Milano – Continua a crescere l’ondata di solidarietà per le famiglie dei ragazzi rimasti feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Raccolte fondi, iniziative delle società sportive, offerte di alloggi: una mobilitazione popolare per cercare di alleviare le sofferenze di mamme e papà impegnati a sostenere la battaglia dei loro figli ricoverati.
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La raccolta fondi promossa dai colleghi di Gabriele Bove, papà di Leonardo, 16 anni, uno degli ustionati più gravi dell’incendio – per il quale è arrivato solo ieri il via libera al trasferimento dall’ospedale di Zurigo, dove era ricoverato dall’1 gennaio – in neanche 48 ore ha superato i 100mila euro.
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Le donazioni su Gofundme 
Leonardo Bove
E basta dare un’occhiata, all’entità delle donazioni per capire quanto la mobilitazione sia popolare. Sulla piattaforma Gofundme, dove la colletta è stata attivata, tra quasi 2mila cittadini che hanno donato, moltissimi in forma anonima hanno messo a disposizione 5 o 10 euro. Tra i donatori che si sono mobilitati per la famiglia Bove c’è anche la conduttrice televisiva Caterina Balivo che ha devoluto 2.000 euro e su Instagram ha spiegato: “Io l’ho appena fatto, Papà Lele ha lavorato con me a Detto Fatto (era in produzione e organizzava tutto il fabbisogno dei tutorial). Suo figlio sta molto male. Se potete donare, anche solo 10 euro, fatelo”. Qualche ora dopo la presentatrice ha poi ringraziato “tutte le persone che sono state generose donando per Lele”.
Le altre due collette 
Kean Kaizer Talingdan
Parallelamente a questa raccolta fondi sono attive altre due collette, una sempre a favore di Leonardo Bove e l’altra per il compagno di classe Kean Kaizer Talingdan, anche lui tra gli ustionati de Le Constellation ma rientrato in patria e ricoverato al Niguarda. Sono state promosse dalle rispettive società sportive, la Franco Scarioni 1925 e l’Enotria, le squadre di calcio milanesi in cui militano Leonardo e Kean.
L’ospitalità
Per Gabriele Bove, costretto a rimanere a Zurigo per stare accanto al figlio (che però oggi è arrivato a Niguarda), si sono mobilitati anche cittadini italiani residenti in Svizzera che hanno offerto ospitalità. E lo stesso ha fatto uno chef che sette anni fa ha aperto un suo locale a Zurigo e che ha voluto rimanere anonimo: “Ho una camera disponibile e avendo un ristorante posso offrire i pasti tutti i giorni”. Offerte che se hanno perso di utilità pratica, visto che Leonardo è stato trasportato nella serata di ieri a Niguarda, dimostrano però vicinanza, umanità e quanto la tragedia di Crans-Montana abbia colpito tutti.
La stessa offerta di ospitalità e calore umano era arrivata all’indomani della strage da Claudia Oggioni, mamma 48enne residente a Niguarda, che aveva messo a disposizione la sua casa vicino all’ospedale per i famigliari dei ragazzi ricoverati. “Il mio messaggio è stato semplicissimo: “Se c’è qualche mamma o qualche papà che ha bisogno di un posto per stare tranquillo, io apro le porte di casa mia. Abito di fronte all’ospedale“.
“Ho pensato a chi arriva da lontano per raggiungere il proprio figlio ricoverato senza probabilmente preoccuparsi troppo di sé stesso e dei propri bisogni. Dopo tante ore in ospedale è facile sentirsi fuori dalla realtà, sempre sotto le luci artificiali, davanti al viavai di medici, sempre in apprensione Entrare in una casa vera, trovando un conforto e un po’ di serenità, può aiutare”. Un messaggio che, in modo diverso hanno fatto proprio migliaia di cittadini.
