Il presidente dell’Aia Antonio Zappi troverà domani a Roma, negli uffici del palazzo in via Campania, “un giudice a Berlino” così come s’era detto convinto – parafrasando un passaggio della celebre opera di Brecht nella quale un mugnaio lotta contro gli abusi e le ingiustizie che ritiene di aver subito, legandolo ad un’altra celebre citazione (“È l’ora più buia”, by Winston Churchill) – nella nota ufficiale diramata e pubblicata dopo lo scontato deferimento comunicatogli dalla Procura federale al termine di una lunga, approfondita e turbinosa inchiesta? Oppure il corposo e approfondito materiale probatorio, acquisito e sviluppato nel corso degli ultimi sei mesi dal capo della Procura Figc Giuseppe Chinè insieme al procuratore federale aggiunto Dario Perugini e al sostituto procuratore federale Francesco Keller, sfocerà in una condanna-inibizione che, se superiore a due mesi e un giorno, metterà inevitabilmente la parola fine alla sua breve (era stato eletto a dicembre 2024 col 73% dei voti) esperienza da presidente dell’Associazione italiana arbitri?
Il giorno del giudizio. Alle domande è chiamato a rispondere il Tribunale federale nazionale: il collegio giudicante presieduto dall’avvocato Carlo Sica domattina (ore 11) aprirà l’attesissima udienza, il teatro di una sfida giudiziaria che, nel corso di questi logoranti mesi, ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti tra l’attuale governance Aia e l’intero sistema federale, a partire dal presidente Gabriele Gravina e dal capo dell’Ufficio legislativo Giancarlo Viglione. Una vicenda nata a luglio e che, nel suo dispiegarsi e dipanarsi, si è però intrecciata ad altre velenose e stupefacenti vicende (sul sito ce ne siamo occupati da giugno, leggi ad esempio qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui), vicende accompagnate da rintocchi sempre più violenti e dirompenti che hanno così definitivamente scardinato le già traballanti architravi Aia, attraversate da violente lotte intestine e atti per nulla trasparenti, vicende che hanno sconfinato nel tragico e nell’assurdo, dalla minaccia di sciopero dei varisti nel ritiro di Cascia fino al velenoso scambio di mail sulla sospensione di tutte le attività di aggiornamento e raduni causato dal prematuro esaurimento del budget annualmente stanziato per l’Aia dalla Federcalcio passando per un approfondito audit di tutte le spese, per l’inchiesta sulla sezione di Roma 2 e nomine di profili condannati dalla giustizia ordinaria, etc etc.
La vicenda giudiziaria e la tesi Pgmol. Eppure, tutto tragicamente reale. Lacerata, ridotta a brandelli, strangolata da una lotta infinita di potere, la centenaria storia dell’associazione vive adesso un punto di non ritorno. Vive le ore più difficili e drammatiche, alimentate per giunta da atti inefficaci, mosse nervose, tesi confusionarie, ipotesi disparate e ricostruzioni azzardate. Tutte però si scontrano con il pesante fardello probatorio raccolto dalla Procura federale in questi mesi nei confronti del presidente Aia Antonio Zappi e del componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi: un fardello che, leggendo negli atti della chiusura indagini, e nelle 250 pagine di inchiesta, e negli atti del deferimento, pare inevitabilmente far pendere la bilancia verso una scontata condanna. C’è chi, in questi ultimi tempi, ha però avanzato una ricostruzione: l’inchiesta prima, e il deferimento poi, sarebbero solo come atti intimidatori prima, e ostili poi, motivati dalla presunta opposizione che il presidente Aia ha mostrato contro il nascente (e non più rimandabile) organismo professionistico arbitrale, ribattezzato sbrigativamente come “Pgmol all’italiana”, un organismo autonomo che dall’1 luglio 2026 ingloberà un pacchetto di arbitri destinati alla direzione delle gare di serie A (per la serie B è ancora un’ipotesi) sotto l’egida degli azionisti (Figc e Lega serie A). Un distacco che renderà l’Aia, che ha già perso la giustizia domestica e poi il voto di componente federale, un’associazione di (quasi) contorno del malandato calcio tricolore. Certo, potrebbe essere un aspetto delicato e importante, ma non il fattore che prima ha originato l’inchiesta sull’ondivago Zappi, e poi portato al suo deferimento. Basterebbe ricordare solo come, temporalmente, l’inchiesta nasca in piena estate (a luglio) mentre il lavoro sulla costituzione della Pgmol sia partito a fine settembre. Non solo. Ripercorrendo dichiarazioni, ricostruendo incontri e ristabilendo conversazioni (ufficiali e ufficiose), si può almeno scrivere che Zappi fosse già a conoscenza di questo rivoluzionario scenario e che avesse, anche indirettamente, perorato anche la propria causa (ovvero un posto in questo nuovo organismo)? E invece, specie dopo l’avviso di chiusura indagini (19 novembre 2025) si è assistito a un’escalation di interventi e ricostruzioni da parte di profili che del mondo arbitrale, inteso per vicende politiche, mai si erano occupati in precedenza. Interventi spontanei, o indotti? Chissà.
Gli interventi dei ministri e la Domenica Sportiva. Certo, nel novero vanno infilate le interrogazioni parlamentari prima del deputato forzista Mulè e poi del piddino Barbagallo, entrambi firmatari di un’interrogazione parlamentare nei confronti (addirittura) del ministro della Giustizia Carlo Nordio, e del ministro dello Sport Andrea Abodi nel nome (ma guarda un po’…) dell’autonomia dello sport e del mondo arbitrale… Ministro dello sport che un mese prima, invitato da Zappi ad Ascea per la convention dei 206 presidenti di sezione, aveva da remoto e solo diplomaticamente affrontato il tema lanciatogli, come fosse un sos, da Zappi. Una scialuppa di salvataggio mai calata: a restare nell’aria, poi, l’intervento a dicembre alla trasmissione su Raidue “La Domenica Sportiva” del numero uno dell’Aia, invitato a chiarire i termini di un’inchiesta che lo vede(va), pesantemente coinvolto. E può essere catalogato come un altro tentativo di stoppare l’intento federale (d’intesa con la Lega serie A) quello avviato un mese fa dal vice-presidente Aia Michele Affinito che, in un incontro coi presidenti delle principali associazioni arbitrali di altri sport (basket, pallavolo, pallamano, pallanuoto, rugby), ha (ri)lanciato un’idea nata mesi fa nell’entourage del ministro Abodi, e cioè quella di arrivare alla creazione di una federazione sportiva di arbitri, sulla stregua di quella esistente per i medici sportivi? O anche quella di un’altra sigla sindacale (la Uil) che, proprio pochi giorni fa, ha indetto (promotore il segretario organizzativo Emanuele Ronzoni, e il presidente della sezione Aia di Legnano Cavallaro, vicino a Zappi) una riunione su tutele e futuro della categoria arbitrale, facendo così da contraltare al peso crescente del “Coordinamento nazionale arbitri SLC-CGIL” visto come oppositore della governance Zappi?
La richiesta (rifiutata) di patteggiamento. «Sarò prosciolto, ne sono certo». Parole pronunciate appena qualche giorno dopo il diniego della Procura federale (e della Procura generale dello sport presso il Coni) all’avanzata richiesta di patteggiamento: 45 i giorni di inibizione chiesti dai suoi legali, 45 giorni riducibili a 15 giorni, grazie al dettato dell’ex art.126 codice di giustizia e alle attenuanti, ma senza però l’assunzione di responsabilità o colpe. Una sorta di richiesta di brodino o pannicello caldo, richiesta indigesta (e indigeribile) per la Procura di Chinè che ha così rispedito bruscamente al mittente la proposta. Una proposta di patteggiamento che, se accolta, avrebbe però tenuto aggrappato, ancorato, avvinghiato alla presidenza Aia Antonio Zappi perché, già gravato da dieci mesi di inibizione accumulati nel passato, soltanto con una inibizione inferiore ai due mesi (e un giorno) non decadrebbe dalla presidenza Aia, così come previsto dall’articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc e dall’articolo 15 del Regolamento Aia.
Le ipotesi: voto o commissariamento? Da mesi, e ancor più negli ultimi giorni, è cresciuto il dibattito sull’eventuale misura dell’inibizione che potrebbe essere irrogata dai giudici del Tribunale federale nazionale nei confronti dei deferiti Zappi e Marchesi. Innanzitutto, leggendo tra i codici. Zappi, in caso di condanna, potrebbe ricorrere solo in presenza di una inibizione superiore ai 90 giorni. Con un’inibizione inferiore ai due mesi, resterebbe in carica (ma, ovviamente, il peso dell’eventuale condanna, provocherebbe nuove tensioni indebolendo ancor di più la già fragilissima esistenza dell’associazione). C’è chi ipotizza come, davanti al corposo quadro indiziario raccolto dalla Procura Federale (atti, testimonianze, interrogatori), Chinè possa chiedere al tribunale una sanzione variabile tra un anno e quattordici mesi. Se, comunque, il collegio presieduto dall’avvocato Carlo Sica comminasse una sanzione superiore ai due mesi (e un giorno), Zappi decadrebbe. A quel punto, ci sarebbero due strade. Quella nelle mani del vice-presidente vicario Massini che potrebbe indire nuove elezioni entro il termine dei novanta giorni: in questo caso, il candidato presidente dovrebbe essere l’altro (attuale) vice-presidente, e cioè il campano Michele Affinito. Si aprirebbe così una velenosissima campagna elettorale (può essere che non si presenti una cordata e un candidato alternativo?) proprio nella fase più calda del campionato di serie A. Un fattore che alimenterebbe ancor più i veleni (e i sospetti, e le tensioni) che già si respirano in questi tragicomici mesi. L’altra strada, invece, sarebbe quella del commissariamento. Una scelta che è nelle mani di Gravina e della Federcalcio. Una scelta, bisogna rimarcare, che non dipenderebbe solo dall’eventuale inibizione (superiore ai due mesi) nei confronti di Zappi. In realtà è un’ipotesi che circola da tempo, e che verrebbe presa in funzione di anche altre delicatissime questioni, prima fra queste quello del prematuro sforamento del budget da parte dell’Aia che ha provocato, due mesi prima della fine dell’anno, la sospensione di tutte le attività istruttive e aggiornamento: una causa che rientra, come stabilisce il regolamento Aia, tra i motivi di commissariamento. È un’idea che i vertici federali sono pronti a calare, provando (anche) a svelenire il campo di “battaglia”. Un commissariamento che si legherebbe poi a un’altra (significativa) decisione: quella cioè di cambiare le modalità elettive del presidente Aia e del comitato Nazionale, aprendo le urne a tutti i tesserati Aia (al momento vota solo un ristrettissimo numero, cioè i delegati). Il voto sarebbe così a suffragio universale, il voto cioè sarebbe aperto ai 33mila tesserati: e al voto si andrebbe a fine stagione, nelle speranze del presidente Gravina («creeremo le condizioni per mettere in sicurezza i nostri arbitri», così in un’intervista al Corriere dello Sport a dicembre) dopo la partecipazione della Nazionale al Mondiale negli States. Da tempo circolano anche i nomi del probabile commissario: in realtà, i commissari potrebbero essere due. Uno che arriverebbe dal mondo Aia (Pisacreta?) e un altro da quello federale (Brunelli, Di Sebastiano?).
Orsato e la minaccia di addio. A proposito di sforamento del budget, di sospensione di tutte le attività di aggiornamento (compreso i raduni) e pare anche di pagamenti. Prima del Natale (ce ne eravamo occupati qui), un messaggio di Orsato recapitato ai partecipanti della cena natalizia del Cra Campania aveva destato dubbi e acceso la curiosità: vuoi vedere che Orsato lascia l’incarico? (nota bene: la nomina di Orsato a designatore della Can C è arrivata dopo l’addio del designatore Ciampi e rientra negli atti dell’inchiesta che ha poi portato al deferimento). Una nuova indiscrezione potrebbe, se confermata, far almeno un po’ di chiarezza. Pare infatti che l’ex fischietto di Schio avesse manifestato l’intenzione di dimettersi perché sarebbero stati sospesi i pagamenti (causa esaurimento budget 2025: le cifre del contratto fatto firmare a Orsato a luglio prevedono ben più del doppio di quello precedentemente pattuito con Ciampi). Intento che sarebbe stato scongiurato: gli sarebbe stato detto di aspettare (e pazientare) fino a gennaio per il pagamento, forse però dimenticando che le fatture emesse nel 2025 non possono essere pagate con i soldi del bilancio 2026….Sarà vero?
L’accusa di Chinè. Domani mattina, nell’udienza davanti al tribunale federale nazionale, toccherà ad accusa e difesa sostenere le proprie tesi. Alla vigilia, prima delle feste natalizie, in un’intervista al Corriere dello Sport Gravina aveva detto. «Aspetto che la giustizia faccia il proprio corso. Zappi è sereno, io mi rimetto alle valutazioni oggettive della Procura federale». Procura federale che, al termine di una lunga inchiesta (con tanto di proroga) nella quale ha più volte ascoltato testimoni e raccolto documenti (tre volte è stata ascoltata la segretaria Aia Silvia Moro, due volte Ciampi e tre volte Pizzi due volte Patrassi, due volte Marchesi e una volta Zappi) ha deferito Zappi per la violazione ai principi di lealtà, correttezza e probità contemplati dall’articolo 4 comma 1 e articolo 42 commi 1 e 3 lettere a e c Regolamento Aia e articoli 3, 5 e 6.1 del Codice etico Aia. Riassumendo (il caso è noto) per “aver posto in essere una pluralità di condotte che hanno di fatto indotto Ciampi e Pizzi a rassegnare le dimissioni”. Tra i vari punti presenti nell’atto di chiusura indagini da cui poi è scaturito il deferimento, non ci sono solo le indebite pressioni e promesse (ad esempio, che avrebbe “sopperito” al deficit economico dei due dimissionari attingendo a un “non meglio precisato fondo Aia”) ma anche (e verrebbe da dire, soprattutto) “per aver avallato e fatto propria una proposta di modifica del verbale della seduta del 4 luglio (quella delle nomine) formalmente avanzata dal componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi nella parte relativa alle nomine dei responsabili degli organi tecnici, dal contenuto non veridico, in quanto consistente in un’integrale riscrittura della verbalizzazione non corrispondente a quanto effettivamente dichiarato da Zappi in occasione della predetta seduta con riguardo alle motivazioni sottese alla nomina di Orsato e Braschi”, riscrittura – si legge – che “sarebbe avvenuta nel corso della riunione del Comitato Nazionale del 29 agosto”. E proprio questo aspetto – quello cioè del cambio nel testo dei verbali – potrebbe causare una misura dell’inibizione ben superiore a quella eventualmente ascrivibile per le presunte pressioni (stesso valga per Marchesi).
La difesa. In aula, a difesa del presidente Zappi, ci saranno gli avvocati Santoro, Sterratino e Sperduti. Detto come, dopo l’avviso di chiusura indagini, Zappi abbia ottenuto una leggera dilazione dei tempi per essere ascoltato, e ricordato della richiesta di (tenue) patteggiamento formulata ma rifiutata, bisogna dire che proprio nell’imminenza del processo il pool difensivo abbia presentato un ricorso al Tribunale federale, impugnando il diniego della Figc all’istanza di accesso agli atti formulata il 2 dicembre (e rigettata il 4 dicembre). I legali di Zappi avevano chiesto copia dei contratti di Ciampi, Pizzi (e Falvo) per le stagioni sportive 2024/2025 e 2025/2026 e la copia del contratto che lega l’avvocato Viglione alla Federcalcio. Nella risposta di diniego, il segretario generale Figc Marco Brunelli aveva evidenziato come il presidente dell’Aia non potesse non conoscere la natura e l’importo dei contratti dei responsabili delle commissioni, e come nella disponibilità del presidente Aia ci fosse la copia dell’ordine di servizio che stabilisce il ruolo e gli incarichi dell’avvocato Viglione (nell’atto di chiusura indagini c’è un passaggio importante; Ciampi fa mettere a verbale come, dopo aver avuto da Zappi la rassicurazione che avrebbe parlato con Gravina sulla sua situazione e che comunque avrebbe messo al corrente la Figc, telefona a Viglione per avere lumi e si sente rispondere dall’avvocato Viglione come lui, Gravina e la Figc fossero all’oscuro di tutto). Dopo l’impugnazione (mercoledì scorso), venerdì al pool di legali sono comunque stati trasmessi i documenti sui contratti di Pizzi e Ciampi e l’ordine di servizio. La tesi che probabilmente porteranno avanti i legali – potrebbero anche chiedere un differimento o invocare altre decisioni (ad esempio, non aver potuto svolgere una difesa effettiva perché non in possesso di un’istruttoria completa ed adeguata?) – è innanzitutto quella che la base dell’inchiesta nasce(rebbe) macchiata da un esposto-denuncia falso partito a luglio. Cioè quello del tesserato Aia di Macerata (il 73enne Roberto Patrassi) che ha poi ad agosto disconosciuto testo e firma. Inoltre, che sono presenti una serie di reiterate testimonianze contraddittorie tra loro, contenuti ricostruttivi più volte smentiti dagli stessi testimoni.
Una battaglia nella battaglia. Il giorno del giudizio è arrivato. E, comunque andrà, lascerà sul campo solo una parte come sconfitta: l’associazione italiana arbitra intesa però come quella dei trentatremila associati. Non quella che, divisa da anni tra opposte fazioni, ha ridotto a brandelli una prestigiosa e centenaria storia. Solo per logiche di potere e vil denaro.