di
Dario Sautto
L’omicidio il 7 aprile 2013, ad Aversa, durante una violenta lite tra giovanissimi, tutti minorenni. Oggi la sentenza in Corte d’Assise d’Appello
L’omicidio del 13enne Emanuele Di Caterino fu legittima difesa: è stato assolto dopo tredici anni l’unico imputato. La madre della vittima urla «vergogna» contro giudici e avvocato. Si è chiuso poco fa, dinanzi ai giudici della quarta sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, il nuovo processo di secondo nei confronti di un 29enne, accusato di aver accoltellato alle spalle l’adolescente ucciso il 7 aprile 2013, ad Aversa, durante una violenta lite tra giovanissimi, tutti minorenni. Dopo il nuovo ritorno dalla Cassazione, che aveva annullato con rinvio la condanna a otto anni di reclusione per il 29enne, in sede di requisitoria il sostituto procuratore generale Valter Brunetti ha chiesto l’assoluzione dell’unico imputato, ritenendo che avesse accoltellato Di Caterino solo per difendersi. Tesi contestata dai legali della famiglia, ma condivisa dai giudici.
«Vergognatevi, avete assolto un assassino», ha urlato Amalia Iorio, madre di Emanuele Di Caterino, con le lacrime agli occhi. «Non siamo d’accordo con la sentenza – ha dichiarato l’avvocato Maurizio Zuccaro, legale della famiglia – aspettiamo le motivazioni e valuteremo cosa fare. La nostra ricostruzione si basa sull’autopsia che dava una disamina diversa da quella del procuratore generale. Emanuele è stato colpito alle spalle e l’imputato non si stava difendendo. Emanuele era un ragazzino normale mentre l’imputato è uscito con un coltello addosso. Oggi esce sconfitta la giustizia».
«C’è indubbiamente soddisfazione per il riconoscimento della fondatezza della nostra tesi giuridica – ha commentato l’avvocato Giuseppe Della Monica, difensore del 29enne – tesi sostenuta in quattro gradi di giudizio. Resta, tuttavia, una sentenza per la quale non si può gioire, una sentenza che chiude una vicenda giudiziaria dolorosa, in relazione alla quale occorre avere grande e sincero rispetto per il dolore patito della famiglia di Emanuele. Soddisfazione solo sotto il profilo giudico, ma umanamente non mi fa gioire. Comprendo anche la tensione a fine udienza e nutro profonda comprensione per la mamma che ha perso un figlio in tenerissima età. Le sentenze servono a riconoscere o meno delle tesi giuridiche, non certo a lenire questo tipo di dolore».
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13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 17:58)
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