«Pensavo fosse Roma invece era Tirana». È il bizzarro film che vivono 220 ragazzi iscritti al semestre filtro ed entrati nella graduatoria nazionale per la facoltà di Medicina pubblicata e da questa assegnati all’università di Roma Tor Vergata, sede di Tirana, in Albania. Lezioni in italiano, titolo italiano, ma corso oltremare a oltre 9mila euro l’anno.
Si tratta di ragazzi e ragazze che, salvo eccezioni. occupano posizioni basse nell’elenco. Significa che sulle tre prove di Chimica, Fisica e Biologia hanno ottenuto la sufficienza in due o, nel 90% dei casi, in una sola materia e il posto che gli è stato attribuito probabilmente non corrispondeva alla loro prima scelta.
Nulla di nuovo, in realtà, sotto il sole: che tra i posti messi a bando quest’anno ci fossero anche i 220 di Tirana (seppur allora ancora in fase di accreditamento) era noto da agosto, pubblicizzati con evidenza e utto il corollario di informazioni per iscriversi sul sito dell’ateneo di Tor Vergata, che con l’università cattolica albanese “Nostra signora del buon consiglio” ha un joint degree in Medicina.
Il nodo della tassazione
«Il tema – scrive lo studio legale Santi Delia – è che non tutti, tra famiglie e studenti, avevano compreso che in questa sede vi sarebbe stata una tassazione diversa da quella italiana statale», che ha dei limiti di legge. La rata, anch’essa in verità pubblicizzata da mesi, ammonta a 9.650 euro l’anno, da versare in unica soluzione al momento dell’iscrizione.
Per gli avvocati la scelta «potrebbe essere illegittima e pregiudizievole per gli studenti che non possono sostenerne i costi». «Per un verso – sostengono – la sede di Tirana ha beneficiato della procedura ministeriale di selezione, non dovendo quindi reclutare i candidati con propri metodi, dichiarando di far parte delle Università statali, partecipando alla graduatoria e all’assegnazione dei posti (a differenza delle altre private che pur ottenendo i posti non partecipano alla divisione con la graduatoria nazionale), per un altro verso ha imposto una tassazione pari a quasi 10mila euro all’anno».
Il caos delle studentesse: “Non avevamo capito fosse in Albania”
Tra i ricorrenti ci sono storie come quella di Gaia Volpe che ha 20 anni e vive a Montella, in provincia di Avellino: «Purtroppo – racconta – nella scelta delle preferenze non mi sono resa conto che la sede fosse Tirana, pensavo si trattasse di Roma Tor Vergata». Ora Gaia ha scelto di rifiutare il posto e fare ricorso per ragioni economiche. «Nonostante la paura di andare all’estero avrei considerato l’idea di trasferirmi in Albania – dice – se non fosse stato per le tasse così alte».
Oppure c’è Rita, mamma di una studentessa 22 anni, che si è laureata a dicembre in Scienze Biologiche a Salerno: «Ci troviamo in una situazione assurda – commenta – mia figlia non si è accorta che si trattava di una sede distaccata di Tor Vergata, anche perché dal bando non risultava in maniera chiara, c’era solo scritto Tirana tra parentesi».
Il rischio dei ricorsi
Ora il rischio è non solo che tutti i 220 confermino la sede assegnata, rinunciando però così al posto e, almeno per quest’anno al sogno di Medicina, ma pure che una parte di loro vadano a ingrossare le file dei ricorrenti.
Già 3mila studenti hanno bussato alle porte degli studi legali Leone-Fell, Bonetti, Delia – professionisti da anni degli esposti – per aderire ai ricorsi individuali e collettivi. Altri 5mila hanno mandato una mail perché sarebbero interessati. Chiedono, anzitutto, che vengano ammessi tutti gli oltre 50mila iscritti al semestre filtro. Parlano di «irregolarità durante le prove», «correzioni non omogenee dei compiti», «regole cambiate in corsa».
La ministra aveva già respinto con forza l’ipotesi di irregolarità di massa: «Sono usciti solo due compiti in due università identificate dopo la fine delle prove, abbiamo accertato che non ci sono state uscite di parole chiave richieste. È diffamante per gli studenti dire che hanno copiato», aveva obiettato.
Ora ci si mette pure il caso Tirana. «Non mi sembra giusto il fatto che le tasse lì siano così alte – commenta Alessia, 22 anni, romana, certa che avrebbe studiato a mezz’ora da casa prima di confessare di aver sbagliato a indicare la sede – Stiamo valutando se fare ricorso».