Constellation ci sia «la mafia» è forse la domanda meno utile. La domanda giusta è un’altra: quante attività economiche in Europa crescono oggi senza che nessuno chieda davvero da dove arrivino i soldi e quale potere esercitino? La magistratura stabilirà le responsabilità penali. Ma le responsabilità politiche, economiche e culturali restano fuori dall’aula di tribunale. Crans-Montana non è solo il luogo di una tragedia. È il simbolo di un’Europa dove il denaro corre più veloce delle domande, dove il potere si esercita prima del reato, dove i controlli arrivano solo dopo i morti. Le vittime non chiedono vendetta. Chiedono qualcosa di più difficile: che la zona grigia venga illuminata prima del prossimo incendio.
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12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 09:58)
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