di
Vera Mantengoli

Gioia all’alba con i rintocchi che hanno «svegliato» tutta la comunità. Il parroco: «Anche una gioia così grande ha bisogno di tempo per essere elaborata»

Le campane a festa della Chiesa di Sant’Antonio al Lido di Venezia hanno iniziato a suonare alle 7 e per 15 minuti non si sono fermate. È stato questo il primo segno di gioia per festeggiare la liberazione del cooperante Alberto Trentini, scarcerato dopo 423 giorni dalla prigione El Rodeo Uno in Venezuela. «L’ho saputo all’alba quando mi è arrivata la prima ansa – racconta don Renato Mazzuia, parroco che è sempre stato vicino alla famiglia – Ho inviato la notizia nelle chat dei fedeli e oggi per noi sarà un giorno di ringraziamento e gioia». 

«Silenzio gioioso»

Quando inizia ad albeggiare e il cielo si tinge di arancione, un gruppetto di giornalisti si raduna vicino alla casa della famiglia dove mamma Armanda e papà Ezio sono ancora chiusi nel silenzio, in attesa di poter concretamente riabbracciare Alberto. L’avvocata di famiglia Alessandra Ballerini ha fatto sapere che prossimamente ci sarà modo di parlare di quanto accaduto. «Oggi è una giornata di silenzio gioioso – prosegue don Renato – Ho sentito la famiglia questa mattina ed erano felici, felici, ma anche una gioia così grande ha bisogno di un po’ di tempo per essere elaborata». Intanto i primi fedeli arrivano per la messa delle 9, dedicata proprio al ringraziamento per la liberazione di Alberto. Le campane cominciano a suonare ancora alle 8.45 e fino alle 9 è un fioccare di rintocchi. Poi, la liturgia sulla speranza e la fede che, nonostante possano vacillare, non bisogna mai perdere. 



















































La famiglia Trentini è conosciuta nella comunità, così Alberto. «Ce lo ricordiamo quando era piccolo e giocava nel campetto con i nostri figli – racconta la signora Luciana La Selva in Bognolo – Alberto è sempre stato un bambino e ragazzo buono e generoso e lo dimostra anche il lavoro che ha scelto». 

I 423 giorni di speranza

Intanto proprio i genitori affidano a un comunicato la loro gioia: «Alberto finalmente è libero. Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni. Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie». Tanti gli striscioni con la scritta Alberto Trentini libero al Lido, a ricordare 423 giorni segnati da speranza e disperazione, quando dopo le tre telefonate ricevute gli spiragli di rivederlo si chiudevano. Oggi, finalmente, la notizia attesa.

Verso le 12.15 Armanda Colusso, la madre di Trentini, è uscita di casa ed è salita a bordo di un’auto  che l’aspettava fuori dal portone insieme a un’altra persona, senza rilasciare dichiarazioni. Davanti al portone all’abitazione del cooperante alcuni amici hanno lasciato un mazzo di fiori.


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12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 12:45)