Prato, 13 gennaio 2026 – L’immagine è inconfondibile e ritrae la coppia più potente del medioevo pratese: Francesco Datini riconoscibile dal ricco ed elegante abito rosso con mantello e copricapo dello stesso colore e sua moglie Margherita contraddistinta dal vestito sobrio e austero della terziaria domenicana. Sono questi particolari ad aver portato l’anno scorso in città, all’Archivio di Stato, un singolare dipinto di Lorenzo di Bicci dal titolo Santo Vescovo in trono con donatori, il cui restauro sarà adesso finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato che per l’intervento ha messo a disposizione circa 20 mila euro. “Grazie alla Fondazione un’altra opera significativa per la storia della nostra comunità sarà restaurata e messa a disposizione di studiosi e pubblico proprio nel luogo dove viene conservata la memoria viva della città attraverso il suo prezioso patrimonio documentario,” mette in evidenza Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. L’intervento è stato condiviso con il direttore dell’Archivio di Stato, Leonardo Meoni, mentre è stato autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e verrà seguito dalle funzionarie Silvia Benassai (storica dell’arte) e Francesca Leolini (restauratrice e conservatrice). La Fondazione ha, per parte sua, affidato la direzione del restauro a Lia Brunori. Il lavoro che attende i restauratori – la pratese Rossella Tesi e il pistoiese Federico Tempesta che si occuperà degli apparati lignei – è impegnativo. Lo stato di conservazione è compromesso da un precedente intervento di restauro molto invasivo, risalente ai primi anni Duemila, che ha interessato prevalentemente la parte destra del dipinto che era andata praticamente perduta. Nelle ampie lacune sono state eseguite estese ridipinture chiaramente visibili all’osservazione diretta. La vicenda storica dell’opera è abbastanza tormentata e le sue caratteristiche sono in parte ancora avvolte dal mistero. Il dipinto è rimasto inedito per secoli ed è comparso per la prima volta nel 2008 su un catalogo della Casa d’aste San Marco di Venezia. Entrato a far parte di una collezione privata del Veneto, nel 2013 la direzione regionale del Mibact ne ha dichiarato “il rilevante interesse culturale”, sottoponendolo quindi a vincolo. La proprietà, successivamente, ha preferito procedere con un accordo a sconto del pagamento delle tasse di successione: l’opera è stata così consegnata al Ministero dei Beni culturali che, proprio per la presenza di Francesco e Margherita Datini nell’evidente ruolo di committenti, ha deciso di destinarla all’Archivio di Stato di Prato, che ha sede nel palazzo che fu la loro casa e custodisce il loro prezioso archivio..Secondo lo storico dell’arte Angelo Tartuferi, specialista del periodo e studioso dell’autore, si tratta di uno dei più importanti e prestigiosi lavori di Lorenzo di Bicci “per l’accento neogiottesco dell’insieme”, databile verso la fine del XIV secolo, negli anni della prima maturità del pittore. Ma chi è il Santo Vescovo del dipinto? Gli storici dell’arte, per la mancanza di particolari specifici, hanno fatto diverse ipotesi senza individuare quella definitiva. Si è parlato di San Donato, di San Zanobi e anche di San Niccolò. Dal restauro forse emergeranno altri elementi che consentiranno di sciogliere il mistero. La centralità della figura seduta sul trono, la monumentalità dell’impianto compositivo, la presenza dei due donatori, le stesse grandi dimensioni della tavola (232 cm per 217) suggeriscono la collocazione dell’opera su un altare dedicato al Santo e, forse, l’appartenenza ad un polittico di cui la tavola potrebbe essere la parte centrale..La presenza di Francesco di Marco Datini insieme alla moglie Margherita è documentata anche in altre opere: la tavola di Niccolò di Pietro Gerini conservata a Roma ai Musei Capitolini dove troviamo il mercante, la moglie e la figlia Ginevra inginocchiati davanti a una rappresentazione della Trinità, e il Tabernacolo della Madonna del Romito, dipinto dai fratelli Pietro ed Antonio di Miniato tra il 1418 ed il 1423.