Qualche giorno fa, il governatore della Banca di Francia, François Villeroy, c’è andato giù abbastanza piatto. Ha detto di temere che la Francia sarà «soffocata» se non riuscirà a ridurre il deficit di bilancio. I mali di Parigi sono noti. Un governo fragile che deve cercare compromessi in Parlamento per stare in piedi e che, nemmeno quest’anno, è riuscito ad approvare in tempo la sua legge di Bilancio. La Banca di Francia ha detto in tutti i modi che per evitare di entrare in una zona di «pericolo», il deficit andrebbe assolutamente contenuto al di sotto del 5 per cento. Il timore, invece, è che stia viaggiando più verso il 6 per cento. La spesa rischia di essere senza freni, anche perché il governo ha dovuto fare marcia indietro sui principali programmi di contenimento del bilancio, a partire dalla riforma delle pensioni per portare l’età di uscita da 62 a 64 anni.

E se la Francia è senza freni, la Germania, con l’insediamento del governo Mertz, ha eliminato il suo «freno» al debito, vale a dire la regola che fissava un limite massimo al nuovo indebitamento “strutturale” pari allo 0,35 per cento del Prodotto interno lordo. In questo modo Berlino potrà finanziare i mille miliardi di nuova spesa pubblica decisi per “riarmare” il Paese e rimodernizzarlo mettendo finalmente mano al sistema infrastrutturale reso vetusto proprio dalla decisione di non investire soldi pubblici per tenere a “zero” il proprio deficit. Che la Germania torni a spendere è una buona notizia per tutti, anche per l’Italia che ha un sistema produttivo fortemente integrato con quello tedesco.

Ma in un contesto del genere non si può sottovalutare l’impegno estremo che il Paese ha profuso nel contenere la propria spesa pubblica. L’Italia ha presentato il suo Piano strutturale di Bilancio alla Commissione europea, nel quale si è impegnata a contenere l’aumento del proprio bilancio nei prossimi sette anni, nel limite medio dell’1,5 per cento all’anno. Un impegno fino ad oggi non solo mantenuto, ma persino “battuto”. Nel 2024-2025 il Paese ha registrato una riduzione cumulata della spesa netta superiore a quanto richiesto dall’Europa: lo 0,9 per cento contro lo 0,7 per cento.

Il percorso

Il controllo del bilancio è stata una delle priorità del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, fin dal suo insediamento. Un percorso non semplice. L’Italia, come gli altri Paesi europei, usciva dal periodo della pandemia e della crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina. E, soprattutto, da un periodo di “scostamenti di bilancio” da decine di miliardi l’anno, garantiti dai tassi sotto zero e dai programmi di acquisto dei titoli del debito pubblico dei Paesi europei da parte della Bce. Per rimettere su un sentiero sostenibile i conti, sono state eliminate moltissime delle misure degli anni precedenti. È stato cancellato, e anche con una certa ferocia, il Superbonus per le ristrutturazioni edilizie, il Reddito di Cittadinanza e buona parte degli aiuti straordinari per le bollette.

L’Italia è stata talmente efficiente nel tagliare la spesa pubblica che, unica tra i grandi paesi europei, è riuscita ad ottenere con un anno di anticipo, già nel 2024, un avanzo di bilancio, vale a dire una differenza positiva tra le entrate fiscali e le spese prima del pagamento degli interessi sul debito. Non solo, mentre in giro per l’Europa i deficit pubblici sono in aumento, Roma sarà in grado di riportare, ancora una volta, il suo indebitamento sotto la soglia del 3 per cento prevista dai Trattati, con un anno di anticipo. Tutto questo ha effetti positivi tangibili, come la riduzione dello spread, il miglioramento del rating e, in definitiva, un consistente risparmio sugli interessi pagati dallo Stato.

Ma c’è anche un altro aspetto. Il contenimento della spesa, come dimostra anche l’assunzione di funzionari ad hoc nei ministeri, è ormai entrato nel dna del Paese. Ed è sicuramente un messaggio di fiducia verso i mercati ei risparmiatori hanno chiamato a sottoscrivere il debito italiano ora che la Bce ha smesso di farlo e che sui mercati internazionali c’è un certo affollamento di Paesi in cerca di finanziamento.


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